Il lupo a partire dalle illustrazioni, nel libro di Garry Marvin

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Edward Topsell, "Of the Wolf", da "The History of Four-footed Beasts and Serpents", 1658

 

Nella scuola materna frequentata da mia figlia è attivo il prestito librario per cui i bambini, durante un determinato periodo dell’anno, scelgono un libro dalla biblioteca scolastica e lo portano a casa, per poi restituirlo dopo qualche giorno e renderlo così disponibile agli altri bambini. Tempo fa mia figlia tornò a casa con un libro piccolo, quadrato, cartonato, dalle pagine spesse che io, onestamente, avrei fatto fatica a notare tra i vari mirabolanti albi illustrati dalle copertine a regola d’arte.

Si trattava di un libro divulgativo sui lupi, dalla veste grafica piuttosto anonima, nel quale comparivano alcune illustrazioni, mi sembra foto nella quasi totalità, principalmente scritto, a caratteri corsivi e piccoli. Il motivo per cui mia figlia può averlo notato, portato a casa e amato tanto può essere solo uno: l’argomento del libro, ovvero il lupo, probabilmente l’animale che più di qualunque altro incarna il concetto di unheimlich, di attrazione quanto di paura e repulsione nei confronti di qualcosa o qualcuno.

Il lupo ci spaventa e ci affascina da sempre, tra i personaggi principali delle fiabe e delle favole che ci vengono raccontate fin dalla culla; rimane indelebile nell’immaginario di ogni persona: da un lato la sua brama ansiosa di divorare la preda ci terrorizza, dall’altro maturiamo una sorta di compassione per lui, animale stigmatizzato dall’iconografia favolistica e fiabesca.

Oggi, il lupo riceve l’interesse di molti, non soltanto degli amanti della fauna e della sua diversità, ma anche dello studioso di letteratura, dello storico-figurinaio, dell’illustratore e dell’artista, così come dell’antropologo; intrigante oggetto di studio che ci dice molto anche di noi umani, delle nostre convinzioni, abitudini, riti, paure.

Qualche anno fa la casa editrice nottetempo ha inaugurato una collana dal titolo animalía. Ad oggi sono usciti i titoli dedicati al cane, gatto, delfino, asino, falco e, appunto, al lupo.

Quest’ultimo è quello di cui vorrei parlare qui; un libro divulgativo, avvincente, trasversale, estremamente piacevole da leggere, di Garry Marvin, professore di Human-Animal studies all’Università di Roehampton, Londra, tradotto da Anna Rusconi.

 

copertina di “il lupo” di Garry Marvin pubblicato da nottetempo

 

Se già avete letto gli articoli di questa rubrica saprete che è dedicata a libri con figure, nei quali l’elemento visivo è di primaria importanza. Nonostante questo libro si possa definire un saggio, un testo principalmente scritto, nel quale compaiono un numero contenuto di immagini, “Il lupo” è perfetto per dimostrare la necessità delle illustrazioni, il loro valore contenutistico, informativo e non meramente di commento, il loro essere strumento di conoscenza, che si tratti di disegni o di fotografie.

Per questo qui ne prenderò in considerazione un paio.

Cominciamo da quella a pagina 57, un’incisione dell’artista tedesco Lucas Kranach il Vecchio del 1512, non pubblicata in supporto di questo articolo, ma che cerchiamo di immaginare attraverso la descrizione, parziale, che segue. Proviamo subito a individuare il lupo all’interno di un’immagine densa di dettagli e di simboli; se non fosse per la nostra ricerca mirata, faticheremmo a isolare la figura che ci interessa. Ma qui, nonostante l’ambiguità tra figura e sfondo, l’uso esclusivo e totalizzante del nero sul bianco e una massiccia predominanza dei pieni, i nostri occhi si posano in basso a destra, dove un uomo-diventato-lupo tiene in bocca un bambino.

Garry Marvin dedica una parte cospicua della sua narrazione alla figura del lupo mannaro, elemento centrale di molte tradizioni, fin dai tempi antichi, la cui popolarità evidenzia la relazione perturbante tra uomo e lupo. L’incisione di Kranach ricorda i dipinti di Brueghel il Vecchio dove tutto può succedere, dove uomini, donne e bambini condividono lo stesso spazio senza segreti, riservatezze, distinzioni di età. Kranach è famoso per essere stato il pittore del Luteranesimo; sarebbe facile quindi leggere in chiave religiosa questa incisione, il cui titolo (Werwolf) elimina ogni dubbio riguardo all’identità dell’uomo a quattro a zampe: si tratta di un licantropo, da cui la chiesa metteva in guardia, contro il quale vennero indetti numerosi processi.

Nell’illustrazione di Kranach siamo in campagna, sullo sfondo si staglia il castello, fino a quel momento imperturbabile dimora dei signori, mentre ciò che il pittore tedesco mette in scena è la vita di contadini, drammaticamente sconvolta. Sull’uscio della casa, assistiamo a una scena enigmatica: una donna sembra stia spaventando un bambino, lei è vestita, mentre il fanciullo sembra nudo; sembra volerlo attaccare, quasi anche lei si stesse trasformando in un licantropo, mentre attorno si notano i risultati di una sanguinaria razzia da parte di un lupo mannaro, ancora in azione.

Questa immagine è satura di mistero, enigmi, credenze, paure ancestrali che il lupo provoca in noi e che mettono in discussione le nostre certezze e convinzioni razionaliste.

Se da un lato, come ben analizza Marvin, ai giorni nostri siamo di fronte a un fenomeno di lupofobia, dall’altro si può ugualmente parlare di lupofilia, per cui l’animale viene dipinto come mansueto, predatore solo se affamato, perfino amico dei più indifesi; siamo di fronte a un processo di riabilitazione positiva della figura del lupo nel nostro immaginario, che lo riscatta da tutti questi secoli di demonizzazione incontrollata. Mi viene in mente un libro-capolavoro, pubblicato nel 1993, scritto dal sociologo-scrittore greco-britannico Eugene Trivizas, The Three Little Wolfes and The Big Bad Pig, e illustrato da una magnifica Helen Oxenbury, dove porcellini e lupo si sono invertiti i ruoli.

 

Cartolina di Michal Ichnowski, 1857-1915

 

Le immagini possono esserci d’aiuto per riassestare al centro l’asse della bilancia tra i detrattori del lupo e i suoi ammiratori; si può notare infatti come un certo tipo di illustrazione realista e di fotografia aiuti a normalizzare l’opinione intorno a un animale così tanto carismatico, capace di metterci in contatto con la parte di noi più ancestrale come il lupo; certamente le fotografie, numerose nel libro, per quanto per loro natura passibili di svariate interpretazioni e non necessariamente mimetiche di un reale al 100%, favoriscono una lettura neutra dell’animale, del suo essere predatore e solidale componente del suo branco, ad esempio, bellissimo esemplare di animale e carnivoro.

Una funzione svolta anche dall’illustrazione in copertina: per questa collana nottetempo ha optato per una copertina-abbecedario, potremmo dire, una copertina ABC, primer, per dirla all’inglese, per cui all’aggettivo+nome “il lupo” corrisponde l’immagine di questo, un lupo ad inchiostro nero, fermo, zampe a terra, che volta il muso, come se richiamato da qualcuno o qualcosa. Capiamo quindi che il libro offre una descrizione più ampia possibile dell’animale, una trattazione esaustiva della storia e della rappresentazione del lupo; la visione di Marvin non è né lupo-centrica né antropocentrica, ma liminale, tra le due, la sua una prospettiva che tenta, con successo, di analizzare i rapporti tra uomo e lupo, dove quest’ultimo è nemesi e alleato, avversario e compagno, brutale nemico e coraggioso fratello animale.

Il lupo è un libro per molti, per giovani adulti, desiderosi di conoscere a fondo il loro animale preferito, così come per adulti amanti di quella fauna che richiama, pur nella rigorosa diversità, la natura ambivalente dell’uomo; da leggere per curiosità o per studio, il libro di Garry Marvin si dimostrerà un eccezionale strumento di relazione tra diversi campi di sapere.

 

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