Evgenij Evtušenko, Se tutti i danesi fossero ebrei

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Il poeta e scrittore siberiano Evgenij A. Evtušenko, conosciuto anche con il famoso appellativo di “Poeta del disgelo”, viveva già da alcuni anni negli Stati Uniti quando scrisse la sua unica opera teatrale Se tutti i danesi fossero ebrei, che reca la data del 7 gennaio 1996.

In Italia la pièce fu prontamente tradotta da Evelina Pascucci, che ne inviò in lettura il dattiloscritto allo scrittore Francesco De Napoli, vecchio amico di Evtušenko. Sempre in quegli anni l’opera teatrale fu rappresentata a Cassino (FR) grazie all’interessamento dello stesso De Napoli. Da allora, quel dattiloscritto è rimasto chiuso in un cassetto per circa un ventennio, e non soltanto in Italia ma in tutto il mondo.

L’opera è stata finalmente pubblicata nel 2022 da Lamantica Edizioni di Brescia in prima edizione mondiale, a cura di Lorenzo Gafforini e con un saggio introduttivo di Francesco De Napoli.

Nella trama si intrecciano due storie, entrambe ambientate in Danimarca. La prima accaduta nel XVII secolo, di cui è protagonista un personaggio storico, la Principessa Leonora Cristina (1621-1698). De Napoli nella Prefazione definisce la Principessa “una sorta di Cenerentola realmente esistita”. Infatti la ragazza fu perseguitata dai suoi stessi familiari e rinchiusa per oltre vent’anni in una torre carceraria. La seconda storia, frutto della fantasia di Evtušenko ma molto attendibile nel quadro delle vicende narrate, si dipana durante l’occupazione nazista per mettere a fuoco le drammatiche peripezie causate dalla persecuzione degli ebrei. La protagonista della seconda traccia è infatti una ragazza anche lei di nome Leonora Cristina, che si batte tenacemente per la liberazione di suo padre, un gioielliere ebreo arrestato dai nazisti.

 

 

Nell’opera di Evtušenko vediamo rincorrersi, dall’inizio alla fine, un continuo “gioco di rispecchiamenti” – scrive De Napoli -, insieme con strane e inquietanti coincidenze e scambi di ruoli. È l’espediente ideato da Evtušenko per mostrare i terribili “corsi e ricorsi della storia”, dove gli uomini ripetono senza requie i loro tragici errori senza mai trarne degli utili insegnamenti.

Il saggio introduttivo di Francesco De Napoli mira a ricostruire la vera identità di Evtušenko – soprattutto la sua coerenza intellettuale -, poiché da molti egli continua ad essere guardato con sospetto per una sua presunta linea infida e compiacente nei confronti del regime sovietico. De Napoli ricorda come nella Autobiografia precoce (1963) Evtušenko raccontò come il suo nonno materno Ermolaj – tra i principali organizzatori del movimento rivoluzionario contadino del 1917 negli Urali e nella Siberia Orientale -, negli anni di Stalin fu prelevato nottetempo con l’accusa di “alto tradimento”. Quella notte, prima di essere catturato, nonno Ermolaj volle brindare con il nipotino Evgenij “alla rivoluzione”. Questo episodio – scrive De Napoli – rimase per tutta la vita impresso nella memoria del Poeta: la rivoluzione era stata tradita, ma non certo da nonno Ermolaj, bensì da Stalin. Anche il nonno paterno di Evtušenko, Rudolph Gangnus – un professore di matematica di origine léttone – scomparve tra le maglie della polizia segreta: venne arrestato come spia léttone. Al riguardo, è opportuno notare come il Poeta utilizzò come nome d’arte il cognome della madre, per l’appunto “Evtušenko”.

Negli anni in cui Chruščëv succedette a Stalin, il Poeta del disgelo si impegnò con tutte le sue forze per la realizzazione di un “socialismo dal volto umano”. Fu il periodo in cui Evtušenko pubblicò il poema Le idee leniniste vivono e trionfano (1962), dedicato al cosmonauta Jurij A. Gagarin. Ma Chruščëv era destinato a fallire, poiché lo stalinismo nell’URSS aveva tentacoli ovunque. A Chruščëv seguì, infatti, la restaurazione di Bréžnev. Ma non per questo Evtušenko si perse d’animo: egli continuò a credere in un socialismo “a misura d’uomo”, e quel suo sogno sembrò finalmente avverarsi grazie alla “perestroika” di Gorbačëv, al fianco del quale si candidò e fu eletto alla Duma. Ciò che accadde in seguito è noto: il tentativo di colpo di Stato contro Gorbačëv nel 1991 costrinse il padre della perestroika a rassegnare le dimissioni, a cui fece seguito lo scioglimento dell’Unione Sovietica.

In quegli anni di forti tensioni sociali e civili in Russia i primi ad essere messi sul banco degli imputati furono Gorbačëv e i suoi seguaci, malvisti dai neo-stalinisti come pure dai filo-occidentali. Evtušenko fu soggetto a intimidazioni e mortificazioni. A quel punto, il Poeta siberiano dovette prendere atto, molto amaramente, della fine delle illusioni e accettò una cattedra universitaria di Letteratura russa a Tulsa, in Oklahoma (USA), dove si trasferì con la famiglia.

Questo, in sintesi, il contenuto di questa magnifica realizzazione editoriale, che invitiamo i lettori a gustare nella sua pienezza.

EMILIO ASSANTE

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Evgenij A. Evtušenko, Se tutti i danesi fossero ebrei. A cura di Lorenzo Gafforini. Con un saggio introduttivo di Francesco De Napoli. Lamantica Edizioni, Brescia, 2022, pp. 243

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