Mario Tozzi e Enzo Favato e i fantastici miti del Mediterraneo

Tozzi e Favata, foto Marco Paroll

Che il Mare Nostrum sia stato fondamentale per l’evoluzione culturale – in senso lato –  dell’essere umano da Oriente a Occidente, non c’è dubbio. Al di là delle oggettive evidenze storiche, sociali, scientifiche, geografiche e via documentando, lo dimostra in modo innegabile l’affollamento di miti e leggende che tutte le popolazioni indigene, da sempre, si raccontano e tramandano. A raccogliere e ordinare tutto quel materiale, già verrebbe fuori uno spettacolo ricco e piacevole…però è molto di più Mediterraneo, le radici di un mito, visto all’Arena dei Pini di Milano Marittima e in pieno (pluriennale) tour, quindi raccomandabile dovunque lo si incontri.

Storie fantastiche, si diceva, tutt’altro che ‘fantasiose’ poiché sempre più dimostrate, di eventi e personaggi il cui significato razionale importa relativamente perché non va oltre, spesso, il bell’aneddoto. Mario Tozzi (si, proprio lui, il noto geologo televisivo, primo ricercatore CNR) ha provato a dare una lettura squisitamente simbolica di quel patrimonio tradizionale antichissimo che, incrociato con evidenze archeologiche/innovative tecniche d’indagine/tracce documentate di ancestrali movimenti tellurici come di eventi climatici anche devastanti, ha prodotto uno studio davvero interessante. Da lì un libro, “Mediterraneo inaspettato”, che dai tipi di Feltrinelli è diventato copione teatrale, in bell’equilibrio tra parole e suono. Enzo Favata, musicista d’origine sarda dal curriculum invidiabile, sul palco insieme a Tozzi realizza “un suggestivo tessuto sonoro – scrive Stefano Marchetti nella presentazione, sul libretto del cartellone ‘il Trebbo in musica, Ravenna festival a Cervia-Milano Marittima’ – che intreccia sassofoni, clarinetti e strumenti etnici con l’elettronica dal vivo per creare un’atmosfera magica, rarefatta, evocativa, misteriosa”.

Si è più volte osservato come, parlando del nostro mare, si debba ammettere che unisca le genti che lo abitano piuttosto che separarle: è proprio la mitologia delle varie culture a dimostrarlo. Elementi e personaggi fisicamente distanti ma profondamente legati, osservati con rigore scientifico dimostrano d’essere tutt’altro che inventati quanto simbolicamente concreti, profondi. L’oracolo di Delfi, storie bibliche come il Diluvio Universale, la leggenda di Atlantide, gli attributi e le devozioni di certi Santi oppure, ancor prima, pratiche legate a Divinità pagane, le sepolture dei Faraoni egizi, le Colonne d’Ercole, i misteriosi templi a Malta, la civiltà nuragica in Sardegna… “Il mito è la forma più duratura e persistente di trasmissione della memoria, anche in questi tempi di memorie tecnologiche e digitali – nota lo studioso– Abbiamo miti che vengono raccontati da diecimila anni e tramandati soltanto oralmente eppure resistono al tempo, molto più di quanto potranno durare magari certi supporti fisici come i cd e i dvd. Per tutti noi ‘sapiens’, è tipico affidarci a un racconto orale: la capacità di raccontare è quanto distingue davvero gli uomini da tutti gli altri viventi. (…) Quasi certamente molti miti hanno una radice fisica. Crediamo che siano stati creati partendo da elementi reali che gli antichi non potevano spiegare in altra maniera se non costruendo delle storie. Ne consegue che anche il mito può essere esplorato con gli strumenti della scienza e della conoscenza, ricostruendone possibili origini che nulla tolgono al mistero e al fascino che certi racconti ancora esercitano su di noi”.

Non è da solo lo studioso, si diceva, sul palco: il Maestro Favata crea ogni volta assai più che un ‘tappeto sonoro’. Rielaborando melodie e ritmiche delle tradizioni Mediterranee – ad un certo punto viene da alzarsi per ballare la pizzica. La parola, la musica, la ricerca, cioè Poesia-Emozione-Logica, sono strumenti del divulgatore, i quali a Tozzi non difettano, lui che è riuscito ad interessarci alla geologia, scienza che si occupa di quel che sta sotto i nostri piedi (prima, giusto le suole delle scarpe…) ma tantissimo può rivelarci del passato studiando gli effetti di terremoti e inondazioni. Fenomeni oggi non completamente spontanei/accidentali per l’azione dell’uomo, per cui saperne di più può aiutarci nel presente a tenere comportamenti che preservino nel futuro la Terra e le creature che l’abitano.

Non è un caso che lo spettacolo “Mediterraneo, le radici di un mito” sia stato promosso come ideale conclusione della rassegna Romagna in Fiore.

“Tozzi e Favata danno così un grande contributo alla cultura del rispetto verso il nostro pianeta – ha commentato il direttore artistico Franco Masotti – che sta per fortuna sensibilmente crescendo. Lo dimostrano le oltre 25.000 presenze registrate”. Pubblico che quest’anno ha partecipato pagando una piccola quota e contribuendo anche al recupero di alcuni danni cosiddetti ‘naturali’. “Persone che hanno espresso il loro gradimento – riprende – sia per il bisogno di concerti sostenibili ecologicamente ed economicamente sia per l’occasione di scoperta e consapevolezza d’un territorio bellissimo benché ferito. Con questa formula, tutti si sentono partecipi in modo informale e di grande libertà nell’accoglienza degli spazi all’aperto, alla luce del sole e di più leggero impatto energetico grazie alle batterie che alimentano le attrezzature dei service, caricate coi pannelli solari del Teatro Alighieri di Ravenna. C’è dietro un grande impegno organizzativo – conclude – cui lavora una squadra d’una trentina di persone. Ma sentire gli artisti contenti, come alla fine commentano, di poter guardare in faccia chi li ascolta e poter donare la propria arte per solidarietà ed aiuto concreto, è grande soddisfazione”.

Senza dimenticare, per dirla con Mario Tozzi che: “Le società degli uomini esistono grazie ad un temporaneo consenso geologico…”

Lo spettacolo Mediterraneo, le radici di un mito sarà replicato il prossimo 20 luglio alla rocca di Marsciano, nella vicina Umbria.