Vista da noi: PISTOL, la miniserie dedicata alla punk band più iconica della storia

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Pistol è il nome della miniserie dedicata alla storia della band più iconica del punk inglese, i Sex Pistols, che hanno fatto la storia pubblicando un solo album, Nevermind The Bollocks, Here’s The Sex Pistols. 

Sei episodi, o meglio tracce (tracklist), così come si usa in musica, scritti da Craig Pearce (co-sceneggiatore di Baz Luhrmann) e diretti dal grande Danny Boyle, tratto dall’ autobiografia di Steve Jones, membro fondatore e chitarrista della band, Lonely Boy: Tales fom a Sex Pistols. Tutti conosciamo il regista, premiato all’Oscar per il suo capolavoro Trainspotting, tratto anch’esso da un romanzo, in questo caso di Irvine Welsh.

Originale, descritta alla perfezione, l’ascesa e la distruzione della punk band: con tanto di materiale e filmati d’archivio, la miniserie ci proietta direttamente in quegli anni, precisamente fine anni Settanta, dove la noia del perbenismo inglese ha innescato una rivolta vera e propria, la ribellione dei bassifondi decretò la nascita del punk come movimento e attitudine.

L’atmosfera ricreata di quegli anni è strepitosa, a partire dalla musica scelta, non c’è solo il punk dei Pistols, ma troviamo le varie influenze musicali e le pietre miliari della musica: Bowie, Elvis, The Who, solo per citarvene alcuni.

Da sottolineare il personaggio di Chrissie Hynde (Sydney Chandler), cantante e leader dei Pretenders che ha un ruolo intimo e molto toccante.

Per non parlare di tutto il cast e della sua scelta, da Malcom Mclaren (Thomas Brodie-Sangster), deus ex machina della band, Vivienne Westwood (Taluah Riley), grande stilista ancora oggi controcorrente, l’icona punk Jordan (Maisie Williams), Steve Jones (Toby Wallace) e un Johhny Lydon “Rotten” magistralmente  interpretato  da Anson Boon, con quelle espressioni degne di Rotten, il marcio in persona, con la sua sbruffonaggine, la sua pazzia ma dove emerge anche il genio e il lato sensibile dell’artista.

Nonostante questo Johnny in persona fece causa ai Pistols e finirono in tribunale perché si oppose alla produzione della serie, a detta sua “una merda”, ma vinse la maggioranza.

 

 

Effettivamente la storia di una punk band venduta alla Disney fa un po’ sorridere, ma forse non è anche questa una mossa punk?

Da notare inoltre la data di uscita in Italia su Disney+, l’8 settembre 2022, giorno che tutti ricorderemo con la scomparsa della Regina Elisabetta II.

Sarà stata una coincidenza?

Proprio durante il giubileo d’argento della Regina, il 27 maggio del 1977, i Sex Pistols pubblicarono God Save The Queen, canzone anti-monarchica e manifesto del punk per eccellenza, così nel giorno della sua morte i Pistols e la Regina in qualche modo si sono riuniti, rendendole omaggio.

Non vi spoilero nulla sulla scena finale prima dei titoli di coda, guardatela e capirete il perché.

Sono sicura che Elisabetta stessa apprezzasse la musica punk. Con i suoi vestiti sgargianti e cappellini colorati è stata una vera e propria icona della moda e fonte d’ispirazione per molti.

Guardate l’artwork del singolo God Save The Queen, con l’effige della regina con una spilla da balia sul naso: sia i Sex Pistols che Elisabetta sono e saranno, nel bene o nel male, simboli dell’Inghilterra.

E questa è storia.

Menzione a parte la love story fra Sid Vicious (Louis Partridge) e Nancy Spungen (Emma Appleton). Due anime così fragili e autodistruttive l’uno per l’altra: l’amore tossico dei due li ha trascinati in un baratro con un finale che purtroppo conosciamo tutti. Se non lo avete mai visto recuperatevi Sid & Nancy, film dell’86 di Alex Cox, con un Gary Oldman che veste a pennello i panni di Vicious.

Pistol è questo: una visione onirica, che mischia passato e presente, assolutamente consigliata e credetemi, senza assumere droghe vi sembrerà di stare sotto acido per tutto il tempo.

 

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