Eravamo presenti domenica 2 novembre scorso, all’Estragon, per la seconda data, delle cinque, solo di Bologna, tutte sold out, del grande ritorno live del progetto artistico di Niccolò Contessa, de I Cani.
Ci sono quei concerti che aspetti da una vita, quei concerti di cui avevamo bisogno e questo è decisamente uno di quelli, forse a mio parere uno dei migliori di questo 2025, che apre il tour di Post Mortem, che prende il nome dall’ultimo disco di Contessa uscito lo scorso aprile, a distanza di 9 anni dal precedente, “Aurora”.
Sul palco orbita una gigantesca struttura di luci, curata da Martino Cerati. Contessa accompagnato dalla band composta da Valerio Bulla, Simone Ciarrocchi, Francesco Bellani, Marcello Newman e immancabilmente da Andrea Suriani, salgono sul palco accompagnati dal boato del pubblico, già in delirio solo per il semplice fatto di essere presenti e non credo sia FOMO, l’ansia sociale scaturita dai social, dove in poche parole se non ci sei e non partecipi a quell’evento sei uno sfigato. A dire la verità preferisco di gran lunga far parte della schiera dei perdenti, quelli che lottano ogni giorno per sopravvivere e credo che il pubblico de I Cani sia proprio questo.
Chi come me che ha seguito Contessa fin dagli inizi o chi li ha scoperti dopo, poco importa, quello che importa è che “il proprio inferno banale” viene raccontato e descritto perfettamente dove ognuno di noi si è ritrovato e catapultato dentro suo maglrado. Perchè è proprio questo che amiamo de I Cani, non c’è nessuna smania nell’apparire, del resto, “la gente non è il mestiere che fa, o i vestiti che porta, le scarpe che mette, la faccia che ha”, in effetti se incontrassi per la strada Contessa non lo riconoscerei, ma se mi metti su un suo pezzo lo riconoscerei al volo al primo attacco, ed è proprio questo che ci lega tutti quanti, sono quelle parole, quei testi che ci trafiggono come delle lame, che ci hanno fatto sanguinare, che si sono addentrate in quel “buco nero” che sembra non finire mai.
Scaletta perfettamente incastrata che spazia dall’ultimo disco a tutta la discografia precedente de I Cani, dove tutto il pubblico non ha mai smesso di cantare nemmeno un attimo e dove il sound e il mixaggio è eseguito magistralmente da tutta la band, avvolti dal gioco di luci e dal calore e sudore della folla presente.
Come nel monologo di Giuseppe Battiston, nel film “Il corpo” di Vincenzo Alfieri, dove viene elogiata la tristezza e il dolore come atto di ribellione perchè alla fine se ci pensate bene è proprio da questo che nascono le opere più grandi, dove l’uomo affronta le proprie paure, le proprie sconfitte senza vergognarsene, anzi facendone un atto eroico. D’altronde come diceva De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” così è stato questo concerto, un tripudio di ricordi, malinconia e nostalgia, tutti miscelati e frullati insieme, un viaggio attraverso il nostro io più profondo, dove all’improvviso mi sono accorta di non essere così sola come credevo e che là fuori ci sono altre persone come me e che in fin dei conti siamo solo “nascosti in piena vista”.


Splendida “traccia” per questo tour, un titolo di coda che segna il gusto della condivisione e del riconoscimento dei simili. Grazie
Grazie di cuore Guido! Un abbraccio