Le viscere di Dostoevskij tra luce e tenebre

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ph Giacinto Mongelli

Si fronteggiano, si guardano, si studiano, si colpiscono, infieriscono per poi ritrarsi, si abbracciano come due pugili sul ring dopo un incontro, come gli ultimi sopravvissuti dopo il duello finale e fatale. Non è rimasto altro attorno in questo vuoto cosmico-siderale, in questo abisso fatto di mancanze e buchi neri dell’anima. Sono il bianco candido, il biondo, il pacato da una parte e l’ombroso, lo scuro, l’irrisolto, il dubbioso dall’altra, un Giano bifronte, due medaglie della stessa pasta e matrice e radice. La luce e l’oscurità davanti allo specchio per riconoscere la parte mancante, respirarsi, un’ultima volta, prima di essere spezzati, dilanianti, morsi, finalmente o purtroppo recisi indelebilmente. Le domande si affollano ne Il Grande Inquisitore (regia di Marinella AnaclerioCompagnia del Sole, prod. Caterina Wierdis, visto al Teatro Tordinona), tratto da I fratelli Karamazov di Dostoevskij, interrogativi senza risposte, dubbi sospesi in questo corpo a corpo tentacolare dove carnefice e vittima continuamente cambiano volto, in questo clima di cappa pesante che come macigno si fa sempre più lugubre e asfissiante, senza vie d’uscite, senza respiro, in apnea costante. Testo che una decina d’anni fa fu, come sempre magistralmente, messo in scena da un sempre gigantesco Umberto Orsini. La Anaclerio ama visceralmente gli autori russi e ne sottolinea le criticità, i non detti, le spigolature ma anche le riflessioni, le aperture, il respiro, l’intelligenza che non si ferma, gli spiragli animosi, il pensiero che produce umanità. E la Compagnia del Sole ancora una volta ci racconta la sua storia, il suo impegno, la sua poetica, il suo modo di intendere il teatro con grazia e decisione, con forza e ascolto.

 

ph Giacinto Mongelli

È un confronto da Far West con il tunnel della morte che sta lì ad un passo a delineare una fine alla quale non si può fuggire, quasi un’esecuzione, un’Ultima cena, l’ultimo addio scivoloso, graffio-abbraccio della sera della vita tra due fratelli così diversi. Ma non c’è acredine né astio né odio, più impossibilità di volersi bene, più impotenza del non essere stati vicini o almeno di non essere stati quello che l’altro fratello avrebbe voluto o avrebbe necessitato. Ivan, che vorrebbe essere scrittore, e Aleksej, che vorrebbe fare il monaco, posizioni antitetiche, asimmetriche, impossibili da coniugare, esistenze lontane in questa guerriglia dialettica che tocca religione e spiritualità, l’essenza delle cose e i sentimenti più puri, il cosmo e lo spiccio della carne familiare. Il secondo, il fratello minore (Tony Marzolla complice e partecipe), è colui che apre con il prologo e chiude con l’epilogo questo incontro fatto di sogni smisurati e di incubi terreni, come ricordasse l’ultimo appiglio, l’ennesima occasione non andata a buon fine con l’altra parte di sé. Ivan invece ha i tratti somatici di Flavio Albanese (il Russell Crowe del teatro italiano) ancora una volta pieno di quella vitalità stanca, di quel velato mal di vivere, di quella forza allo stesso tempo propulsiva e nefasta e pessimista, colmo di chiaroscuri, scolpito di ombre con il martello della parola che lo trafigge, lo scalfisce, lo rigenera, lo rianima, lo resuscita, lo sfianca e sfinisce.

 

ph Giacinto Mongelli

Sono due personaggi ma anche due modi di porsi, due concetti in una grande lezione di filosofia. E’ un movimentato e razionale parapiglia fatto di tormenti più che di certezze, di punti interrogativi più che di frasi statuarie da imprimere nel marmo. Entrambi vogliono convincere l’altro con le proprie teorie contrapposte ma lasciano anche uno spiraglio di luce non tanto per ravvedersi quanto per accogliere, inglobare pacificamente l’altro, non lasciarlo cadere tra le braccia dell’oblio, cosa che, perdendosi, accadrà ineluttabilmente. C’è attrazione complessa e repulsione controversa, odi et amo, senza violenza ma con tanta tensione sotterranea per l’incomunicabilità, per il tenero muro contro muro di due fratelli che non riescono a salvarsi, a proteggersi, a portarsi in salvo. È un dialogo tra la costrizione e la libertà e di tutte le angosce e le afflizioni che si accavallano senza risposte certe, si aggrovigliano in un ammasso cerebrale di pulsioni e stanchezze, di patimenti e ripensamenti, sempre in bilico, sempre sull’orlo del fallimento, sempre boccheggiando tra la ricerca spasmodica di un miracolo e l’accontentarsi delle miserie fangose umane, tra il volo liberatorio e la caduta rovinosa. Una racconto-parabola pieno di mistero, che ci lascia tante parentesi aperte, parole sferzanti da rileggere, con occhi nuovi, per chi ha certezze inoppugnabili e verità granitiche. Sta nella dialettica la differenza tra l’uomo e l’animale. È guardando la nostra bestia interiore che riusciamo ad essere più umani.

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Sono laureato in Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze, sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2004 e critico teatrale. Ho scritto, tra gli altri, per i giornali cartacei Il Corriere di Firenze, per il Portale Giovani del Comune di Firenze, per la rivista della Biennale Teatro di Venezia, 2011, 2012, per “Il Fatto Quotidiano” e sul ilfattoquotidiano, per i mensili “Ambasciata Teatrale”, “Lungarno”, per il sito “Words in Freedom”; per “Florence is You”, per la rivista trimestrale “Hystrio”. Parallelamente per i siti internet: succoacido.it, scanner.it, corrierenazionale.it, rumorscena.com, Erodoto 108, recensito.net. Sono nella giuria del Premio Ubu, giurato del Premio Hystrio, membro dell'A.N.C.T., membro di Rete Critica, membro dell'Associazione Teatro Europeo, oltre che giurato per svariati premi e concorsi teatrali italiani e internazionali. Ho pubblicato, con la casa editrice Titivillus, il volume “Mare, Marmo, Memoria” sull'attrice Elisabetta Salvatori. Ho vinto i seguenti premi di critica teatrale: il “Gran Premio Internazionale di critica teatrale Carlos Porto '17”, Festival de Almada, Lisbona, il Premio “Istrice d'Argento '18”, Dramma Popolare San Miniato, il “Premio Città di Montalcino per la Critica d'Arte '19”, il Premio “Chilometri Critici '20”, Teatro delle Sfide di Bientina, il “Premio Carlo Terron '20”, all'interno del “Premio Sipario”, “Festival fare Critica”, Lamezia Terme, il “Premio Scena Critica '20” a cura del sito www.scenacritica.it, il “Premio giornalistico internazionale Campania Terra Felix '20”, sezione “Premio Web Stampa Specializzata”, di Pozzuoli, il Premio Speciale della Giuria al “Premio Casentino '21” sezione “Teatro/Cinema/Critica Cinematografica e Teatrale”, di Poppi, il “Premio Carlos Porto 2020 – Imprensa especializada” a Lisbona. Nel corso di questi anni sono stato invitato in prestigiosi festival internazionali come “Open Look”, San Pietroburgo; “Festival de Almada”, Lisbona; Festival “GIFT”, Tbilisi, Georgia; “Fiams”, Saguenay, Quebec, Canada; “Summerworks”, Toronto, Canada; Teatro Qendra, Pristhina, Kosovo; “International Meetings in Cluj”, Romania; “Mladi Levi”, Lubiana, Slovenia; “Fit Festival”, Lugano, Svizzera; “Mot Festival”, Skopje, Macedonia; “Pierrot Festival”, Stara Zagora, Bulgaria; “Fujairah International Arts festival”, Emirati Arabi Uniti, “Festival Black & White”, Imatra, Finlandia.