Gianluca Morozzi e il suo Il libraio innamorato

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Due librai, due scrittori, due lettori. Sei personaggi in cerca d’autore… No, loro l’autore l’hanno già trovato: si chiama Gianluca Morozzi e loro sono i protagonisti del suo nuovo Il libraio innamorato. Se a questi già citati si aggiungono anche un paio di editori, un agente letterario e qualche altro personaggio minore, ecco che lentamente emerge il ritratto della filiera editoriale. Ma si tratta di un ritratto bizzarro, divertente, paradossale. E che soprattutto parte dal basso, da noi lettori, dalle nostre abitudini, manie, stravaganze.

Come è nata l’ispirazione per questo nuovo libro?

“L’ispirazione è nata ascoltando alcuni amici e amiche che lavorano in libreria. Ho raccolto alcuni dei loro clienti più assurdi, con i comportamenti più maniacali, insensati, incomprensibili. Qualcuno è esattamente così come me lo hanno raccontato, altri li ho un po’ estremizzati e ho cercato di spiegarli, seppur in maniera spesso paradossale. I lettori sono un mondo a parte: a volte alcuni sono veramente incomprensibili, hanno dei comportamenti proprio strani. È stato molto divertente giocarci sopra. La struttura con i vari personaggi che si intrecciano intorno al mondo dei libri, tra chi li vende e chi li scrive, è nata in un secondo momento”.

È dunque dai personaggi che è nata poi tutta la storia…

“Sì, intorno a questa idea di base, che era giocare sulle clientele strane, ho strutturato una storia, cercando di pensare a quali personaggi potevo usare. E allora ho ideato due librai, due scrittori e due clienti bizzarri. Alessio, proprietario della libreria Camere Separate, si è innamorato della libraia del ghetto ebraico, con la quale si incontra periodicamente in diverse antiche osterie, per raccontarsi gli aneddoti più strani. Attorno a loro ci sono personaggi diversi. C’è lo scrittore che ha fondato il suo successo su 10 romanzi, scritti tutti negli anni Novanta quando era ispiratissimo, ma che da quando ha iniziato a pubblicare ha perso completamente la vena creativa. C’è poi la scrittrice erotica che, una volta esaurita la moda dei romanzi che mischiano erotismo e sesso tantrico, cerca modi alternativi per farsi mantenere. E poi ci sono i due clienti strani. Tutti questi si intrecceranno in un meeting finale”.

Un altro personaggio è il narratore stesso, che parla direttamente al lettore. Perché ha scelto questa particolare voce per raccontare la storia?

“Sì, c’è un narratore misterioso che sa tutto di tutti. È onnisciente, ma appare come una persona informata dei fatti. Alla fine si capirà chi è e perché sa le cose che sa. Quando devi trovare un modo per raccontare una storia, devi trovare una voce che la racconta. A volte il narratore onnisciente funziona molto bene, altre volte funziona il punto di vista, a volte la prima persona. A volte mi piace molto che si tratti di una persona informata dei fatti, uno che sa le cose, è al di fuori della storia, ma la conosce e la racconta in un certo modo, con un po’ di confidenza con il lettore. È una voce che ti entra in testa mentre leggi. L’ho un po’ studiata perché funzionava bene. Un lettore catturato si sente più partecipe della vicenda, si sente tirato dentro”.

Nel romanzo cita numerosi titoli di film, libri, canzoni. Da dove deriva questa necessità di fare continui riferimenti culturali?

“Parlando di librai, scrittori e lettori chiaramente aiuta. Quando ho scritto romanzi legati alla musica mi legavo di più ai dischi, alle canzoni, ai gruppi. Mentre in questo caso, visto che stiamo parlando di gente che gira attorno al mondo dei libri, era più scontato citare libri quindi opere, autori e autrici, alcuni veri e alcuni inventati. Tutto il romanzo gira intorno ai libri in qualche modo”.

Non c’è anche l’intento di fornire dei suggerimenti al lettore?

“Io sono molto contento quando mi dicono che hanno trovato qualche suggerimento interessante. Io stesso quando lessi Jack Frusciante è uscito dal gruppo [di Enrico Brizzi, ndr] scoprii alcuni autori e alcuni gruppi che non conoscevo e che ho molto amato dopo. Perciò sono molto contento se posso dare delle indicazioni. Poi è chiaro, se cito Anna Karenina non sto suggerendo nulla, però Paolo Nori o Giorgio Scerbanenco magari li faccio conoscere. Questo è un piacere per me. Sono molto contento se mi dicono che hanno scoperto quel libro leggendo il mo romanzo. Io amo far conoscere cose nuove ai miei lettori”.

L’altra cosa che fa conoscere e amare attraverso questo romanzo è Bologna…

“Bologna è molto comoda e pratica. Ho scritto romanzi molto diversi nel corso della mia carriera, di generi molto diversi, e tutte le differenti caratteristiche richieste stanno bene in un qualche angolo di Bologna. In questo caso ho inserito un po’ di osterie, alcune vere alcune inventate, che sono il luogo di incontro tra i librai, immerse nelle viuzze della città. Poi c’è il ghetto ebraico, la casa-museo del pittore Giorgio Morandi… Le due librerie indipendenti sono inventate, ma molto verosimili. Ho visto molte librerie indipendenti a Bologna e in giro per l’Italia e ho creato le mie ricordando alcuni posti. Mi piace quando qualcuno mi dice che è venuto a Bologna dopo aver letto il mio libro per vedere le strade che ho citato. È successo molte volte in questi anni, per cui sono un po’ turistico in questo senso. Sono contento quando i lettori scoprono cose della mia città che prima non conoscevano tanto”.

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