Visto da noi: servomutoTeatro a Hystrio Festival

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Si è tenuta da 15 a 19 settembre, sui palchi del Teatro Elfo Puccini di Milano la prima edizione di Hystrio Festival, nuovo progetto interamente dedicato alla giovane scena italiana (la cosiddetta under 35). Il progetto si aggiunge come ulteriore tassello alla pluridecennale attività della rivista Hystrio e del suo Premio, da sempre improntato alla scoperta di nuovi talenti in ambito teatrale.

Come illustrato dalla direttrice artistica, Claudia Cannella, “Ci abbiamo a lungo pensato. E ancor più a lungo lo abbiamo sognato. A quel punto non restava che farlo. Il Premio Hystrio cambia pelle e si trasforma in Hystrio Festival. In realtà una trasformazione naturale. Il Premio, infatti, aveva assunto negli anni la fisionomia di una micro rassegna dedicata alla creatività giovanile. Si trattava “solo” di fare un passo in più. Ovvero, forti della nostra trentennale esperienza di scouting, creare una vetrina dove poter mostrare le eccellenze emergenti della scena nazionale – giovani compagnie, attori e drammaturghi – con l’ambizione di diventare, nel tempo, un punto di riferimento per pubblico e operatori”.

Sei gli spettacoli in programma, quattro letture sceniche curate da Tindaro Granata per Situazione Drammatica nell’ambito del progetto Il copione per la promozione della drammaturgia contemporanea (iniziativa che ha riscosso  grande successo nella scorsa stagione del Teatro Carcano di Milano) e, infine, le fasi finali del Premio Hystrio 2022: le audizioni dei 40 attori under 30 finalisti del Premio Hystrio alla Vocazione e la mise en espace del testo vincitore del Premio Hystrio-Scritture di Scena 2022 (Paesaggio estivo con allocco che ascolta di Matteo Caniglia).

Due gli spettacoli che vogliamo raccontare: in questo articolo Non un’opera buona di servomutoTeatro e, in uno scritto che pubblicheremo nei prossimi giorni, La gloria di Fabrizio Sinisi. Due spettacoli ispirati a delle figure storiche tremendamente ingombranti: Martin Lutero e Adolf Hitler.

15 settembre – Non un’opera buona di servomutoTeatro

Lutero, prefigurazione dell’uomo moderno, ha incarnato tutte le forme di squilibrio:
un Pascal e un Hitler convivevano dentro di lui.

[Emil Cioran, Sillogismi dell’amarezza]

Ed è davvero un Lutero fortemente moderno, quello che servomutoTeatro prova a raccontare, nella convinzione che – leggiamo nelle note di regia – “la vicenda di Lutero, a oltre cinquecento anni dall’affissione delle tesi, ci permette di intavolare, attraverso una vicenda storica, un discorso sulle responsabilità individuali incredibilmente attuale”.

Michele Segreto, drammaturgo e regista di questo spettacolo vincitore della V edizione dei Teatri del Sacro e del bando NEXT 2019/2020 – Regione Lombardia, si è voluto occupare soprattutto del volto umano, profondamente ma coerentemente contradditorio del grande riformatore/eretico tedesco.

Un Lutero così vicino a noi, cosi contemporaneo da presentarsi disinvoltamente in jeans e t-shirt.

Del resto, la cifra stilistica della messa in scena sta sotto il segno del minimalismo più rigoroso (niente scenografie, solo un baule e qualche sedia) e della contaminazione ricercata con il linguaggio audiovisivo: gli attori recitano brandendo il microfono, le scene sono puntellate da proiezioni video ad alta velocità, il mixer audio è bene in vista e viene adoperato per distorcere “diabolicamente” la voce nell’esilarante monologo/show delle indulgenze.

(Non) un’opera teatrale, ma un patchwork di scene che ci fanno andare avanti e indietro lungo alcuni momenti cruciali della biografia dell’ex monaco agostiniano, a partire dalla chiamata religiosa e dalla leggenda dell’affissione delle 95 tesi sulla porta della cappella del castello di Wittenberg, alla vigilia della festa di Ognissanti, nel 1517.

Accanto a lui troviamo altri protagonisti di quelle lontane vicende che hanno plasmato il volto dell’Europa per come la conosciamo ancora oggi, dilaniata tra desideri di unità e spinte centrifughe, organismo ormai agonizzante e pur sempre rigurgitante “nuove” ribellioni, fanatismi, razzismi e altri inutili -ismi.

Ritroviamo così il grande umanista Filippo Melantone, il più stretto collaboratore di Lutero, a suo fianco nella traduzione della Bibbia in tedesco, papa Paolo III, l’imperatore Carlo V e il predicatore domenicano Johann Tetzel, artefice del famigerato traffico di indulgenze; c’è poi la monaca Katharina von Bora, futura sposa del padre della Riforma, la quale, spronata da quell’ubriacone di un Lutero comincia a intonare le celebri note di Anyone Who Knows What Love Is (Will Understand), creando un quadro dal forte effetto comico.

L’intento di questa lettura della storia di Lutero è precisamente quello di creare un ponte con l’attualità più stringente a partire dal concetto di ribellione, invitando a meditare sulle conseguenze politiche, sociali ed ecologiche della rivolta ma anche sugli effetti della scelta di segno opposto: quella di accettare passivamente il flusso degli eventi. Conformismo e anticonformismo.

Fanatismo e conformismo? Perché bisogna essere dei fanatici per credere (ancora) di poter cambiare il mondo.

Bisogna crederci contro l’evidenza. Contro tutti. Pensare contro. Agire contro.

La velocissima carrellata video di volti ormai “cult” della contestazione, passando per Che Guevara, Martin Luther King, Malcom X, l’intifada palestinese e arrivando fatidicamente a Greta Thunberg, accompagnata dai suoni martellanti della musica elettronica, provoca una sensazione di indigestione e di forte estraniamento.

D’altronde, la storia si ripete sempre. Historia non est magistra vitae.

Martin Lutero, il campione del libero pensiero, Martin Lutero il grande ribelle è lo stesso Martin Lutero che vide nelle rivolte dei contadini “orribili peccati contro Dio e contro gli uomini”, meritevoli pertanto di essere soffocate nel sangue.

E allora sarà bene tornare ancora una volta a un maestro del disincanto come Cioran che giustamente ammoniva dalle pagine del suo Sommario di decomposizione: “Non c’è forma di intolleranza, di intransigenza ideologica o di proselitismo che non riveli il fondo bestiale dell’entusiasmo. Perda l’uomo la propria facoltà di indifferenza: diverrà virtualmente assassino; trasformi la sua idea in dio: le conseguenze saranno incalcolabili. Non si uccide se non in nome di un dio o delle sue contraffazioni: gli eccessi suscitati dalla dea Ragione, dall’idea di nazione, di classe o di razza sono affini a quelli dell’Inquisizione o della Riforma. Le epoche di fervore eccellono in imprese sanguinarie: santa Teresa non poteva che essere contemporanea degli autodafé, e Lutero dei massacri dei contadini”.

Un’opera buona è davvero buona in assoluto? E come potrebbe se l’essere umano è ontologicamente scisso tra il bene e il male? Lo stesso Lutero affermava: “In questa vita non saremo mai così puri da compiere un’opera buona senza compiervi insieme anche un peccato”.

Non un’opera buona, dunque.

 

di servomutoTeatro | drammaturgia e regia di Michele Segreto | con Roberto Marinelli, Michele Mariniello, Marco Rizzo, Camilla Violante Scheller | costumi Alessandra Faienza | disegno luci Martino Minzoni | produzione servomutoTeatro – con il sostegno di Federgat

 

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La si può sempre trovare a caccia di qualche delirio. Amante della forma breve e del silenzio – tratti inspiegabilmente e costantemente inficiati da una delittuosa prolissità, ha partorito aforismi che sono stati curiosamente raccolti in alcuni volumetti. Si esprime in diversi idiomi ma molto spesso sceglie di tacere. Negli anni ha rivolto un’appassionata attenzione allo studio e alla propagazione dell’opera di Emil Cioran, inoculandone il veleno nel pubblico italiano attraverso saggi, traduzioni, articoli, convegni. Affetta dal morbo della dissipazione, attualmente sta svolgendo una ricerca su Geroges Bataille e Antonin Artaud. Eretica e marginale del teatro, s’intestardisce comunque a bussare alla sua porta, accontentandosi all’occorrenza anche di rimanere sulla soglia, dimensione, tra l’altro, a lei particolarmente consona.

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