Danza fiamminga: note su Glorious Bodies

ph Heroen Bollaert

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Glorious Bodies, della Compagnia fiamminga Circumstances, è uno spettacolo misto di danza e circo che può a mio avviso essere considerato, oltre che straordinariamente stimolante, da una parte ‘antimoderno’, in quanto capace di mettere in discussione il paradigma giovanilistico, che purtroppo alimenta l’immaginario anche di una parte del mondo degli spettacoli (talent docent), della efficienza fisica, e dall’altra ‘inattuale’ nel senso nicciano che non considera il tempo della nostra vita come una linea retta che ci fa entrare od uscire, senza remissione, da ciò che man mano possiamo o non possiamo fare, ma piuttosto un circuito in cui l’umano spirito e soffio vitale continua inalterato e inalterabile a circolare e ad esercitarsi qualunque sia lo strumento fisico o mentale che utilizza.

Una sorta di elogio dell’imperfezione che si confronta con le proprie potenzialità, ovvero del limite che non limita ma costituisce il punto di attrito per recuperare e rilanciare la propria intatta e intangibile creatività.

È tra l’altro un modo eccellente per rompere i paradigmi, i luoghi comuni, le consuetudini non solo della creatività performativa ma anche, ed è ancora più interessante, quelli della percezione del pubblico che guarda, e guardando vede soprattutto la dinamica dei movimenti coreografici e performativi e non i corpi che li eseguono, non l’anagrafe ma l’abilità di quei corpi anche quando o proprio quando si sottraggono ai segni del tempo per sfruttare la loro vitalità, il soffio vitale che li anima e percorre.

Significativo che l’esibizione in scena sia stata preceduta da una sorta di teatro delle ombre in cui proprio quei corpi venivano proiettati prima di essere mostrati, a ricordarci che ciò che conta non è quello che sono o anche sono diventati i corpi ma bensì quello che ‘fanno’ e possono continuare a fare.

Conta la ‘gloria’ di quei corpi, la cui ‘bellezza’ prescinde gli schemi, molto economici, che la Società della “Eterna giovinezza’ oggi tende a imporre a noi e a loro, per una sorta di rivalsa della vita che avvicinandosi ai suoi confini li transita, che percependo, mostrando e dunque accettando i suoi limiti li supera e li trasfigura.

Finalmente corpi che non si nascondono, età che non fingono di essere ciò che non sono e che proprio per questo esprimono appieno, nelle loro qualità, la loro attualità.

Dunque uno spettacolo ‘inconsueto’ che reinterpreta l’idea della pratica coreografica e performativa senza tradirne l’essenza profonda e talvolta dimenticata, alla ricerca di una armonia che non fa sconti.

In scena sei bravissimi acrobati tra i cinquantacinque e i sessantasette anni ad eseguire i movimenti ideati per loro dal giovane coreografo Piet Van Dycke, movimenti che affondano e si alimentano nelle discipline circensi, più adatte di altre, secondo il coreografo stesso, a sfidare l’impossibile e nelle quali l’equilibrio e l’armonia passano appunto attraverso la percezione del limite, di un confine che muta come i corpi che danzano ma che rimane sempre ‘essenziale’ e insieme irriducibile come l’umanità che abita uomini e donne.

Una scelta efficace questa da parte del Festival Resistere e Creare organizzato dal Teatro della Tosse di Genova, che ha visto la Sala Trionfo dei Teatri di Santagostino riempirsi di un pubblico eterogeneo e che ha a lungo applaudito. L’11 e il 12 aprile.

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ph Heroen Bollaert

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Glorious Bodies ideazione e coreografia Piet Van Dycke. Performers: Winfried Deuling, Astrid Schöne, Det Rijven, Thorsten Bohle, Paul Griffoen and Johannes Fischer, musiche Kris Auwers, drammatugia Marie Peeters, scene Arjan Kruidhof. Produzione Circumstances vzw, coproduzione PLAN, Festival Circolo, DansBrabant, Cirklabo, Circuswerkplaats Dommelhof, PERPLX, Perpodium, con il supporto di the Flemish Government, Grensverleggers/deBuren, Sabam for Culture.

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Ho conseguito la Laurea in Estetica al DAMS dell'Università di Bologna, con una tesi sul teatro di Edoardo Sanguineti, dando così concretezza e compimento alla mia passione per il teatro. A partire da quel traguardo ho cominciato ad esercitare la critica teatrale e da molti anni sono redattrice e vice-direttrice di Dramma.it, che insieme ad altri pubblica le mie recensioni. Come studiosa di storia del teatro ho insegnato per vari anni accademici all'Università di Torino, quale professore a contratto. Ho scritto volumi su drammaturghi del 900 e contemporanei, nonché numerosi saggi per riviste universitarie inerenti la storia della drammaturgia e ho partecipato e partecipo a conferenze e convegni. Insieme a Fausto Paravidino sono consulente per la cultura teatrale del Comune di Rocca Grimalda e sono stata chiamata a far parte della giuria del Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia nell'ambito del Festival Internazionale dell'eccellenza al femminile.