A Ravenna c’è NapuleSia, omaggio in parole e musica a Napoli e alla sua tradizione culturale

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Domani, sabato 17 dicembre, va in scena al Teatro Alighieri di Ravenna lo spettacolo NapuleSia. Lo segnaliamo in particolare a chi desidera immergersi nella tradizione culturale napoletana, in particolare quella teatrale e musicale, di ieri e di oggi.

NapuleSia è ideato, interpretato e diretto da Fausto Pollio, fondatore, attore e regista della Compagnia Teatrale Il Passaggio di Ravenna, che reinterpreta alcuni testi di poesie di Eduardo e Totò musicandoli alla sua maniera.

Accompagnato da due musicisti, Michele Barasi alla chitarra, Gorana Cehic al violino, mandolino e tammorra e da Imma Chello, compagna di viaggio nella vita e nell’arte, Fausto Pollio ci presenta i pensieri e le parole di Eduardo e Totò in una versione originale che esalta non solo la poliedricità dei due artisti che hanno fatto la storia del teatro e del cinema del ‘900, ma anche la loro umanità che li ha resi famosi e popolari al grande pubblico.

Nelle note di autore dello spettacolo Pollio ci dice che esso rappresenta “… la realizzazione di un sogno nel cassetto. Un progetto, che adesso è spettacolo teatrale, che concretizza una passione, un grande amore per il teatro, per la poesia, per la musica e la grande cultura partenopea”.

Il filo conduttore dello spettacolo sono i sentimenti e le riflessioni degli uomini sull’amore, la famiglia, la morte.

Ad aprire lo spettacolo subito un grande classico del teatro di Eduardo: il monologo del caffè tratto da Questi fantasmi in cui il protagonista Pasquale Lojacono dialoga al balcone con il dirimpettaio professore, un dialogo immaginario e immaginifico sulla preparazione del caffè, un rituale antico fatto di attenzione ai particolari, piccoli trucchi e tradizioni per mantenerne intatto l’aroma.

E ancora le poesie di Eduardo, L’ammore ched’è? e Io vulesse truvà pace, ci conducono in quella che è la visione fatalista e piena di ironia di un popolo, quello partenopeo, che non si ferma davanti agli ostacoli, ma che li supera con la propria capacità di sopravvivere anche davanti alle difficoltà. I misteri dell’amore che va e viene, la fine della vita come luogo per un riposo dell’anima, la solitudine della notte con i suoi pensieri sono argomenti che Eduardo utilizza per descrivere la passione degli uomini, il senso della vita e forse anche l’inganno.

Le parole di Totò, di cui Pollio interpreta a modo suo Malafemmina e ‘A livella, forse la poesia più nota del grande comico napoletano in cui principi e netturbini davanti alla morte sono uguali e le differenze sociali si annullano, rendendo finalmente giustizia a chi ha vissuto in un mondo che vede troppo spesso prevalere l’arroganza e l’ingiustizia, sono anche esse poesia vera, accompagnate da quella malinconia propria degli attori brillanti quando si confrontano con i sentimenti più profondi dell’animo umano.

Ma non ci sono solo le poesie musicate di Totò ed Eduardo in NapuleSia. La tradizione classica viene espressa nelle parole e nei versi di Ernesto Murolo e di Salvatore Di Giacomo e nei grandi classici della canzone napoletana che Fausto Pollio prende come spunto per due dediche emozionanti al padre ed al nonno. E c’è spazio anche per la modernità di autori come Pino Daniele ed Enzo Gragnianiello, di cui vengono reinterpetati due grandissimi successi: Napule è e Cu’mme.

Infine, ad arricchire quello che è un racconto intimo e allo stesso tempo popolare, ci sono le incursioni teatrali di Imma Chello, che interpreta alcuni dei monologhi più famosi tratti da Filumena Martorano e Non ti pago, due commedie che dicono molto di un altro tema che percorre lo spettacolo, la famiglia con le sue contraddizioni e con lo scontro tra antico e moderno che Eduardo aveva saputo rappresentare nei suoi personaggi femminili forti e potenti e nel rapporto spesso pieno di incomprensioni tra padri e figli.

 

sabato 17 dicembre, ore 21 – Teatro Alighieri, Ravenna – biglietti 5-18 euro qui

 

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Dario Zanuso: Ama, al pari di un’iguana, crogiolarsi per ore al sole, ma come una talpa, si trova a suo agio anche nel buio di una sala cinematografica. Il suo sogno nel cassetto è di proporre alla Direttrice una rubrica di recensioni letterarie dal titolo “I fannulloni della valle fertile” o “La valle fertile dei fannulloni”, è indeciso; da sveglio si guarda bene dal farlo: è pigro quanto un koala australiano. Aldo Zoppo: Collaboratore di Gagarin Magazine dal 2010, ha ideato con il fido Dario la rubrica Telegrammi di Celluloide. Nasce a Napoli nei mesi delle rivolte studentesche del ‘68, si trasferisce a Ravenna a metà degli anni ’90 e diventa cittadino del mondo, pur rimanendo partenopeo nell’anima. Lo si trova abitualmente nei vari festival cinematografici del bel paese, apprezza molto le produzioni dei “Three amigos” del nuovo cinema messicano e la cinematografia italiana, dal Neorealismo alla commedia all’italiana. Attore teatrale per hobby, ha interpretato tanti personaggi della commedia napoletana, da Scarpetta ai fratelli De Filippo.

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