“Romina”, la formazione ai margini di un’aspirante boxer

Fa tappa a Faenza (dopo Roma e Bari) il tour per l’Italia di presentazione del documentario Romina, diretto da Valerio Lo Muzio e Michael Petrolini. La proiezione avrà luogo martedì 11 novembre, alle ore 21.00, al Cinedream. Sarà presente in sala Michael Petrolini, per dialogare con il pubblico. Poi il 12 novembre sarà a Modena al cinema Victoria.

Il documentario è stato presentato nel 2024 al Biografilm festival di Bologna, dove ha ottenuto diversi riconoscimenti. È stato in seguito selezionato da diversi festival italiani ed europei, con una buona accoglienza (da segnalare il premio al miglio documentario al Festival Mente Locale e il premio del pubblico a Documentaria).

Il documentario intreccia due piani narrativi.

È in primo luogo un racconto di formazione, che ci mostra, attraverso la storia di Romina, le difficoltà di crescere e di realizzare le proprie aspirazioni di una giovane immigrata sudamericana di seconda generazione in un quartiere periferico di Bologna (la Bolognina, storicamente caratterizzato da una forte componente multietnica e proletaria), della ricca ed evoluta Bologna. Seguiamo l’esistenza di Romina e della sua famiglia, la madre e il piccolo fratello, alle prese con le difficoltà della vita a Bologna per chi vive ai margini del suo diffuso benessere, una marginalità fatta di lavori precari e malpagati e di esistenze dal percorso incerto, sempre sul filo di un precario equilibrio.

Il documentario poi ci racconta di una palestra popolare, Bolognina Boxe, che in quel quartiere opera, tra mille difficoltà (gli affitti carissimi e le odissee burocratiche nate da un esposto di un vicino che si lamenta per l’eccessivo rumore), e che svolge una importante funzione sociale, togliendo dalla strada tanti giovani ed offrendogli, tramite lo sport, una possibilità di integrazione. A tirare di boxe in questa palestra c’è anche Romina, che sogna di poter arrivare a svolgere attività agonistica. I titolari della palestra e gli altri ragazzi che qui incontra sono per lei una sorta di seconda famiglia, un argine al senso di precarietà che la ragazza affronta ogni giorno con la propria vita e quella della sua famiglia.

La madre di Romina, Berta, in passato ha commesso degli errori, ma in seguito ha cambiato strada, ha trovato un lavoro in un’impresa di pulizie fino ad arrivare all’agognata assunzione a tempo indeterminato. Ma la giustizia, che nel nostro paese offre mille vie di fuga per tante forme di illegalità diffuse, quelle dei colletti bianchi, è implacabile con chi vive ai margini, e arriva il momento in cui chiede il conto a Berta.

E così quel fragile equilibrio che Romina aveva raggiunto rischia di andare in mille pezzi.

Abbiamo posto alcune domande a Valerio Lo Muzio.

Come è nata la vostra idea, da dove siete partite e come si è sviluppata la realizzazione del documentario?

“L’idea è nata quando lavoravo come giornalista per La Repubblica e mi fu chiesto di andare in Bolognina Boxe per intervistare Pamela Malvina, l’atleta che aveva appena vinto i Campionati Italiani Assoluti nel 2019, in pieno Covid. Una volta entrato in quella palestra, mi sono innamorato subito sia delle persone che l’attraversavano sia di quelle che la guidavano. Ho iniziato a dare una mano come responsabile ufficio stampa e lì è nata l’idea dal maestro Alessandro Dané di realizzare un documentario. Così, iniziai a valutare quali potessero essere i personaggi da inserire all’interno del nostro documentario e incontrai Romina. Me ne innamorai da subito. Mi sembrava una persona con una storia molto potente alle spalle e soprattutto anche la sua fisionomia mi colpì molto: era bassina, mingherlina, ma picchiava forte. Sul ring mostrava di avere un’altra personalità. Era una ragazza che non parlava molto, ma che trasmetteva molto con gli occhi. Quindi ne parlai subito con Michael Petrolini e lo coinvolsi nel progetto, guidando insieme a lui la regia. Io sono rimasto come autore e regista, lui invece si è anche occupato della direzione di fotografia.Abbiamo passato un lungo periodo di ‘immersione’, stando vicini a Romina e alla sua famiglia, per abituarli sia alla nostra presenza sia alla presenza di una troupe. Il progetto si è trasformato in un viaggio lungo 4 anni. Se dapprima volevamo raccontare il sogno di Romina di diventare una pugile professionista, seguendo il flusso degli eventi della sua vita, ci siamo accorti che la storia stava andando in un’altra direzione, sicuramente più emozionante, complessa e originale”.

Nel film si vede il momento in cui Berta, la madre di Romina, è arrestata dai carabinieri. Come è nata questa ripresa? In questo caso la giustizia non fa sconti. Nonostante Berta abbia mostrato di avere cambiato vita arriva comunque, a distanza di anni, l’esecuzione della condanna. Avete voluto mostrare i condizionamenti di classe nell’amministrazione della giustizia?

“La ripresa dell’arresto di Berta è nata grazie alla prontezza di Romina di avvisarci di quello che stava accadendo. Sapevamo che la polizia sarebbe potuta arrivare da un momento all’altro ma non sapevamo quando. Mi ricordo che Romina mi chiamò mentre ero in autostrada, stavo andando a Modena per un altro lavoro e per fortuna avevo la camera con me, a quel punto ho fatto inversione e ho cercato di arrivare a casa loro il prima possibile, mi sono posizionato sotto casa e ho acceso la telecamera. Quando le forze dell’ordine mi hanno visto mi hanno intimato di spegnere la telecamera e volevano sequestrarla. In realtà per noi mostrare questa scena non era una mera narrazione, ma anche mostrare il paradosso di una giustizia che ha tempi biblici, dove l’esecuzione di una condanna può arrivare anche a distanza di molti anni, quando come nel caso di Berta, la persona ha già cambiato vita. Siamo nel Paese in cui, se una persona commette un’evasione fiscale o ruba, non finisce in carcere; mentre se rubi una gallina finisci in carcere. A persone come loro, ai marginalizzati, alle persone nelle periferie delle nostre città, non viene perdonato nulla, sia che passino col rosso o che facciano uno scippo. Questa cosa mi ha colpito molto. Il carcere dovrebbe avere una funzione rieducativa e di reinserimento dei detenuti, nel caso di Berta (e di tanti altri) sembra solo un accanimento, considerato che appunto la donna aveva già scontato una parte della pena e che quelle azioni delittuose appartenevano al passato”.

L’esito finale del percorso di crescita di Romina che significato ha per voi? In che misura si tratta di una sconfitta personale o la conseguenza di una condizione di marginalità sociale che impone scelte o che non permette di scegliere?

“Romina è un’italiana di seconda generazione, vive in un quartiere marginale, o meglio marginalizzato, cresciamo in un contesto sociale in cui ci viene detto che realizzare i propri sogni è semplice: basta impegnarsi, rimboccarsi le maniche e darsi da fare, ma non è sempre così. Credo che per chi nasce in un determinato contesto, realizzare quei sogni non sia facile, anzi sia molto più complicato. Ecco, la boxe è una rinuncia a un sogno per Romina, perché si scontra con la realtà della vita: una vita fatta di precarietà, di lavoretti di merda a 3 euro l’ora, di marginalizzazione. Siamo cresciuti come esseri umani anche noi registi insieme a Romina. Riteniamo che la sua storia non sia una sconfitta personale. Romina ha imparato a credere in sé stessa, ha imparato ad affrontare le difficoltà della vita, prendendosi cura del fratellino durante l’assenza della madre. Nel film si vede una crescita personale della protagonista, ma siamo cresciuti anche noi, é più quello che ha dato Romina a noi registi, che non viceversa. Per Romina io e Michael siamo diventati dei fratelli maggiori e noi la consideriamo la nostra sorellina”.

Il film dopo la sua presentazione al Biografilm festival del 2024 ha partecipato a diversi altri festival cinematografici, ottenendo diversi riconoscimenti. Questo vi sta aiutando nella distribuzione del film? Oltre alle proiezioni itineranti che state organizzando in giro per l’Italia, che tipo di distribuzione avrà il vostro documentario?

“In realtà ci stiamo rendendo conto di quanto sia difficile per un documentario trovare spazio nelle sale. Quella del documentario resta una nicchia, e purtroppo non bastano i premi vinti a garantirne la visibilità. Esiste ancora un vero e proprio gap culturale da parte di una parte del pubblico, che tra un film commerciale e uno indipendente tenderà sempre a scegliere il primo, magari attratto dai grandi nomi o dalle produzioni più note. Per quanto riguarda il percorso distributivo, molto dipenderà dai programmi della nostra distribuzione, che in questo momento sta affrontando diverse difficoltà. Stiamo cercando di individuare le soluzioni migliori per dare al film la visibilità che merita, anche attraverso canali alternativi e collaborazioni mirate”.

 

Previous articleTra biologia e sogno. Note su Elysium di C.G.J. Collettivo Giulio e Jari
Next articleLa città come partitura: Stalker Teatro a Pontelagoscuro con Teatro Nucleo
Dario Zanuso: Ama, al pari di un’iguana, crogiolarsi per ore al sole, ma come una talpa, si trova a suo agio anche nel buio di una sala cinematografica. Il suo sogno nel cassetto è di proporre alla Direttrice una rubrica di recensioni letterarie dal titolo “I fannulloni della valle fertile” o “La valle fertile dei fannulloni”, è indeciso; da sveglio si guarda bene dal farlo: è pigro quanto un koala australiano. Aldo Zoppo: Collaboratore di Gagarin Magazine dal 2010, ha ideato con il fido Dario la rubrica Telegrammi di Celluloide. Nasce a Napoli nei mesi delle rivolte studentesche del ‘68, si trasferisce a Ravenna a metà degli anni ’90 e diventa cittadino del mondo, pur rimanendo partenopeo nell’anima. Lo si trova abitualmente nei vari festival cinematografici del bel paese, apprezza molto le produzioni dei “Three amigos” del nuovo cinema messicano e la cinematografia italiana, dal Neorealismo alla commedia all’italiana. Attore teatrale per hobby, ha interpretato tanti personaggi della commedia napoletana, da Scarpetta ai fratelli De Filippo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.