Ci sono storie che nascono da un imprevisto.
Nel febbraio del 2024, un cambio programma mi ha impedito di andare a Milano, a teatro, a vedere lo spettacolo messo in scena da Tommaso Urselli, Il rivoluzionario errante liberamente ispirato al libro di Claudio Facchinelli, Lumpatius Vagabundus. Sulle tracce di Nikolaj Sudzilovskij medico e rivoluzionario.
Così nei mesi successivi ho deciso di leggere il libro di Facchinelli. Mi sono buttato a capofitto sulle pagine per non perdere neanche una parola, un dettaglio.
Ho preso appunti, scritto pensieri, che sono rimasti chiusi però nel mio quaderno fra un esercizio di grammatica russa e l’altro, fino ad oggi.
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Nikolaj Sudzilovskij, figura affascinante e contraddittoria, fu un medico, un rivoluzionario, un “vagabondo del mondo” e il Presidente del Senato delle Hawaii.
La sua vita è un’avventura che attraversa epoche, quattro continenti, un crocevia di idee e molte lingue.
Lasciando dietro di sé tracce tanto luminose quanto frammentarie. Nikolaj nacque in Bielorussia nel 1850, sotto la rigida tirannia zarista. Fin da giovane si interessò di scienze più che di giurisprudenza, infatti, dopo vari percorsi di studio iniziati e poi interrotti, nel 1877 si laureò a Bucarest in medicina.
In questi anni molti giovani dell’intellighenzia russa, oppressi dal regime zarista, iniziarono ad avvicinarsi a idee rivoluzionarie, spinti dal desiderio di libertà e di emancipazione.
Lo stesso Sudzilovskij nel 1875 si procurerà un passaporto falso col nome di John Russell: un’identità che segnerà gran parte della sua vita errabonda. Da quel momento il suo destino sarà legato all’esilio, prima in Europa e poi oltreoceano.
Nicolaj è stata una figura dalle mille sfaccettature.
Le sue competenze in chimica e biologia lo porteranno ad essere sospettato dalle autorità di attività sovversive, e accusato di fornire ai compagni le conoscenze per preparare esplosivi. Quello che colpisce di più della sua figura però è la sua statura morale: Sudzilovskij era un uomo guidato da ideali di giustizia e di libertà che porterà attraverso i continenti, senza mai rinunciarci.
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Uno dei capitoli più sorprendenti della sua vita è quello legato alle Hawaii.
Qui con il nome di Nicholas Russell, Sudzilovskij, assunse la carica di Presidente del Senato con un ruolo di primo piano nella vita politica. Una parabola quasi incredibile, da esule perseguitato in Russia a uomo delle istituzioni in un paese lontanissimo, geograficamente e culturalmente.
Sudzilovskij ci sorprende per le sue capacità di reinventarsi continuamente, mantenendo ferma la sua vocazione politica sempre a favore dei più deboli. Anche se il suo coinvolgimento col marxismo non fu mai lineare. Attratto dalle teorie di Marx ed Engels, Sudzilovskij resterà una figura autonoma che non si piegherà alla disciplina del materialismo storico. In questo si distinse dagli altri rivoluzionari di questi anni, che vedevano invece nel marxismo l’unica direzione da seguire. Il suo rapporto con i narodniki, i populisti russi, fu probabilmente l’aspetto più significativo della sua esperienza politica. Questi credevano che i contadini fossero la vera forza della rivoluzione e sognavano una società basata sulle comunità rurali, un’alternativa al capitalismo e allo stesso socialismo industriale.
Anche se condivideva molto dei loro ideali, Sudzilovskij, non fu mai neanche un “vero un populista”: troppo cosmopolita, troppo poco legato a un solo posto per credere davvero che la rivoluzione potesse nascere solo nelle campagne. Eppure questa sua attenzione per gli ultimi e per la giustizia sociale, il suo percorso e quello dei narodniki, si incrociarono più volte.
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Guardare la vita di Sudzilovskij significa capire meglio la storia della Bielorussia. Allora come oggi, il paese vive e viveva sotto una politica di autoritarismo che soffoca le libertà politiche e civili. Durante lo zarismo, la censura e la polizia segreta, l’Okhrana, reprimevano ogni forma di dissenso. Oggi, a distanza di più di un secolo, la situazione non è molto diversa: dopo le contestate elezioni e le proteste duramente represse nel 2020 la Bielorussia è ancora governata con il pugno di ferro da Aleksandr Lukašenko esponente dell’autoritarismo che guida il paese fin dal 1994.
La vita di Sudzilovskij non è solo una storia ma una lente per leggere il presente. La sua voglia di libertà, il suo rifiuto delle ingiustizie e il suo instancabile “nomadismo politico” parlano ancora oggi a chi lotta per i diritti civili e per l’indipendenza culturale in Bielorussia e non solo.
Riprendere in mano la sua vita a distanza di mesi mi ha aiutato a rivedere con occhi diversi il non essere andato a teatro. Lo spettacolo mi avrebbe sicuramente emozionato, ma non avrei avuto l’occasione, in queste settimane, di conoscere la figura di Sudzilovskij. Purtroppo ho aspettato troppo tempo per pubblicare questo pezzo. Qualche giorno fa, infatti facendo ricerche in rete per contattare Facchinelli e mandargli questo pezzo per essere pubblicato, ho appreso della sua recente scomparsa.
Chissà se questo pezzo gli sarebbe piaciuto…
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