Perché portare a teatro la vita di Curzio Maltese?

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Spaesamento e spiazzamento sono i due sentimenti, le due vive sensazioni che a poco a poco ci hanno assalito assistendo e ascoltando questo Azzurro (Viola Produzioni, visto al Teatro Manzoni di Calenzano) nel quale Antonio Catania (porta divinamente i suoi 73 anni) volto di tante pellicole di Gabriele Salvatores, presta corpo e voce alle parole e alla biografia, che presto scivola in un curriculum vitae, del giornalista Curzio Maltese. Con tutto il rispetto Maltese non è stato Oriana FallaciGianni Minà, non è stato Gianni Mura oppure Indro Montanelli, né Tiziano Terzani. Insomma il giornalista, per quanto grande egli sia o sia stato, attua sempre una reazione, di pensiero, dialettico, di penna, di intelletto, ad un’azione che altri protagonisti del mondo contemporaneo mettono in campo. Decidere poi di raccontare un’autobiografia in prima persona ci è sembrata una scelta quanto meno sdrucciolevole e impervia: dopo un po’ non si riusciva più a capire se i parenti citati da Catania fossero i suoi, moglie, sorella, figlia, oppure quelli di Maltese in continui cortocircuiti temporali e di senso che hanno rallentato la narrazione rendendola farraginosa, complicata, zoppicante. La scritta didascalica sul fondale con Azzurro vergato con un neon appunto azzurro (vagamente riecheggiante le opere di Mario Merz) non portava niente di buono tranne una sottolineatura che nulla aggiungeva allo storytelling oltre alla ballata celentanesca a più riprese accordata dal pianista in scena. Il mischiare poi i fatti della vita del giornalista con le vicende della cronaca italiana lo abbiamo trovato un espediente abbondantemente abusato e usurato.

Catania ha fatto del suo meglio tra charme e sorrisi riuscendo a tamponare le falle, a portare a casa la faticosa serata. Perché, di fondo, non abbiamo capito l’urgenza che ha mosso la trasposizione dal romanzo, firmato appunto da Maltese, ad una pièce teatrale dalla quale non usciamo incuriositi ma soltanto con una lunga lista di cose che lo scrittore aveva affastellato, volti conosciuti che aveva incontrato o intervistato. Rimaniamo con un pugno di mosche chiedendoci che cosa ha spinto l’iniziativa, che cosa ha convinto sulla bontà dell’operazione che comunque è stata dolce, docile, indolore ma neutra, quello che il teatro non dovrebbe mai essere: inodore, incolore, in una parola sola innocuo. Quando è così abbiamo perso tutti, teatranti, organizzatori, pubblico. Le musiche di Nicola Piovani non hanno risollevato la situazione, così come i grandi nomi che escono fuori dal cilindro come conigli dal cappello del prestigiatore: ecco Pier Paolo Pasolini e Vincenzo Cerami, Mick Jagger e Roman Polanski, (in un sogno che ci ha ricordato il finale del film C’era una volta a…Hollywood di Quentin Tarantino dove Sharon Tate si è salvata dai seguaci folli e assassini di Charles Manson) Mariangela Melato, Carla Fracci, Giorgio Armani e Indurain, Woody Allen e Roberto Benigni fino all’immancabile, quando si parla di una delle più grandi ossessioni della sinistra di casa nostra, Berlusconi.

Catania tenta di identificarsi con Maltese ma la scelta della prima persona è un errore che lo fa essere meno credibile, fa deragliare immediatamente il suo tragitto, quell’Io che fa travisare e confonde la platea. L’attualità della malattia mischiata con il sogno miscelata con i passaggi di casacca tra i vari grandi giornali, La Gazzetta dello Sport e La Stampa, La Repubblica e Il Corriere della Sera fino a il Domani quasi appunto fosse un necrologio dove si elencano i successi e gli allori professionali. A rimpolpare il discorso una serie di eventi nazional-popolari ad infarcire una storia personale con quel tocco vagamente commovente di eventi e date che tutti hanno toccato, a sollecitare e solleticare una memoria collettiva forse ancora ferita: gli Anni di Piombo e Mani Pulite, Falcone e Borsellino e l’attentato ai Georgofili, Piazza Fontana. Una continua altalena tra il presente e il passato frammentato in un sogno olistico e annebbiato. Quando il giornalismo smette di raccontare ma mette davanti ad ogni periodo un ridondante e pesante Io allora la sua funzione primaria è stata alterata, quando il giornalista diventa personaggio oscurando i fatti o le persone che dovrebbe, o avrebbe dovuto, raccontare allora la sua finalità è stata adulterata, equivocata, fraintesa.

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Sono laureato in Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze, sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2004 e critico teatrale. Ho scritto, tra gli altri, per i giornali cartacei Il Corriere di Firenze, per il Portale Giovani del Comune di Firenze, per la rivista della Biennale Teatro di Venezia, 2011, 2012, per “Il Fatto Quotidiano” e sul ilfattoquotidiano, per i mensili “Ambasciata Teatrale”, “Lungarno”, per il sito “Words in Freedom”; per “Florence is You”, per la rivista trimestrale “Hystrio”. Parallelamente per i siti internet: succoacido.it, scanner.it, corrierenazionale.it, rumorscena.com, Erodoto 108, recensito.net. Sono nella giuria del Premio Ubu, giurato del Premio Hystrio, membro dell'A.N.C.T., membro di Rete Critica, membro dell'Associazione Teatro Europeo, oltre che giurato per svariati premi e concorsi teatrali italiani e internazionali. Ho pubblicato, con la casa editrice Titivillus, il volume “Mare, Marmo, Memoria” sull'attrice Elisabetta Salvatori. Ho vinto i seguenti premi di critica teatrale: il “Gran Premio Internazionale di critica teatrale Carlos Porto '17”, Festival de Almada, Lisbona, il Premio “Istrice d'Argento '18”, Dramma Popolare San Miniato, il “Premio Città di Montalcino per la Critica d'Arte '19”, il Premio “Chilometri Critici '20”, Teatro delle Sfide di Bientina, il “Premio Carlo Terron '20”, all'interno del “Premio Sipario”, “Festival fare Critica”, Lamezia Terme, il “Premio Scena Critica '20” a cura del sito www.scenacritica.it, il “Premio giornalistico internazionale Campania Terra Felix '20”, sezione “Premio Web Stampa Specializzata”, di Pozzuoli, il Premio Speciale della Giuria al “Premio Casentino '21” sezione “Teatro/Cinema/Critica Cinematografica e Teatrale”, di Poppi, il “Premio Carlos Porto 2020 – Imprensa especializada” a Lisbona. Nel corso di questi anni sono stato invitato in prestigiosi festival internazionali come “Open Look”, San Pietroburgo; “Festival de Almada”, Lisbona; Festival “GIFT”, Tbilisi, Georgia; “Fiams”, Saguenay, Quebec, Canada; “Summerworks”, Toronto, Canada; Teatro Qendra, Pristhina, Kosovo; “International Meetings in Cluj”, Romania; “Mladi Levi”, Lubiana, Slovenia; “Fit Festival”, Lugano, Svizzera; “Mot Festival”, Skopje, Macedonia; “Pierrot Festival”, Stara Zagora, Bulgaria; “Fujairah International Arts festival”, Emirati Arabi Uniti, “Festival Black & White”, Imatra, Finlandia.