Garantita da noi: mostra Un quasi censimento a Cotignola

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ph Lorenzo Pasini

 

Ha inaugurato ieri, ma è visitabile fino al 23 ottobre a Cotignola negli spazi espositivi di Palazzo Sforza Un quasi censimento – Dodici anni dopo, mostra fotografica curata da Arianna Zama, che restituisce al pubblico un primo nucleo di opere risultato dei mesi di permanenza in città del fotografo ravennate Daniele Casadio, che per l’occasione è in dialogo con i colleghi Stefano Tedioli e Lorenzo Pasini.

Tre artisti che lavorano sul territorio, con sguardi differenti e ricerche complementari.

Una mostra-archivio di facce e volti cotignolesi, una finestra privata, un racconto per immagini dei mesi in cui hanno convissuto nelle sale del Museo Varoli.

 

ph Stefano Tedioli

 

La mostra accompagnerà la fine della residenza, iniziata la prima settimana di agosto, lasciando però in attività la sala di posa di Casadio, che sarà operativa fino a domenica 23 ottobre, data della conclusione del progetto.

La mostra e la residenza sono possibili grazie al contributo del Comune di Cotignola e dell’associazione Primola Cotignola.

Riportiamo, con gioia e integralmente, un bellissimo testo di presentazione della curatrice Arianna Zama:

“La residenza è iniziata con il furto quasi autorizzato di un frigorifero. Tutte le dimore confortevoli ne hanno uno. E d’estate è l’elettrodomestico che si brama di più in assoluto. Una frescura artificiale che svolge il ruolo del focolare novembrino. Il museo con un frigorifero e qualche bevanda fresca al suo interno, in questo agosto caldo e un po’ tropicale, è diventato casa.

La grande vetrata è stata coperta con una quinta nera e sono state costruite due sale di posa. Una per il padrone di casa e una per gli ospiti (una specie di bagno di cortesia).

Per l’assedio, lungo tredici settimane. Non ancora concluso.

Un quasi censimento è un tentativo di archivio sgangherato e imperfetto. Con in mente l’idea di ritrarre a distanza di dodici anni le cinquanta famiglie che Daniele, nel suo passato periodo cotignolese ha immortalato, fino ad ospitare nell’atelier persone da ogni dove. Volti indigeni e allogeni, insieme a personaggi della mitologia cittadina. Un decamerone facciario.

Casadio è stato poi accompagnato, in questi mesi di permanenza, da alcuni colleghi, amici e allievi che hanno lavorato fianco a fianco e sviluppato la propria ricerca. La quantità di scatti prodotti allo scadere di questo periodo è infinita e sfaccettata. La sala lunga di Palazzo Sforza ospita una selezione, un piccolo diario o mini-archivio. Pianeti e satelliti. Ad ognuno la propria architettura dell’immagine.

Stefano Tedioli è senz’altro il più punk e ribelle, ma con un animo bambino. Cerbottane e buratti. Gran balli dinosaureschi e manichini. Il lavoro che realizza durante la residenza unisce inesorabile la figura umana al gioco, affondando le radici in un percorso già definito e maturo, rileggendolo tuttavia in una lingua altra. Uomini stella. Robottoni e sciamani. Un gioco di mimesi. Un fare quasi arcaico e rievocativo. La sala di posa come altare, volti e proiezioni come feticci.

Lorenzo Pasini invece fotografa per vocazione, o forse perché non può semplicemente farne a meno. Come fosse una specie di cyborg, la macchina fotografica gli è prolungamento, più che della mano, della mente. La crudità del reportage. Uno degli sguardi più veri del panorama ravennate. Politico e poetico convivono in una brutalità provinciale e bucolica.

Daniele, che conduce il suo studio come una sorta di bottega rinascimentale, ritrae e cattura con lo sguardo, un po’ pittore e un po’ rapace. L’erotismo del buio e dell’imperfetto. Un’indagine fin dentro i pori della pelle. Iridi, pelurie e qualche capillare. Un burattinaio che forza ed espone le sue marionette a pose costrette, contorsioni, composizioni di arti ed equilibrismi, poi i flash abbacinanti. Come una sorta di antico e potente mago restituisce un teatro dagli artefatti meravigliosi. Infine lo stupore.

 

ph Daniele Casadio

 

Istintivo è il pensare a un ipotetico dialogo ancora, tra Casadio e Varoli, che del resto ha ospitato silente la nostra presenza in queste settimane. Mascheroni, ritratti e molti volti. Una certa affinità li lega tramite lo sguardo feroce e rapitore, comune ai due. Maestri lontani nel tempo che si parlano per immagini. Una sordità remota che risuona nella volontà di predare. Ancora il cenacolo. A ognuno i propri discepoli.

Plinio ci dice che il primo ritratto nacque quando un ceramista vide l’ombra di un uomo sul muro e ne tracciò le sembianze con dell’argilla. Non l’uomo, né la sua ombra, ma la parvenza di essa. Tre volte lontana dal vero. Ancora spettri e fantasmi.

Persone, nostalgie e una famiglia. Una convivenza e l’intimità di una casa sempre aperta.

Martina, Alessia, Gioele, Melissa, La Famiglia Mariani, Anna (Rollei), La Famiglia Tedioli-Benini, Mauro, Coppi, Antonia, Lucia e Franco, Federico, Mario e l’Ilva che non si piace mai, Andrea, Sara, Vitaly e una nonna dallo sguardo di ghiaccio che quella sera avrebbe cucinato il coniglio per tutta la famiglia.

Ad oggi, una mostra”.

 

fino al 23 ottobre – Palazzo Sforza, Cotignola (RA) – in occasione della Sagra del vino (6-9 ottobre) l’esposizione è visitabile venerdì dalle 16.30 alle 18.30 e dalle 20 alle 22, sabato dalle 10 alle 12, dalle 15.30 alle 18.30 e dalle 20 alle 22, domenica dalle 9 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30

 

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