Sabato 15 novembre, alle 18, inaugura a Lugo un’ampia mostra, a cura di Massimiliano Fabbri, composta da quattro personali che si susseguono nelle stanze del palazzo razionalista ex Cassa di Risparmio, sede della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (piazza Baracca 24).
Tutte le personali, tra ceramica, disegno e pittura, ruotano intorno A “Flora e…” la corposa mostra antologica dell’artista faentino Nedo Merendi (classe 1957).
La mostra antologica di Nedo Merendi raccoglie trent’anni circa di attività dell’artista ed è composta da una quindicina di maioliche (piatti e vasi), otto dipinti ad olio (paesaggi), otto grandi disegni su carta inediti (il cane Flora nel paesaggio) e un centinaio di piccole carte dipinte: un’importante e vasta selezione della sua produzione che affianca temi, linguaggi, tecniche, materiali e stagioni differenti.
Intorno al suo progetto espositivo sono stati invitati anche tre artisti più giovani Francesca Cerfeda, Filippo Maestroni e Cinzia Ortali, tutti con base a Faenza e che, tra ceramica, disegno, pittura, ricamo e installazioni, allestiranno tre piccole personali che funzionano un pò come lune, o satelliti che a partire dai medesimi materiali e linguaggi utilizzati da Nedo Merendi, offrono tre ulteriori modi di vedere, possibilità e mondi che si ramificano nelle stanze e sale del palazzo espandendo il racconto e l’esplorazione.
La personale di Cinzia Ortali (classe 1975) si intitola “Due stanzette tutte per me” e presenta disegni barocchi ispirati a San Girolamo (2023), ricami a punto croce realizzati tra il periodo Covid e il 2024, composizioni circolari quotidiane basate su uno «schema a girasole» (2023-2025), e piccoli ritratti dell’alluvione di Traversara (2025): un percorso tra arte-terapia, recita e diletto personale.
“Saturnina” è invece l’interpretazione personale di Francesca Cerfeda (Napoli, 1993) del rito dei Saturnalia, festa antica che sovverte l’ordine, sospende il tempo e apre uno spazio nuovo e altro che qui ospita simulacri, ritratti e idoli che nascono dall’introspezione e dall’immaginazione, in un’interpretazione intima, ironica e privata dell’antico rito che si intreccia con ombre e fantasmi personali.
Infine Filippo Maestroni (1994) propone infine “Fiori di Faenza” una ricerca sulla mitologia territoriale faentina attraverso il dialogo con gli artisti del passato locale (Giani, Baccarini, Rambelli, Drei, Ugonia, Nonni, Tampieri, Moreni) e con i calanchi da cui nasce la ceramica: memoria di mani che come fiori si sono succedute nelle stagioni creando e perpetuando la bellezza.
Durante l’inaugurazione della mostra ci sarà anche un concerto di musica elettronica di Giovanni Dalmonte, che proporrà improvvisazioni al synth modulare utilizzando campioni che registrano suoni di insetti e uccelli, ed esplorando melodie in tempo reale: l’evento sarà anche arricchito dalla «flora di carta» di Andrea Merendi, creando un dialogo suggestivo tra suono, natura e arte.
Per l’occasione sarà anche disponibile il catalogo della mostra, autoprodotto dall’artista, con un testo critico di Massimiliano Fabbri.
La mostra è visitabile fino al 14 dicembre 2025.
Info: www.museobaracca.it


