Giovanni Sartelli, il poeta degli oggetti trovati

Timido e riservato Giovanni Sartelli, di cui ricorre il centenario della nascita, è stato un artista di avanguardia con una personalissima ricerca sugli oggetti poveri.

Se fosse cresciuto a Parigi avrebbe condiviso le idee e l’amicizia con Yves Klein, Arman, Jean Tinguely, Daniel Spoerri e Raymond Hains e Pierre Restany lo avrebbe introdotto nel movimento da lui fondato del Nouveau Réalisme che ebbe vita per un decennio circa dal 1960 al 1970.

La sua carriera espositiva invece si sviluppa per lo più tra Imola e Bologna, vicino alla sua Imola dove è nato e dove lavora. Fu notato nel 1958 a Bologna, in una mostra al Circolo di Cultura, presentata da Maurizio Calvesi e Andrea Emiliani che lo appoggiarono per tutta la sua carriera. Fu proprio grazie a Maurizio Calvesi e agli artisti Afro Basaldella, Lucio Fontana e Cesare Gnudi, che nel 1964 fu invitato a partecipare alla XXXII Biennale di Venezia e prima, nel 1962, riceve il premio per la scultura del Ministero della Pubblica.

Tranne alcuni episodi mondani Sartelli trascorre la sua vita lontano dai riflettori nella tranquilla Imola tra l’atelier dell’Ospedale psichiatrico “Luigi Lolli” di Imola dove, dagli anni ’50 fino agli anni ’80, insegna pittura e il suo studio prima collocato dentro la Rocca di Imola, poi a Codrignano nella valle del Santerno.

Claudio Spadoni, critico e amico, che lo ha amato e riconosciuto per il suo grande valore artistico, ha curato la bellissima antologica “L’incanto della materia” in corso al Museo di San Domenico di Imola fino al 13 luglio.

La mostra presenta, con oltre settanta opere selezionate dall’Archivio Sartelli, il suo percorso artistico dagli esordi in continuo confronto con oggetti di recupero tratti dalla natura come foglie, ragnatele, paglia, legno, foglie, carte e ferri arrugginiti.

Uno dei lavori che apre la mostra è appunto una delle prime “ragnatele”. Già alla fine degli anni ’50, molto in sintonia con i tempi della Seconda Avanguardia, Sartelli mette in cornice delle semplici ragnatele come “oggetti trovati”. La loro texture “quasi informale e gestuale” si trasforma in un dipinto dove le luci e le ombre conducono lo sguardo a costruire paesaggi astratti, vibranti di poesia ed emozioni.

Poi tutta la sua carriera si sviluppa in un confronto serrato con la materia organica che composta in collage seriali costruisce scritture immaginarie e racconti emotivi che rivelano un approccio meditativo alla natura e alla vita.

In alcuni lavori, stupendi, come il tavolo e o la sedia posti in un contenitore di plastica semi trasparente sembra unire magistralmente la lezione degli oggetti impacchettati del Surrealismo e di Christo alla riflessione metafisica di Morandi sul quotidiano.

La mostra di Imola è completata da una piccolissima mostra nella Project Room del MIC di Faenza dove sono esposti una decina di lavori in terracotta. Sartelli si avvicina alla terracotta negli anni Novanta proprio grazie alla frequentazione del faentino Circolo degli artisti. Le terrecotte sono utilizzate come elementi naturali che si fonodono a tronchi di legno come fossero funghi oppure segni di alfabeti immaginari.

Vista domenica 5 giugno a Imola al Museo di San Domenico e al MIC Faenza.