‘In transito’: torna a Ravenna la danza urbana e d’autore di Ammutinamenti

mk, Bermudas_forever, foto di Andrea Macchia

Una riflessione sul movimento, un invito a riconoscere il flusso della vita, le energie che ci attraversano e, inevitabilmente, ci cambiano. È questo il tracciato della 27esima edizione di Ammutinamenti, il festival di danza urbana e d’autore dell’associazione Cantieri Danza, che torna ad abitare la città di Ravenna dal 5 al 14 settembre, con un’anteprima il 21 agosto in collaborazione con la rassegna Ra-dici di Spazio A.

«Quest’anno – racconta Christel Grillo, curatrice insieme a Francesca Serena Casadio – ci siamo interrogate sul concetto di “transito”, ispirandoci alla dimensione astrologica come metafora per parlare di trasformazione, di ascolto interiore, di cambiamento individuale e collettivo. Questo ci ha offerto una chiave per riflettere sui cambiamenti che stiamo attraversando su diversi fronti, dalla curatela artistica al contesto storico in cui viviamo. In transito è dunque il titolo della 27esima edizione, che vede il festival come un luogo in cui sono i corpi a raccontare la trasformazione, dando vita a una sorta di rito collettivo per poi tornare ad abitare il presente Così come i pianeti attraversano il cielo, anche noi, nel nostro piccolo, attraversiamo territori, concreti, emotivi o simbolici. Abbiamo scelto di visualizzare i corpi come mappe e i gesti come segni, un’intuizione che è andata a ispirare  anche l’immagine guida di quest’anni. La grafica non rappresenta soltanto la poetica, ma anche la nostra idea di festival come strumento che non offre risposte ma propone traiettorie, uno spazio in cui ogni artista possa lasciare il segno del suo transito, per poi proseguire il suo cammino»

Mi sembra ci sia una continuità con l’inizio della vostra direzione artistica collettiva: siete partite con Futura, passate per Controtempo e ora siete In transito, tutte espressioni che richiamano la temporalità e la trasformazione. È effettivamente così? Rivela qualcosa dell’evoluzione della vostra direzione artistica collettiva? 

«Questa edizione vede me e Francesca Serena Casadio unite in un’idea di curatela come atto collettivo: nessuna di noi due infatti immagina di guidare il festival in autonomia. Lavorare insieme ci permette di condividere il peso delle scelte e delle responsabilità, ma soprattutto apre un ricco e virtuoso confronto. La continuità con le poetiche degli ultimi due anni è di certo presente perché ogni edizione rappresenta una tappa di crescita di Ammutinamenti, ma anche di una maggiore consapevolezza personale. Con Futura guardavamo lontano, con Controtempo abbiamo rallentato e ora con In transito ci mettiamo in ascolto del movimento stesso, di cosa ci attraversa e ci trasforma».

Entrando quindi nel vivo della 27esima edizione, come si declina il concetto di transito nei vari appuntamenti e quali sono le principali novità?

«Per la selezione, siamo andate a ricercare delle pratiche che fossero “in transito” tra i generi, i linguaggi, le identità e anche le generazioni. Abbiamo inoltre scelto artisti e artiste che propongono creazioni intese come viaggi aperti, traiettorie, e non come punti di arrivo, artisti in grado di restituire con il loro corpo il senso del cambiamento da un lato e il desiderio di radicamento dall’altro. Ci interessava proporre lavori in cui il movimento non fosse solo gesto, ma anche trasformazione. Tra gli esempi più significativi in questo senso, ci sarà il grande ritorno a Ravenna di mk, con Bermudas_forever, che esprime a pieno la forma di un moto perpetuo: è di fatto una performance che si genera proprio a partire dal transito delle persone, una sorta di paesaggio in movimento, perché chiunque può partecipare in prima persona o semplicemente assistere. Un altro lavoro esemplificativo è Cani lunari di Francesco Marilungo, presentato in prima regionale, che declina il concetto di transito nel passaggio tra mondi: il visibile e l’invisibile, il corpo e lo spirito, la razionalità e la magia, l’umano e l’animale. Si tratta di una performance quasi sospesa, incentrata sul femminile, sulle metamorfosi e sulle fasi lunari».

Davide Tagliavini, foto di Claudio Monti

Si conferma inoltre la Vetrina della nuova danza d’autore. Quali linguaggi e tematiche affronta la nuova generazione?

«La Vetrina è ormai un appuntamento fisso del festival durante il secondo weekend di festival. Le creazioni vengono selezionate dai 38 partner del Network Anticorpi XL, diffusi in tutta Italia in 16 regioni. La selezione dunque non avviene a partire dalla nostra curatela artistica, ma in maniera collegiale tra i partner di rete, perciò le poetiche affrontate dai 14 giovani autori e autrici in calendario risultano estremamente variegate e riflettono le urgenze dei giovani coreografi/e. Quest’anno si può notare una tendenza a confrontarsi con temi quali la costruzione dell’identità, la relazione tra corpo e atto politico, l’iper-connessione e lo scrolling. La nuova generazione sembra quindi interrogarsi sul presente per tentare di riscriverlo, immaginandone un’alternativa. Non solo i linguaggi, ma anche le età sono eterogenee, perché non imponiamo un limite anagrafico, ma i 5 anni di attività produttiva».

Il 21 agosto ci sarà inoltre un’anteprima in collaborazione con Ra-dici. Di che si tratta? 

«Confermiamo per il secondo anno la collaborazione con Ra-dici, la rassegna teatrale di Spazio A, Dal momento che ogni anno propone un appuntamento dedicato alla danza e la coda della rassegna  tende a coincidere con il periodo di inizio del Festival Ammutinamenti, abbiamo deciso di attivare questa collaborazione. Per l’edizione 2025 abbiamo scelto di ospitare Giulio Santolini, performer che aveva già attraversato il nostro corso di alta formazione I corpi e le voci della danza e la scorsa edizione del nostro percorso formativo Nuove Traiettorie (Network Anticorpi XL) in cui aveva iniziato a lavorare proprio alla creazione che presenterà durante l’anteprima del festival, Kamikaze_spero vada meglio dell’ultima volta, in programma alla Vecchia Pesa di Classe. La proposta è arrivata da Spazio A e ancora una volta ci siamo trovati in sintonia».

Guardando invece al difficile contesto politico-culturale in cui riversano il teatro e la danza in Italia, come sta il vostro settore e che cosa può fare Ammutinamenti per resistere e reagire?

«Ci sentiamo sicuramente molto scosse da quanto sta accadendo al sistema dello spettacolo dal vivo in Italia. Molte realtà che avevano intrattenuto grandi relazioni con i loro territori, con importanti percorsi di crescita delle relative comunità, sono state colpite duramente. Abbiamo espresso pubblicamente il nostro disappunto e come Festival ci riconosciamo nella preoccupazione collettiva. Nel nostro piccolo, cerchiamo di fare micro-azioni per aiutare la comunità culturale. Crediamo che la danza – e con essa tutto lo spettacolo dal vivo – abbia un valore insostituibile nella visione del futuro, perciò come festival non possiamo far altro che continuare a lavorare con ancora più determinazione, consapevoli della responsabilità che abbiamo a livello territoriale e professionale, ma anche dell’urgenza di un riconoscimento, a mio avviso sistemico, del lavoro artistico-culturale».

L’aria che tira è quella di un certo scetticismo nei confronti delle reti, ma al contempo è vivo il desiderio di ritrovare la fiducia del “fare gruppo”: sembra l’unica strada possibile…

«Noi non abbiamo di certo una soluzione facile e assoluta, sono situazioni in divenire. Crediamo però fermamente che non vi siano al momento altre strade per un’ azione efficace e duratura, radicata, se non proprio quella del “fare gruppo” come dici tu. In questo scenario unire più voci è molto importante, non solo tra realtà del mondo artistico ma più in generale all’interno della comunità nel senso più ampio possibile. Immaginiamo Ammutinamenti come un momento privilegiato in cui potere ingrandire, approfondire, rafforzare sempre di più i legami, rinnovando le collaborazioni già attive da tempo e cercando di attivarne sempre di nuove, avviando dialoghi e confronti».

Unterwasser, foto di Michela Gandolfo

Alla luce di tutto questo, delle trasformazioni del festival e dei suoi 27 anni, a che orizzonte guarda Ammutinamenti?

«Credo che nella precarietà del settore, in un periodo in cui le risorse vengono tagliate e tanti progetti rischiano di scomparire, sia necessario esserci, cercare di costruire processi di relazione e di crescita, coltivare gli spazi per questo tipo di pratiche artistiche, curare il rapporto con artisti e artiste, con la comunità e con il pubblico. A voler guardare quindi al futuro, vedo un orizzonte condiviso, fatto di  alleanze; un orizzonte di cooperazione e di cura, nella speranza che la danza abbia ancora molto da mostrare e dimostrare, con la sua grande potenza trasformativa».

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