Il Diamante dell’Ndrangheta

E’ una spy story con una spruzzata di geopolitica con un’aggiunta di poteri forti questo “Omertà parlante” dell’autrice toscana Emma Maffucci, al suo quarto libro pubblicato. Un viaggio on the road inquietante e pieno di colpi di scena che si muove tra le pieghe di banche e criminalità, alta finanza e gruppi malavitosi, soprattutto la ‘ndrangheta.

Il Bene e il Male si confondono, i confini sono labili. Un viaggio passando dalla Calabria alla Svizzera, e poi Torino, Madeira, Firenze, Livorno, Polonia, Danimarca, Scozia, Austria, lago di Como, Vienna, Isole Eolie, New York, Berlino, Amburgo, Marsiglia, Micronesia, l’isola di Santa Lucia, fino al Canada.

Tengono incollato il lettore alle pagine le vicende di questa Regina della malavita, la Capa dei Capi Diamante Solitario, nome e cognome che sono tutto un programma, quattrocento pagine di cimici, omicidi, intercettazioni, bugie, menzogne, messe in scena, inganni, falsificazioni. Ci sono i manager e i colletti bianchi che non si sporcano le mani e poi c’è la manovalanza, il tutto condito con grandi intrighi internazionali. Le atmosfere alla 007 si sprecano tra giochi di specchi e di scacchi, guardie e ladri che si scambiano di ruolo continuamente: le verità sono sempre celate. Non ci si può fidare di nessuno, tutti possono essere doppiogiochisti sotto copertura. La suspense e il crime non mancano certamente. Ci sono i Servizi Segreti deviati e gli accordi Stato-Mafia, giochi di potere andreottiani. Niente è come sembra. Personaggi oscuri si muovono nell’ombra.

Una lettura veloce, dinamica, scorrevole, incuriosente. Si paventa un Colpo di Stato. Ci sono diplomatici e piani ardimentosi per far saltare in aria il mondo. Tutti sono coinvolti: le organizzazioni, la Borsa, il Parlamento, le forze dell’ordine. La corruzione e i complotti la fanno da padroni. E poi ci sono le relazioni pericolose tra manovratori, manipolatori, impostori, falsità, verità impomatate, incidenti stradali sospetti e molta solitudine che attanaglia questi uomini e donne d’onore. La resa dei conti è vicina, chi tocca muore, chi si avvicina a scoprire aderenze e amicizie, legami e affari loschi muore, chi fa troppe domande muore. E’ un mondo di ricatti dove la Famiglia è sopra qualsiasi altra cosa, dove le serpi in seno prosperano e le vendette proliferano. Il finale ribalta qualsiasi certezza. Abbiamo incontrato la scrittrice e le abbiamo posto alcune domande.

Quali tratti del carattere della protagonista Diamante ti sono vicini?

“Diamante mi è vicina nel modo in cui affronta il mondo: con forza ma senza clamore. Come lei non amo le scorciatoie né le verità comode. Mi riconosco nella sua capacità di osservare, di trattenere, di scegliere il momento giusto per parlare. Diamante mi è più vicina di quanto vorrei ammettere. Ha quella testardaggine elegante che non chiede scusa, quella forza silenziosa che non ha bisogno di dimostrare nulla. Come me, osserva molto, parla quando serve, ma quando lo fa, non torna indietro. Non cerca di piacere, non si adatta: resiste. E in un mondo che premia chi si piega, resistere è già una forma di rivoluzione”.

E quanto c’è di autobiografico nelle ambientazioni del romanzo?

“Nei luoghi che tocco nel romanzo c’è moltissimo di me. Non solo perché li ho scelti, ma perché li ho vissuti. Viaggio da sempre, spesso da sola, e non per collezionare timbri sul passaporto ma per carpire anche solo con lo sguardo verità nascoste. Non mi accontento delle cartoline né dei percorsi turistici, cerco gli angoli nascosti, quelli che non si trovano su Google Maps. I luoghi che racconto sono vissuti, respirati, osservati, ascoltati. Sono pieni di voci, di odori, di contraddizioni. E’ tutto ciò che è fuori dal turismo di massa ciò che mi interessa raccontare”.

Era molto tempo che pensavi di scrivere un romanzo sulla criminalità organizzata?

“Non volevo fare l’ennesima analisi del sistema, non ne sono all’altezza, la troviamo tutti i giorni sulla stampa, in tv, né infilarmi nel filone del noir impegnato. Io volevo scrivere un romanzo, che disturbasse, che gridasse, che desse spazio alle donne che non chiedono il permesso. La criminalità è entrata nel racconto perché si insinua, perché viene messa in primo piano ogni attimo della nostra vita, perché fa parte del silenzio che Diamante ha deciso di rompere. Ma il mio obbiettivo non era raccontarla: era smascherarla. E farlo con parole che bruciano. E poi la verità, quella vera, il lettore la scopre solo alle ultime pagine. E non è mai quella che si aspetta”.

Qual è la tua opinione di Roberto Saviano?

“Saviano è uno che ha fatto la cosa più difficile: ha detto la verità e l’ha pagata cara. Ha messo la faccia, la voce, la vita. Io non mi permetterei mai di dare un’opinione su di lui, io sono una piccola scribacchina che ha tentato di stendere delle pagine per gridare, certo, ma da un angolo più nascosto, più protetto. Lui ha accesso migliaia di fari. Io, al massimo, una candela, che stenta pure ad accendersi”.

Quanta omertà pensi ci sia nel mondo politico?

“Quanta ne serve per restare a galla. L’omertà non è un difetto del sistema, è parte del suo funzionamento. Il silenzio protegge, copre, permette. Non è solo ciò che non si dice, è ciò che si finge di non sapere, di non vedere. E quando il potere si mescola con la paura, l’omertà diventa strategia”.

Quanto è importante l’amore per Diamante e quanto lo è o lo è stato per Emma?

“Diamante non è libera. Non lo è mai stata. Ha vissuto in un sistema che decideva per lei, che l’ha cresciuta, incastrata, usata. Ma l’amore, quello vero, le ha aperto una crepa. E attraverso quella crepa, Diamante ha scelto. Non per ribellione, non per ideologia, ma per istinto. Per sopravvivenza. Perché a volte l’amore non salva, ma svela. E quando vedi chi sei, non puoi più fingere. E in un mondo dove la vuole dura, l’amore diventa anche la sua forma di disubbidienza”.

A quale libro stai lavorando adesso?

“Sto lavorando ad un nuovo progetto, con molta calma, tantissima cautela. Un romanzo che alza l’asticella, come si dice. E’ più ambizioso, più rischioso, più esposto.  Mi porta in territori dove le parole devono pesare. Dove ogni gesto ha una doppia lettura, forse tripla, dove il vero potere non si mostra: si muove. Per adesso non posso raccontare niente, non ancora. L’idea è nata da uno splendido biglietto ricevuto da un ammiratore”.

Questo è un libro coraggioso, pensi che avrai problemi per la sua pubblicazione?

“Non scrivo per provocare. Scrivo per capire. E se questo libro colpirà qualcuno, non sarà per quello che dice, ma per quello che costringe a vedere. Sono scritti scomodi lo so, anche la favola di Cappuccetto Rosso dopo un secolo è stata messa al bando.  Forse perché qualcuno ha iniziato a chiedersi chi fosse davvero il lupo. Anche le favole fanno paura, quando smettono di rassicurare”.

Tu Emma, dalla chiacchiere che abbiamo avuto modo di fare in questi mesi, hai conosciuto molto del mondo di sopra ma anche del mondo di mezzo e di quello di sotto, per usare un linguaggio vicino a Carminati. Ecco, ti chiedo, se è possibile, di tratteggiarci quel mondo misterioso che si muove alacre e silenzioso sotto traccia, tra le righe, che muove e sposta le cose senza che noi comuni mortali ce ne accorgiamo.

“Ho ascoltato, osservato con attenzione, letto con rispetto, incrociato storie e sguardi che mi hanno fatto intuire qualcosa di quei mondi che si muovono sotto traccia. La mia vita è tutta una fiction vera, a puntate. E’ un mondo che non si lascia raccontare, si lascia sfiorare. E’ come chiedere ad un’ombra di mettersi in posa per una fotografia. Posso dire che esiste, che si muove, che si sposta, non ha confini, non ha volti, non ha orari. Eppure c’è e decide. Ma non si lascia fotocopiare, e io non faccio reportage. Io, da persona attenta, ho imparato a riconoscerne il passo”.

Diamante all’inizio sembra ingenua, non si fa domande, mentre tu Emma, nella vita, te le sei sempre fatte: si può dire tutto di Emma Maffucci tranne che sia ingenua, non è vero?

“Diamante non si pone domande, è vero. Ma non per ingenuità. E’ perché quel mondo gli ha imposto di non farsele. Io, invece ho capito molto presto che l’ingenuità non era prevista. Nè nel mio percorso, né nel mio sguardo, né nel mio ambiente. L’ho capito da giovanissima, quando ho smesso di credere che bastasse essere buoni per essere al sicuro. Ma l’ingenuità non è un difetto. Ho capito che le domande non sono un lusso, sono una difesa. E non bisogna confondere il silenzio con la resa”.

A cosa ti sei ispirata per descrivere così minuziosamente quell’ambiente insieme opulento e criminale?

“L’ambiente che descrivo non è frutto di ispirazione, ma di osservazione. I miei viaggi mi hanno insegnato che certi mondi non si raccontano, si attraversano. E quando li attraversi capisci che l’opulenza e la criminalità non sono mondi opposti. Sono due modi diversi di dire potere. Ma vedi, un criminale non è solo chi infrange la legge, E ciò che infrange la fiducia. E in certi ambienti, questi atti sono più spietati di un reato. Io non ho inventato nulla. Ho solo ascoltato il rumore di fondo che la vita tutti i giorni ci fa udire e l’ho tradotto in parole”.

Può darsi che, leggendo il libro, si possa avere una sorta di fascinazione per quel mondo così borderline?

“E’ indubbio che quel mondo, così fuori dagli schemi, abbia un suo fascino. Spero che chi legga il libro si trovi a fare il tifo per personaggi che nella vita reale forse eviterebbe anche al bar. Eppure ci attirano, ci incuriosiscono, ci fanno pensare: “ Ma io, quanto sono lontano da tutto questo?”. Ci piace sbirciarlo da dietro il vetro di una veranda come quando si guarda una tempesta al sicuro dal divano. E’ un modo per esplorare i limiti, per capire cosa succede quando le regole saltano”.

Che ruolo hanno adesso, all’interno della malavita, le figure femminili? Sta cambiando anche lì, oltre che nella società, il ruolo della donna?

“Un ruolo che non si può ignorare. Le donne non sono più comparse silenziose o custodi del potere maschile. Stanno assumendo ruoli strategici, decisionali, operativi. Non è solo una questione di emancipazione, è una trasformazione strutturale. Credo che in un prossimo libro racconterò le donne della malavita non come cronaca ma come anatomia del potere. E io, il potere, lo conosco”.

Come ne escono, secondo te, le figure maschili da questo romanzo?

“Gli uomini qui non si descrivono, si decifrano. Sono uomini che non si spiegano, si impongono. Alcuni proteggono, altri manipolano, altri ancora tradiscono, altri si nascondano dietro silenzi che sembrano corazze. Non sono santi, non sono vittime. Sono potere, soldi, famiglia, contraddizioni, ombre. Io non li assolvo, li espongo, li metto sotto la luce cruda, senza sconti”.

Sembra un’ndrangheta aristocratica.

“E’ un’immagine paradossale, certo, ma anche rivelatrice: il potere criminale che si traveste da elité, che adotta codici, linguaggi e rituali da salotto buono, pur restando profondamente radicato nella violenza e nel controllo. Ha solo cambiato pelle. Non è una cronaca, è una visione. Non è una raccolta di dati, ma sintesi viva, pensata, sofferta. E certe verità non si possono raccontare in punta di penna. Come dice un grandissimo procuratore della Repubblica, oggi non serve la pistola sul tavolo: basta un server criptato, un cloud offshore, un archivio nel dark web, cripto valute.

La quarta generazione parla inglese, arabo, cinese, russo, studiano nelle migliori università, si infiltrano nei consigli di amministrazione ma restano fedeli al codice d’onore e alla logica di appartenenza. E’ mimetismo, evoluzione. Hanno smesso di sparare, troppo rumore. Ma il frastuono lo sentiamo lo stesso: è quello delle vite rovinate, delle economie inquinate”.

Le parole che ricorrono maggiormente è mistero e segreto.

“Sono felice che tu abbia notato queste due parole, che ricorrono spesso. Il mistero è la parte più vera dell’essere umano. E’ ciò che ci rende interessanti, imprevedibili, vivi. Il segreto è il sale della narrazione. Il mistero è il profumo che resta quando la pagina è finita. Il mistero non è omissione. E’ eleganza. E’ stile”.

La realtà è ancora più sconvolgente della fantasia letteraria?

“Secondo la mia esperienza, la realtà è più sconvolgente della fantasia perché non ha vergogna. Ti colpisce senza avvertire, non ha un senso, non concede tregua. E’ fatta di assenze, di silenzi, di violenza, di conflitti inutili. La fantasia invece è il mio rifugio, il mio modo di restare viva. E’ dolce, sì, ma non fragile: è la mia forza segreta. Con la fantasia ho imparato a dare forma al dolore, a renderlo bellezza, a trasformare le ferite in parole di gioia. A non piangere alle offese, ma a riderci su. Mi ha insegnato a ricostruire le macerie. La realtà mi ha insegnato a resistere. La fantasia a sperare”.

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Sono laureato in Scienze Politiche alla Cesare Alfieri di Firenze, sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 2004 e critico teatrale. Ho scritto, tra gli altri, per i giornali cartacei Il Corriere di Firenze, per il Portale Giovani del Comune di Firenze, per la rivista della Biennale Teatro di Venezia, 2011, 2012, per “Il Fatto Quotidiano” e sul ilfattoquotidiano, per i mensili “Ambasciata Teatrale”, “Lungarno”, per il sito “Words in Freedom”; per “Florence is You”, per la rivista trimestrale “Hystrio”. Parallelamente per i siti internet: succoacido.it, scanner.it, corrierenazionale.it, rumorscena.com, Erodoto 108, recensito.net. Sono nella giuria del Premio Ubu, giurato del Premio Hystrio, membro dell'A.N.C.T., membro di Rete Critica, membro dell'Associazione Teatro Europeo, oltre che giurato per svariati premi e concorsi teatrali italiani e internazionali. Ho pubblicato, con la casa editrice Titivillus, il volume “Mare, Marmo, Memoria” sull'attrice Elisabetta Salvatori. Ho vinto i seguenti premi di critica teatrale: il “Gran Premio Internazionale di critica teatrale Carlos Porto '17”, Festival de Almada, Lisbona, il Premio “Istrice d'Argento '18”, Dramma Popolare San Miniato, il “Premio Città di Montalcino per la Critica d'Arte '19”, il Premio “Chilometri Critici '20”, Teatro delle Sfide di Bientina, il “Premio Carlo Terron '20”, all'interno del “Premio Sipario”, “Festival fare Critica”, Lamezia Terme, il “Premio Scena Critica '20” a cura del sito www.scenacritica.it, il “Premio giornalistico internazionale Campania Terra Felix '20”, sezione “Premio Web Stampa Specializzata”, di Pozzuoli, il Premio Speciale della Giuria al “Premio Casentino '21” sezione “Teatro/Cinema/Critica Cinematografica e Teatrale”, di Poppi, il “Premio Carlos Porto 2020 – Imprensa especializada” a Lisbona. Nel corso di questi anni sono stato invitato in prestigiosi festival internazionali come “Open Look”, San Pietroburgo; “Festival de Almada”, Lisbona; Festival “GIFT”, Tbilisi, Georgia; “Fiams”, Saguenay, Quebec, Canada; “Summerworks”, Toronto, Canada; Teatro Qendra, Pristhina, Kosovo; “International Meetings in Cluj”, Romania; “Mladi Levi”, Lubiana, Slovenia; “Fit Festival”, Lugano, Svizzera; “Mot Festival”, Skopje, Macedonia; “Pierrot Festival”, Stara Zagora, Bulgaria; “Fujairah International Arts festival”, Emirati Arabi Uniti, “Festival Black & White”, Imatra, Finlandia.

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