SPALATO WYALE: L’ETICHETTA RAVENNATE PUNTA SULLA PRODUZIONE SOLO SU CASSETTA E DIGITALE

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L’etichetta ravennate Spalato Wyale è un progetto ideato dai fratelli Filippo e Michele Papetti. Il primo è un giornalista musicale che dai primi 2000 si occupa di hip hop, il secondo un artista grafico e illustratore che ha ideato il logo ancora prima della nascita dell’etichetta (infatti i due producono anche felpe e magliette con il logo dell’etichetta). Il progetto infatti è nato nel 2016 come piccolo brand DIY di t-shirt e felpe legate all’attività di Michele.

I due fratelli ravennati hanno deciso di stampare la musica dei loro artisti solo su cassetta perché è un formato che nell’ambito dei beat-tape hip hop è molto utilizzato e si è rivelato il supporto più pratico per le loro esigenze

Le principali fonti d’ispirazione del duo sono l’hip hop, il wrestling, la filosofia, i videogiochi e i fumetti, Il tutto declinato però in un’ottica temporalmente sfasata, tipica di chi è nato e cresciuto sul mare.

Spalato Wyale è diventata ufficialmente un’etichetta discografica indipendente. Nel gennaio del 2021 è uscita la loro prima release: una cassetta del produttore romano Valerio Delphi, componente dei Tiger & Woods.

Essendo cresciuta anche io ascoltando musica prevalentemente su cassetta nel mio walkman Sony rosa, come molti di voi lettori avrete notato che questo formato sta tornando in auge. E noi di Gagarin abbiamo voluto capire la scelta dei fratelli Papetti e su come sta andando il mercato musicale.

Ciao Michele e Filippo, benvenuti su Gagarin Magazine. Dal 2021 siamo ad oggi alla vostra quattordicesima uscita in cassetta con Equinozio, il nuovo album di Lucio Carato. Occupandovi di hip hop la scelta di fondare una vostra etichetta e produrre solo su cassetta mi sembra azzeccatissima soprattutto in questo ambito. Credo che la decisione di produrre solo su tape sia stato un processo naturale per voi.

 

“Assolutamente sì. Quando abbiamo deciso di occuparci anche di musica l’idea è stata subito quella di produrre delle cassette. In primo luogo perché è possibile mantenere delle tirature molto basse, e senza aspettare troppo tempo. E poi perché oggettivamente la cassetta ha un suo fascino particolare, soprattutto a livello sonoro. Ormai purtroppo è diventato proibitivo stampare vinili, sia per una questione di costi sia per i tempi d’attesa. Poi c’è da aggiungere che un conto è dare via una cinquantina di cassette – che è la cifra su cui ci aggiriamo – un altro cercare di vendere 200-300 vinili, che è il numero minimo per una stampa”.

Artisti del calibro di Billie Eilish e Lady Gaga hanno anche loro pubblicato su tape così come l’etichetta italiana Dirt tapes label specializzata in musicassette la cui missione è quella di pubblicare in cassetta «album di ieri, oggi e domani». sia riedizioni di album d’antan (come il live dei Nirvana del 1991 al Pat O’Brien Pavilion a Del Mar, in California) sia cose più contemporanee, come le recenti opere dei Band of Horses o degli Shins.

“E ci sono molte altre realtà che stampano anche (o quasi solo) su cassetta. Negli ultimi due anni non abbiamo seguito molto quello che avviene, quindi probabilmente ci siamo persi qualcosa. Sicuramente due etichette che ci hanno molto ispirato per iniziare sono Leaving Records di Los Angeles e 1080p Records di Vancouver. Di italiane, nel nostro genere, si possono citare senza dubbio Resilienza Records e Ragoo Records, che sono le prime due che ci vengono in mente e fanno ottime cose. Su tutti però ci siamo innamorati delle cassette comprando le cose che Primo Zanasi vendeva sul suo sito, attorno al 2014-15. Adesso lui incide con noi e siamo molto contenti di questo”.

Una scelta che sia le etichette che gli artisti stessi lanciano sia per l’esperienza fisica diversa dall’analogico, solo poter tenere in mano una cassetta, sentire il nastro girare nel walkman o nello stereo modello boombox, con funzionalità anche di registratore. Un ritorno nostalgico di questo supporto analogico che per i cultori, collezionisti e appassionati e in particolar modo nell’ambito dell’hip hop è tornato in auge e utilizzato dagli stessi artisti. Come ha risposto il pubblico a questa vostra scelta?

“Alcuni hanno comprato delle nostre cassette ancor prima di avere un apparecchio per poi effettivamente ascoltarle, e questo ci ha fatto molto piacere. Comunque tutte le nostre uscite sono anche in digitale quindi quello non è un problema. Noi non siamo feticisti del supporto fisico in sé, semplicemente, quando abbiamo iniziato, stampare su cassetta ci era sembrata la scelta più logica. Magari ci sposteremo anche su altri formati”.

Ovviamente questa non è una lotta contro il digitale perché sarebbe persa in partenza ma credo che in un mondo dove si digitalizza ogni cosa, compresi noi stessi, l’esperienza di avere sotto mano una musicassetta è viversi appieno la produzione in tutti i sensi, dal suono, ai credits all’artwork.

“Concordo con te. La musica è un fatto culturale. Su Internet potremmo trovare il 99% della musica prodotta disponibile e ascoltarla senza troppi sforzi. Però alla fine non ci rimarrebbe nulla. Invece se prendiamo un disco a caso dal nostro scaffale, possiamo dire quando l’abbiamo comprato, dove, perché, con chi eravamo, e quello fa parte del nostro percorso di amore per la musica”.

Non è solo amore per il vintage o feticismo dell’oggetto ma per il suono caldamente imperfetto e sporco che lo stesso produce. Quindi ad oggi le vendite dei vinili hanno un nuovo alleato, la musicassetta. Un mercato su cui non scommetterebbe più nessuno, eppure eccoci qua. E pare che il mercato e la risposta siano entusiasmanti.

“Le uscite in cassetta sono sempre di più, dubitiamo che il fenomeno raggiungerà quello del revival del vinile, ma siamo sicuri che entro breve crescerà ancora”.

Io stessa componevo dettagliatamente e registravo playlist con gli immancabili fruscii finali da un pezzo all’altro così come le madonne lanciate per gli inceppamenti dei nastri che dovevamo riavvolgere con una matita. Tutto questo è Alta fedeltà come insegna Nick Hornby nel suo libro.
Grazie di cuore per la vostra gentilezza e per la passione di chi crede ancora che la musica sia una cosa seria. Evviva la banda fratelli. Goonies never die.

“Grazie a te dello spazio e dell’interesse!”