Totem, Festival di arte e comunità. Intervista a Natasha Czertok

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Stalker Teatro

 

Totem Scene Urbane è il «Festival di arte e comunità» promosso e organizzato da Teatro Nucleo, che dal 9 al 13 settembre si svolgerà a Pontelagoscuro, nella zona nord di Ferrara.

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Festival di arte e comunità, dite. Quale noi è possibile nella vostra peculiare realtà, oggi? E come l’arte l’aiuta a esistere?

Abbiamo inventato il festival nel 2012, come tentativo di mettere in contatto, intrecciare esperienze artistiche tra loro diverse, generazioni, diverse, linguaggi diversi. La ricchezza sta lì, nella diversità nella scoperta di cose che non sapevi esistessero o che non ti aspettavi. Era un momento di riflessione profonda sul nostro stare a Pontelagoscuro, un paese raso al suolo durante la seconda guerra mondiale e ricostruito in modo approssimativo e frettoloso, lasciando vuoti e ferite nel territorio e nella comunità che lo abitava. Il luogo in cui si esercita un’azione culturale non può non caratterizzarla. Avevamo organizzato il convegno Teatro e Comunità e incontrato e dato voce a importanti esperienze di teatro comunitario e “teatro sociale” anche a livello internazionale (come ad esempio il teatro comunitario del quartiere La Boca di Buenos Aires), spaziando tra teatro comunitario e teatro per la salute mentale. In quegli anni eravamo impegnati nel progetto di teatro comunitario di Pontelagoscuro, che vedeva la partecipazione di circa 80 cittadini del paese di tutte le età, un’esperienza forte, che si poneva in continuità con il lavoro che Teatro Nucleo svolge da sempre a partire dalle esperienze di animazione culturale e manicomiale in Argentina negli anni 70. Sentivamo il bisogno di calare quell’esperienza in un contesto più ampio, che comprendesse altri linguaggi ed esperienze. Nasce così il desiderio di aprire il teatro a residenze artistiche e momenti di festa che fossero anche occasione di riflessione sul senso del teatro e dell’arte. Forse non è l’arte che aiuta ad esistere, è l’esistenza, la vita a nutrire l’arte e le permette di esistere, di andare in scena, di esprimere la propria forza, e di dare un senso al “noi”.

 

Natasha Czertok – ph Valentina Benedetto

 

Quali sintonie e quali differenze vi sono tra il lavoro teatrale che praticate e ciò che proporrete al Festival di quest’anno?

In questa decima edizione abbiamo voluto un programma che ci rappresentasse, in cui poterci riconoscere pur senza specchiarci. Penso ad esempio a TeatrIngestazione, la Compagnia che sta facendo la residenza artistica in questi giorni e che presenterà l’esito il 12 settembre. La loro ricerca dal titolo Chorea Vacui, a cavallo tra teatro e performance, si muove in una direzione apparentemente molto lontana da noi, che abbiamo sempre al centro il corpo dell’attore e dell’attrice. “L’occhio, privato di ogni riferimento nello spazio scenico, di fronte alla vertigine del vuoto, affonda nella propria orbita, la vista si ritrae e l’immagine evocata appare. Si ha l’impressione di accadere nella misurazione del mondo, se posso dire io sono qui. Tutto il resto è vuoto”: troviamo questa loro riflessione sul vuoto e sulla trasformazione dello spazio attraverso l’immaginario estremamente interessante e vicina alla nostra pratica artistica. Penso anche a Stalker Teatro che fa un lavoro molto diverso dal nostro dal punto di vista del linguaggio e dell’estetica ma l’obiettivo è sempre quello del coinvolgimento, della vicinanza col pubblico (con un’estrema cura per i dettagli) o ad Animali Celesti Teatro d’Arte Civile, che risulta molto lontano da noi a prima vista, ma a ben guardare le radici artaudiane, la ricerca sulle emozioni, la valorizzazione della diversità sono elementi che ci accomunano.

Da sempre il vostro fare è debordante: accade anche fuori dagli spazi teatrali convenzionali, si rivolge soprattutto a spettatori non abituali, ibrida diversi linguaggi. Cosa non basta, del “teatro nei teatri”?

Non credo che la questione sia dove si fa il teatro ma il perché, cosa lo muove. Non rifuggiamo il “teatro nei teatri”, anzi. Piace anche a noi qualche volta salire sul comodo palco attrezzato di un teatro con tecnici e macchinisti a disposizione, ma la verità è che quelle volte non possiamo non sentire un vuoto tra noi e il pubblico, e questo ci porta a “debordare” anche lì: a cercare gli occhi degli spettatori, a cercare quella vicinanza che altrove è più semplice. Semplice, non facile. Semplice per l’immediatezza dell’incontro, quando questo avviene, ma difficile per il meccanismo di fiducia che non è immediato: all’aperto, o in uno spazio altro devo conquistare l’attenzione, laddove nel teatro questa è data per scontata.

 

AntagonTheaterAktion

 

A tal proposito: numerosi soggetti non teatrali saranno protagonisti della programmazione di Totem 2022: ce li presenti?

Certo! Iniziamo da venerdì 9 settembre, quando partirà il laboratorio di flamenco, parte della residenza artistica delle sevigliane Inma La Carbonera e Ana Salazar, cantaoras e bailaoras profonde conoscitrici di questo linguaggio arcaico ed estremamente interessante, che si intreccia con la storia dei gitani, ai quali sarà dedicata anche la mostra d’arte rom e sinti organizzata da Morena Shirin, artista rom che vive a Ferrara.

Venerdì 9 avrà luogo anche Animato Concerto, concerto dal vivo del violoncellista Andrea Rellini con la proiezione di animazioni di Giada Fuccelli. Abbiamo conosciuto Giada diversi anni fa, quando collaborò con noi come illustratrice creando le immagini per il racconto del festival Totem. Il progetto che ci ha proposto ci è sembrato splendido nella sua semplicità.  La collaborazione fra i due artisti nasce dal comune interesse per la danza contemporanea per poi giungere, dopo applicazioni di vario tipo, alla pura unione di suono e immagine. La musica di Andrea contiene spesso una certa narratività che ben si presta al reciproco scambio con l’immagine in movimento di Giada.

Proietteremo il cortometraggio Casa Occupata del giovane regista ferrarese Matteo Angelini, ispirato al racconto di Julio Cortazar

Avremo anche le presentazioni di due libri in dialogo con Simone Pacini (fattiditeatro): Avere una musa di fuoco di Piero Somaglino (il 10 settembre) e MOR, graphic novel di Sara Garagnani (11 settembre).

Sabato 10 settembre alle ore 17 ospiteremo il laboratorio di musica rap per bambin* e ragazz* a cura del rapper AnemaLonga. Tema comune dei testi prodotti saranno il rispetto per tutte le diversità e l’integrazione culturale per riflettere su come l’arte possa dare voce a chi non ne ha o non può averne.

Sono molte le iniziative dedicate a bambin*: domenica 11 avremo Elisa Galeati con il Kamishibai, traducibile come “spettacolo teatrale di carta”, una forma di narrazione che ha avuto origine nei templi buddisti nel Giappone del XII secolo, dove i monaci utilizzavano gli emakimono per narrare a un pubblico, principalmente analfabeta, storie dotate di insegnamenti morali; sabato e domenica avremo inoltre l’Inventa fumetti di Marta Besantini.

Abbiamo dedicato molto spazio alla musica: oltre al già citato AnemaLonga, che farà anche un concerto sabato 10, è in programma sempre il sabato alle 22 il dj Nostromo Bonelli. Saranno con noi anche la Bologna Bridge Band (domenica 11 settembre alle ore 22.30), brass band che prende ispirazione dalla ricca tradizione musicale di New Orleans e chiuderemo in bellezza martedì 13 settembre con la stupefacente “one woman band” Elli de Mon.

 

Teatro dei Venti, Pentesilea

 

Parlando di spettacoli, invece: secondo quali principi etici e/o estetici avete selezionato quelli da presentare quest’anno?

In primo luogo la Poesia, quel moto del cuore che tutto muove e che spesso cela, o si accompagna, alla sofferenza, all’inquietudine di vivere, alla follia (penso a Dino Campana raccontato con maestria da Franco Acquaviva del Teatro delle Selve, al Canto d’Amore alla Follia di Alessandro Garzella ma anche al delicato e profondo lavoro svolto dal Collettivo Elevator Bunker che sarà presente a Totem con un laboratorio e a Incontri. 14 passi nelle scritture di Stalker Teatro, che muove da alcuni brani dell’Antico Testamento). La poesia è in realtà un filo che attraversa tutti gli spettacoli presenti al festival, come Melchiorre ed Euridice del Centro IAC di Matera che con questo spettacolo affronta in modo comico e amaro il tema della diversità, una riflessione sulla vicinanza tra gli uomini e tra le razze che vede l’uomo accanto all’animale, parte di un’unica terra da condividere, e lo fa con un linguaggio pensato per parlare anche ai bambini, utilizzando pochi semplici oggetti e giochi di ombre. Penso agli Orti Insorti di Elena Guerrini, che nel suo rievocare la vita dei mezzadri in Maremma si riferisce spesso a Pasolini: “Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini, tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l ́industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita”.

Abbiamo invitato gli amici di DrammaTeatro, che ci hanno proposto un monologo ispirato a un racconto di Stefano Benni, Vecchiaccia, interpretato dalla giovanissima Rebecca di Rienzo, attraverso il quale affronta il dramma di una donna che giace immobile in una stanza buia e ricorda la vitalità e la bellezza della gioventù e lo fa sempre con lo stile comico di Benni… Ci colpisce sempre la capacità del regista Di Scanno di trattare tematiche così forti con una recitazione fortemente emotiva ma mai eccessiva, e mi porta a tirare un altro filo che contraddistingue gli spettacoli scelti quest’anno, e forse tutti gli anni: il desiderio di riflettere insieme al pubblico, di incontrarsi attraverso le emozioni dei personaggi per ragionare – col cuore e non tanto o solo tramite la razionalità – su temi importanti del nostro tempo. Vedremo trampolieri evocare l’ombra della guerra mentre si innamorano l’uno dell’altra (lo storico Pentesilea del Teatro dei Venti) , vedremo tre donne (interpretate da attori uomini) attendere stancamente l’incontro con i detenuti presso il carcere di Poggio Reale (Il Colloquio del Collettivo Lunazione, Premio Scenario Periferie 2019 , Premio Fersen alla regia 2021), incontreremo una molteplicità di personaggi shakespeariani nel Rituale delle libertà di Abraxa Teatro e cornici monumentali che evocano gli schemi sociali della nostra società nel grande spettacolo per spazi aperti Frame Games di Antagon Theater Aktion, celebre Compagnia tedesca che presenterà questo spettacolo lunedì 12 e martedì 13 settembre.

 

Teatro Julio Cortàzar – ph Pietro Marino

 

Nel 2022 Totem compie dieci anni. Puoi nominare una soddisfazione e una sorpresa, nel cammino fatto fin qui?

Beh, sicuramente sono soddisfatta di essere arrivata alla decima edizione, non era una cosa scontata. Sono soddisfatta della crescita di pubblico che c’è stata negli ultimi anni, che è stata anche una bella sorpresa (soprattutto nel 2020, quando dovevamo misurare la febbre a tutti coloro che entravano nel parco, e c’era sempre la fila).

E un desiderio per le edizioni a venire?

Se avremo la forza, le economie e l’energia necessarie per organizzare anche le prossime edizioni desidero una partecipazione maggiore della “comunità di teatranti”, che tende a frequentare molto gli stessi festival tutti gli anni ed è poco curiosa degli strani animali come noi. Senza sapere cosa si perde.

 

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