.
E se lo studio delle stelle, dello spazio-tempo, dell’Universo fosse solo un pretesto, o l’altra faccia della medaglia o addirittura potesse essere assimilabile alla mistica e alla religione? Da una parte la scienza, la razionalità, i numeri, dall’altra la fede cieca in un’entità invisibile. E invece a guardare l’infinito delle galassie, perdendosi dentro i meandri della Creazione o del Big Bang, come lo vogliamo chiamare, è inevitabile parlare di Dio o Natura cercando quel Supremo (qualunque cosa sia) che ci ha creato e trovarlo nell’immensità e nella vastità (difficile anche solo da immaginare, proprio perché l’uomo è finito) del Cosmo quanto dentro la nostra anima in uno zoom che arriva nell’iperuranio e in un microscopio che sfida l’atomo. Da questa dicotomia parte la riflessione filosofica di Francesco Niccolini che stavolta ha affrontato il pensiero di Einstein nel suo Albert eD Io (visto a La Città del Teatro di Cascina; prod. Compagnia del Sole, Fondazione Sipario Toscana, Fondazione TRG) che gioca, appunto sul dialogo tra il genio della fisica e questa entità superiore. Il drammaturgo toscano in passato ha già collaborato con la Compagnia del Sole di Bari e sempre su temi scientifici: ne Il messaggero delle stelle e in L’universo è un materasso formando una ipotetica trilogia. Qui Niccolini e soci, la regia sicura di Marinella Anaclerio e la recitazione sfrontata ed esperta di Flavio Albanese, hanno dato il meglio di sé nell’impianto, nel testo, nella messinscena, nella resa mai didascalica, nell’approfondimento senza pedanterie, nella profondità matematica e numerica senza perdere di vista la letteratura. Tanti gli spunti che sono sorti e spuntati, fuoriusciti e sputati, tanto pensiero illuminato, molte domande.
,

,
Una grande lavagna alle spalle del monologhista (Albanese sempre padrone di ogni metro quadro della scena) e un albero che immediatamente ci ha ricordato quello iconico di Adamo ed Eva, fusto al quale poter connettere anche la teoria, e soprattutto la pratica dell’esperimento della mela di Newton per dimostrare la forza di gravità. Una pièce composita che per la sua realizzazione ha avuto bisogno di consigli e nozioni fornite da grandi astrofisici. Einstein ozia e pensa in questo parco quando ad un certo momento appare un ragazzino che sta giocando da solo; inizia un dialogo serrato tra i due con l’adolescente che, senza presupponenza né arroganza, mette in crisi il pensiero del Premio Nobel con le sue domande, spostando il punto di riferimento e facendogli vedere l’oggetto della loro discussione sempre da nuovi punti di vista, cercando nuove argomentazioni e diverse angolature di intelletto. Il bambino, che sta giocando a dadi (celebre la frase del fisico: Dio non gioca a dadi con l’universo per dimostrare l’assenza del Caso), dice al Professore che anche le cose sbagliate forse posso essere giuste, che l’errore e il fallimento non sono così da deprecare, che è possibile andare contro la logica, che anche dal Caos possono nascere le stelle come affermava Nietzsche. Le digressioni a tratti possono sembrare ostiche, anche se qui è stato fatto proprio un gran lavoro di pulitura e semplificazione per far capire a tutti le spiegazioni e rendere commestibili teorie e concetti, ma i nodi ben presto si dipanano in questo candido scambio tra un uomo aperto al dialogo e un giovane curioso che non lapida mai verità indissolubili ma è aperto al confronto, alla divertente retorica, ad una dialettica che rimetta in discussione i punti fermi e assodati di ogni sensato ragionamento. E qui non si parla di assurdo ma di potenzialmente possibile, qui si ragiona sugli esperimenti mentali che l’Universo e l’Infinito (intense le luci di Christian Allegrini) che ogni uomo ha dentro può generare con il suo pensiero quando è ripulito dalle sovrastrutture sociali che lo ingabbiano.
,

,
E’ inevitabile vedere in questo bambino (immaginario, gli presta la voce nel ricordo lo stesso Albanese, sempre credibile, fisicamente lo ricorda molto; per fortuna non si lascia andare alla linguaccia da Mick Jagger ante litteram abusata quando si parla del matematico) il Piccolo Principe nelle sue digressioni pure e umili, nei suoi punti interrogativi intelligenti e innocenti, nella sua chiarezza e onestà: L’Universo non è l’insieme delle regole dalle quali abbiamo deciso che sia regolato. Si parla di passaggio di energia alla materia e viceversa che a guardar bene altro non è se non la celebre frase Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma di Lavoisier, ma anche un’idea, un barlume della reincarnazione che ci fa disperdere tutti in atomi di carbonio (Siamo fatti della medesima sostanza dei sogni diceva Shakespeare mentre il divulgatore scientifico Carl Sagan scriveva che Siamo fatti della stessa materia delle stelle) tornando in circolo nel grande calderone della Vita. Fino ad arrivare alla teoria della relatività che ha reso celebre lo scienziato tedesco con le conseguenti derive morali sull’uso dannoso dell’energia che Oppenheimer utilizzò nel Project Manhattan nello sviluppo della bomba atomica. E’ adesso che tutto diventa palese e lampante: è proprio quell’uguale della famosa formula che diventa simbolo di uguaglianza tra tutte le cose viventi e non, tra tutti gli uomini senza nessun popolo eletto che si erga a distruttore degli altri proprio per la sua supposta e presunta e arrogante superiorità. Quell’uguale lì ci dice che non esistono assiomi o dogmi, che tutti devono essere rispettati alla stessa maniera in quanto figli della Natura.
,

,
Se si studia l’universo non si può far altro che essere pacifisti proprio perché siamo talmente infinitesimali essendo parte di un piccolo pianeta all’interno di un piccolo sistema solare dentro un contenitore infinito ma comunque in espansione. Roba che a pensarci viene il mal di testa e in seconda battuta sentiamo tutto il peso della nostra inutilità, minuzia, miseria, come poche formiche che si agitano in mezzo ad una mandria di migliaia di elefanti. Niccolini cuce parole affascinanti con un percorso interessante e la sua cifra poetica che lo contraddistingue. La realtà contrasta con il nostro modo di immaginarla, la realtà è l’illusione umana di poter controllare il suo intorno per riuscire a spiegarselo, per non averne paura, per trovare una giustificazione alla sua esistenza: Più studi l’universo, più ti avvicini a Dio sosteneva il grande scienziato. Se l’albero è la vita, noi non possiamo che essere il bruco che continua a giare intorno al fusto come il criceto sulla ruota. Se tutti noi avessimo avuto a scuola un maestro così appassionato come Flavio Albanese adesso non saremmo certamente astrofisici ma adulti pensanti, più curiosi, più consapevoli, sicuramente più felici. Forse Dio è soltanto la conoscenza, il non accontentarsi delle verità incrollabili, il cercare di guardare oltre, il non fermarsi davanti alle soluzioni facili. Albert eD Io incute timore e pacifica, inquieta e rasserena allo stesso tempo: è una sorta di sogno psichedelico, ha in sé il seme delle interviste impossibili dei vari Arbasino ed Eco, Calvino, Camilleri e Ceronetti, Malerba, Sanguineti, Sermonti e Squarzina e delle Operette Morali di Leopardi. Comunque, dopotutto, siamo figli delle stelle.
.


