Santarcangelo 54. Lo sguardo del mondo sul mondo

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Una riflessione sul tempo, sullo spazio e sul significato della parola “insieme”, ma anche un invito a prendere coscienza di essere abitanti di un contesto che è soltanto una microscopica parte di un mondo ben più complesso, in cui le cose accadono di continuo, comprese quelle che non vorremmo vedere. Questi sono alcuni dei nodi cardine della 54esima edizione di Santarcangelo Festival, la storica rassegna sulle arti performative contemporanee dal respiro internazionale, che quest’anno animerà la città di Santarcangelo dal 5 al 14 luglio

Da sempre vivace luogo di incontro e scambio culturali, il festival intende riconfermarsi come un’occasione unica per guardare diversamente non solo alla realtà, ma anche «ai corpi e agli spazi che sono, o non sono, intorno a noi», racconta il direttore artistico Tomasz Kirenczuk, introducendo il ricco programma 2024 durante la conferenza stampa al MaMbo di Bologna (29 maggio 2024). «Siamo convinte e convinti  – prosegue – che questo essere insieme, che sfugge alla logica della vita quotidiana, abbia un enorme potenziale. Vogliamo chiederci cosa ci succede, mentre siamo qui». While we are here è d’altronde il claim di questa 54esima edizione, ispirato allo spettacolo dell’artista belga Lisa Vereertbrugghen. La scelta del titolo è avvenuta però al temine del percorso curatoriale: «non ci interessa dare agli artisti dei temi, ma porci in loro ascolto. Il claim è quindi una cornice dentro la quale porci delle domande insieme; è un invito a riflettere sul tempo, sullo spazio, sulla comunità e sulle arti performative attraverso tematiche da sempre care al festival: la politica, i diritti, il femminismo, la questione queer, l’ambiente»

Con un calendario composto da quasi 180 proposte di 30 artisti e gruppi  italiani e internazionali, sia affermati che emergenti, 9 dj set e 6 incontri, la linea di questa 54esima edizione sembra rafforzare la natura originaria di Santargangelo Festival: quella di proporre «uno sguardo del mondo sul mondo», ricorda Giovanni Boccia Artieri, presidente dell’Assciazione Santarcangelo dei Teatri durante la conferenza stampa. Ad aprirla, è stato il direttore del MaMBo Lorenzo Balbi, dicendosi orgoglioso di ospitare questo importante momento di presentazione e auspicandosi una collaborazione a lungo termine per un’indagine condivisa sull’arte contemporanea. A Balbi ha fatto eco Giovanni Cottafavi, responsabile delle attività culturali della Regione Emilia Romagna, confermando il sostegno al Festival e riconoscendolo come una delle principali finestre di confronto internazionale in Italia sulle live arts, sempre e ancora capace di interpretare le priorità della Regione, come la valorizzazione dell’ibridazione di generi e linguaggi, la vocazione internazionale, la riflessione sulle urgenze del presente».

Il Festival, come da tradizione, si estenderà su diverse zone della città, da Piazza Ganganelli alla Grotta Monumentale, dal Fiume Marecchia al Parco Banden Powell, fino alle Scuole Pascucci e ITC Montanari, e al Super Cinema, di cui Santarcangelo dei Teatri è tornato gestore. Tuttavia, come ricorda la responsabile di produzione Monica Santini, i due luoghi emblematici della 54esima edizione sono due in particolare: l’ex-cementificio Buzzi, fabbrica chiusa dal 2008 che nei suoi 100 anni di attività ha contribuito a costruire la comunità del quartiere di San Michele e che il prossimo giugno diventerà patrimonio culturale di Santarcangelo; e Piazza Ganganelli, centro del festival in cui, durante la settimana, saranno presentate una serie di pratiche corporee collettive, guidate ogni sera da uno degli artisti in programma, con partecipazione aperta, libera e gratuita.

Foto di Arya Dil, Teatro Texeira

Temi, artisti e performance in programma

Lo spirito e gli intenti di questa edizione, si esprimono attraverso alcuni fili conduttori. Tra i temi comuni, Kirenczuk nomina la ritualità, facendo riferimento a Rive della coreografa Danila Belaza, che recupera la tradizione della danza algerina per creare uno spazio in cui corpi diversi convivono; CAMPO di Lisa Vereertbrugghen, artista emergente che in questa performance mescola il rave con le danze folkloristiche belghe. E ancora, Claudia Castellucci con Murillo, Lezioni di Elemosina, dedicato alla pratica dell’elemosita, in scena in prima assoluta; Panzetti/ Ticconi con Cry Violet, sulla gestualità del dolore e della vergogna; e l’artista sarda Valentina Medda che in The Last Lamentation propone la sua ricerca sul rito funebre, realizzata insieme a un gruppo di performer locali e 13 donne che hanno seguito un suo workshop. Lo spettacolo è site-specific lungo il letto del fiume Marecchia, in estate spesso in stato di siccità: il rito funebre si riferirà quindi anche alle complesse condizioni ambientali di oggi. 

Il cambiamento climatico, le catastrofi e l’attivismo politico sono un ulteriore focus, con spettacoli come null&void dell’artista polacca Agata Siniarska, l’esperienza partecipativa Hands up di Agnietė Lisičkinaitė e Lessons for Cadaveres della coreografa brasiliana Michelle Moura. Sulla stessa linea, ma centrato sulla questione del conflitto è Someone Like Me dell’attivista e performer ucraina Nina Khyzhna.  
Life is not useful or it is what it is e Matamatà del brasiliano Bruno Freire fanno riferimento alla distruzione ambientale del Sud America, aprendo anche il filone tematico che affronta le pratiche razziste e decoloniali. In questa direzione, presenti anche Marvin M’tuomo dal Guadalupe, con Rectum Crocodile, spettacolo sulle responsabilità della cultura europea colonialista; il duo Davi Pontes e Wallace Ferreira, di cui saranno presentati Repertorio n.2 e Repertorio n.3, seconda e terza parte di una trilogia in cui la danza è utilizzata come forma di autodifesa per liberarsi dalle sovrastrutture coloniali, razziali e ciseteropatriarcali del pensiero occidentale.

Foto di Marike Lahanal

Sulle questioni di genere e degli stereotipi, anche Rébecca Chaillon, regista, performer e attivista del movimento black-femminista, in scena con The cake, dedicato alla messa in discussione della famiglia eterosessuale; Lyric Dela Cruz, artista con cui Santarcangelo dei Teatri lavora da un anno grazie al progetto europeo In Ex(ile) Lab, propone Il Mio Filippino: The Tribe, un lavoro coreografico attorno agli stereotipi sull’essere filippino; e Anna-Marija Adomaityte con Pas de deux che racconta la possibilità di uscire dallo standard di genere ribellandosi all’immaginario normativo dell’amore e del corpo nella danza.

Altro focus, è quello sulla cura e sulle diverse pratiche corporee: torna a Santarcangelo Catol Teixeira con zona de derrama e saranno presenti Samuli Laine con Nurture, una performance per un solo spettatore alla volta; Sara Sguotti e Arianna Ulian con CrePa; Baptiste Cazaux con GIMME A BREAK!!!; Lukas Karvelis con She Dreamt of Being Washed Away to the Coast; e Francisco Thiago Cavalcanti, artista di origini brasiliane selezionato dal programma annuale In Ex(ile) Lab, con 52blue 

Non mancheranno artisti emergenti, sostenuti nell’arco dell’anno anche grazie a progetti come AFFONDO, un network di 16 partner italiani impegnati a favorire tempi e spazi per la ricerca. Dopo la presentazione lo scorso anno dei lavori di Emilia Verginelli e Agnese Banti, quest’anno saranno in scena le performance di Elena Rivoltini There is nothing deeper than one’s own body e Vashish Soobah Perle sparse. Oltre a loro, anche la compagnia Parini Secondo, Giovanfrancesco Giannini, Roberta Racis e Fabio Novembrini.

 

Per ulteriori informazioni: https://www.santarcangelofestival.com/categorie/program/ 

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