Amuri di Gruppo Elettrogeno: libertà scalciante

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ph Margherita Caprilli

 

Da oltre vent’anni (è stato fondato nel ‘99, a Bologna) Gruppo Elettrogeno usa il teatro, e sovente lo deborda.

Con e per.

Con e per persone che eccedono la norma, biograficamente o organicamente.

Con e per spettatori che abbiano disponibilità a delocarsi, pratica salutare sempre più in disuso.

Con e per riferimenti e referenti altri e alti.

Per far questo Gruppo Elettrogeno mette in campo azioni e progetti divergenti, che interrogano le categorie con cui di consueto inquadriamo la realtà che attraversiamo e che ci attraversa; anche, ma non solo, quella stramba della scena.

Amuri: plurale fenomenologicamente appropriato e dialetticamente accogliente, è il più recente esito pubblico del progetto I Fiori Blu: musicateatro «percorso interdisciplinare di formazione musicale e teatrale, rivolto a persone che eseguono o hanno concluso da tempo una Misura Alternativa alla Detenzione o alla pena, a operatori dell’ambito socio-educativo, loro familiari e amici, a persone con disabilità, studenti, musicisti, performer e a persone interessate», come si legge nei materiali informativi.

Un grande aperto, un campo largo di azione e soprattutto relazione.

Le relazioni (plurale d’obbligo, ancora) sembrano essere prerequisito e al contempo finalità di un percorso che potrebbe (dovrebbe?) essere letto con strumenti sociologici, forse finanche antropologici, prima e più che meramente teatrali.

È una consistenza pienamente umana, quella che si offre allo sguardo delle decine di spettatori (meglio: testimoni), stretti attorno a uno spazio a forma di cuore abitato con feroce spregiudicatezza da alcune decine di performer, termine qui usato nell’accezione efficacemente sintetizzata da Patrice Pavis nel suo Dizionario del teatro: «Il performer è colui che parla e agisce a suo nome (come artista e persona), rivolgendosi al pubblico in tale veste, mentre l’attore rappresenta il proprio personaggio e finge di non sapere di essere un attore di teatro. Il performer realizza una messa in scena del proprio io, mentre l’attore recita la parte di un altro».

 

ph Margherita Caprilli

 

Performer che scalciano e gridano, anche e soprattutto quando immobili e muti, per invocare (e affermare, e pretendere) la propria libertà, parola-mondo che qui si incarna nell’inaudito coraggio dell’offrirsi allo sguardo del pubblico nella propria irriducibile specificità con la forza di un fatto, si potrebbe dire con Deleuze.

Alto e basso senza posa si agitano in scena, la filosofia antica va a braccetto con la musica dance: ci vuole coraggio. Meglio: ci vuole una visione.

E la regista, Martina Palmieri, di lucide visioni certo abbonda.

Amuri rende al teatro la sua identità etimologica: è luogo di sguardi e, appunto, visioni.

I molti/molto umani che danno carne a questi amuri sembrano non curarsi delle sbavature, delle reiterazioni, dei cliché ostesi e non sempre lavorati fino a farli divenire segno peculiare: si sta in un altrove ben altrimenti pressante, e scalciante, qui, in barba alle eventuali paturnie o pignolerie di e da addetti ai lavori.

È grande teatro, Amuri?

Probabilmente no.

La storia dell’arte, si sa, è innanzi tutto storia della lingua e delle sue chirurgiche rivoluzioni. Questo spettacolo-contenitore mira altrove.

È un progetto di rivoluzione umana, come dico i buddisti?

Sì.

 

ph Margherita Caprilli

 

Un fare che è riuscito a riunire molto mondo, attorno a sé.

Per questo, con fiducia fenomenologica, concludiamo queste poche righe riportando i molti nomi di chi ha reso possibile dal basso tale visionaria avventura: sfidiamo molti esponenti del teatro-teatro, a saper fare altrettanto.

Regia Amuri e coordinamento percorso teatrale: Martina Palmieri – Gruppo Elettrogeno

Coordinamento percorso musicale: Sebastiano Scollo e Angela Albanese

Parole di: Martina Palmieri, guide e partecipanti al laboratorio di teatro

Arrangiamenti e musiche: Angela Albanese, Sebastiano Scollo e Pier Paolo Scattolin

Trattamento sonoro e live mixing: Gino Generoso Pierascenzi

Direzione Coro Euridice : Pier Paolo Scattolin

Direzione Coro Euridicìnni: Angela Troilo

Direzione Coro Voci Bianche della Scuola di musica G. Capitanio di Ozzano dell’Emilia: Margherita Colombini

Guide teatrali Gruppo Elettrogeno: Mariolina Borioni, Lucio Coluccia, Marilena Lodi, Fabio Martini, Zed Miscea, Elisa Ruffo, Angela Zini

Guide musicali laboratorio di musica: Candace Smith, Costantino Piantoni e Fabio Tricomi

Cura e supporto organizzativo: Valeria Pari

Progetto grafico: Vittoria Pasca Raymondi

Scatti & Post-produzione: Margherita Caprilli

Musicistə e attorə in scena:

Angela Albanese, Nicole Benvenuto, Silvia Burbassi, Mariolina Borioni, Sabrina Catter, Kaika Cau, Diego Centinaro, Giulia Colombini, Margherita Colombini, Lucio Coluccia, Adriana Coppolino, Adriano De Blasi, Patrizia De Feudis, Camilo De la Cruz, Stefano Fanton, Stefania Gallusi, Silvia Gandolfi, Pietro Giunta, Silvia Guberti, Bing Hu, Rosita Ippolito, Gennaro Iorio, Issam Laou, Marilena Lodi, Fabio Martini, Gianmario Merizzi, Andrea Mezzetti, Zed Miscea, Costantino Piantoni, Gino Generoso Pierascenzi, Barbara Tosca Rodi, Caterina Romano, Elisa Ruffo, Roberto Salario, Candace Smith, Sebastiano Scollo, Mimmo Suriano, Fabio Tricomi, Alessandro Urso, Tatiana Vitali, Angela Zini, Coro Euridice, Coro Euridicìnni, Coro Voci Bianche della Scuola di musica G. Capitanio di Ozzano dell’Emilia.

Il progetto I Fiori Blu è realizzato in collaborazione con:

U.I.E.P.E. Bologna (Ufficio Interdistrettuale Esecuzione Penale Esterna) D.G.M.C. – Ministero della Giustizia, Ufficio Garante per i Diritti delle persone private della Libertà personale del Comune di Bologna, IC 7 Scuola primaria Scandellara di Bologna. Associazione Centro Documentazione Handicap e Cooperativa Accaparlante, Istituto dei ciechi F. Cavazza di Bologna, UICI Sezione territoriale di Bologna, Cefal ER Soc. Coop., Kilowatt Soc. Coop, AtelierSi, Visual-Lab, Radio Fujiko, Neu Radio, Radio Oltre, Società Corale Euridice, Associazione Orfeonica di Broccaindosso e Labas.

Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna

Il progetto fa parte della rassegna Notti Orfeoniche, sostenuta da Comune di Bologna nell’ambito di Bologna Estate.

E tutto questo è già più di tanto.

 

ph Margherita Caprilli

 

PS nota dissonante, che ci sembra doveroso, ancorché antipatico, evidenziare: come troppo spesso accade nelle forme di condivisione di quello che genericamente vien definito teatro sociale, una sequela di applausi ha puntellato tutte le scene che compongono questa lunga ostensione.

Il rischio reale è che non si considerino i performer per la funzione artistica che in quel momento scelgono di assolvere, ma solo come ragazzi bisognosi (sigh) meritevoli di applausi dal suono reiteratamente incoraggiante, caritatevole o, peggio, auto-assolvente, là dove solo un rispettoso silenzio, forse, renderebbe giustizia allo sfrontato coraggio di quel darsi a e in un rito laico, antico e feroce quale è il teatro.

D’altronde decenni di mortifera e mortificante TV del dolore qualche nefasto effetto devono pur averlo ottenuto.

«Una cosa è contenta d’essere guardata dalle altre cose solo quando è convinta di significare se stessa e nient’altro, in mezzo alle cose che significano se stesse e nient’altro» scriveva Calvino in Palomar, nel 1983.

C’è bisogno di una grande rivoluzione umana.

Sì.

 

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