Scade il 30 novembre il bando per partecipare alla quinta edizione di Chiamata OFFline che prevede la selezione di una o più proposte di microrassegna da inserire nella programmazione del Festival BONSAI 2026 di Ferrara.
Il Festival Bonsai, che nel 2026 compie dieci anni, da 5 anni apre questa call rivolta alle giovani compagnie di teatro contemporaneo per incentivare nuovi sguardi curatoriali e di far conoscere nuovi ambiti performativi al pubblico.
“L’idea nasce da una duplice necessità. – spiega il direttore artistico Giulio Costa – Da un lato, volevamo offrire al pubblico serate che potessero diventare esperienze condivise: momenti in cui stare insieme, assistere a diverse performance e scoprire linguaggi scenici differenti, dando valore anche a quel tempo che intercorre tra uno spettacolo e l’altro. Fin dai primi anni, BONSAI ha coltivato proprio questo spirito di comunità, in cui il teatro diventa un luogo di incontro più che di semplice fruizione. Dall’altro lato, c’era un’esigenza artistica. Negli anni, attraverso la Chiamata OFFline, ci siamo accorti che spesso nelle proposte ricorrevano temi e linguaggi, come se compagnie/artisti avessero la stessa urgenza o necessità di affrontare determinati argomenti, con modalità affini; come se facessero parte di uno stesso ambiente; come se respirassero lo stesso clima. Da qui l’idea di chiedere a compagnie/artisti di assumere uno sguardo curatoriale e di guardarsi intorno, dialogare con altre realtà, per costruire una piccola rassegna che rifletta la loro poetica e che rappresenti il contesto di origine. D’altra parte, BONSAI è sempre stato un festival in trasformazione (al pari della pianta omonima che viene costantemente manipolata). L’inserimento di microrassegne nel Festival ci consente di accogliere visioni che non conoscevamo, di allargare il nostro sguardo e di offrire nuovi punti di vista al pubblico. È un modo per far crescere il festival come un organismo vivo, fatto di ramificazioni, connessioni e nuove prospettive!.
Come avviene la selezione?
“Una prima selezione, oltre al sottoscritto, coinvolge tutto lo staff operativo di Ferrara Off (con competenze tecnico-organizzative e artistiche) e il direttivo dell’associazione (nel quali rientrano professionalità legate all’organizzazione di eventi, alla poesia e alla danza – vedi Maria Chiara Mezzadri, coreografa e danzatrice con esperienza internazionale). Successivamente ci si avvale di un gruppo di collaboratori artistici, come Margherita Mauro (drammaturga), Giulia Poltronieri (direttrice artistica di Pindoles, festival di microteatro spagnolo gemellato con BONSAI), Agnese Fiocchi (creative producer, Olanda), ed altri con cui si condividono pratiche teatrali da diversi anni. Accanto a loro, ogni anno si aggiungono artisti conosciuti grazie alle passate edizioni di OFFline: Claudio Zappalà di Barbe à Papa Teatro, Ksenija Martinovic, Tommaso Fermariello, Maura Pettorruso, giusto per citarne alcuni. È un modo per mantenere vivo il legame con chi ha già partecipato a BONSAI e, allo stesso tempo, permettere loro di osservare da vicino le nuove forme di teatro contemporaneo che emergono in risposta alla nostra Chiamata. Negli ultimi anni abbiamo anche deciso di ampliare lo sguardo sulle arti performative coinvolgendo le scuole superiori: in particolare, due anni fa abbiamo avviato una convenzione con il Liceo Ariosto e, l’anno scorso, abbiamo lavorato con altre cinque scuole con indirizzi diversi, scientifico, artistico, tecnico, ecc. Ci interessa capire quali sono le esigenze delle nuove generazioni, com’è il loro sguardo – che tipo di teatro vorrebbero, come valutano le proposte – e farci guidare nella selezione. Inoltre, per avvicinare ulteriormente le ragazze e i ragazzi al teatro contemporaneo, ogni anno, uno degli spettacoli selezionati in ambito scolastico viene scelto e portato all’interno di un istituto scolastico”.

Il festival deve il suo nome al fatto che date spazio in prevalenza a micro produzioni. Per quale motivo avete scelto questa formula?
“BONSAI – come dice il nome – è nato come festival di microteatro: nelle prime tre edizioni venivano programmate solamente performance di 15 minuti circa, con un massimo di 4 interpreti, per 30 spettatori alla volta. Gli spettacoli venivano replicati più volte nell’arco delle giornate. Il microteatro è un format nato in Sudamerica, negli anni della crisi economica, come modo per tenere vivo il teatro e dare alle compagnie la possibilità di continuare a produrre ed esibirsi. Da lì si è diffuso anche in Spagna; nello specifico, circa dieci anni fa, a Barcellona è nato Píndoles teatre breu en espais vius. Dal dialogo con la direzione artistica del festival catalano è emersa la volontà di dare vita a un festival analogo nel Quartiere Giardino di Ferrara. Si tratta di un’area che da tempo presenta difficoltà dal punto di vista sociale. Il microteatro, con la sua dimensione intima, ci è sembrato perfetto per accompagnare il pubblico a scoprire il quartiere, ospitando gli spettacoli in tutti gli anfratti, appartamenti privati, ristoranti, sedi di associazioni, eccetera. È stato un modo per attraversare insieme un territorio ‘critico’ e guardarlo da un’altra prospettiva. Quando è arrivata la pandemia siamo poi stati costretti a ripensare completamente la programmazione; era impensabile mantenere l’intimità degli spazi ridotti del microteatro. Prima abbiamo quindi optato per formati particolari – performance one-to-one, itineranti, in cuffia, all’aperto – dopodiché abbiamo deciso di rendere ‘micro’ la relazione fra artisti e spettatori. Così è nata la prima Chiamata OFFline per ospitare compagnie/artisti in residenza artistica presso Ferrara Off, permettendo al pubblico di partecipare a diverse fasi del processo creativo. Negli anni BONSAI ha continuato a trasformarsi, fino ad arrivare alla programmazione di microrassegne curate da compagnie/artisti emergenti, accanto a produzioni di compagnie affermate e produzioni nostre. Nel Festival si alternano debutti, anteprime, primi studi, work in progress, e vengono ospitate performance differenti – per genere, temi, linguaggi – che insieme possano offrire uno spaccato del teatro contemporaneo”.
Quali sono state le “scoperte” delle scorse edizioni?
“È una domanda difficile, perché tutte le compagnie selezionate diventano, in qualche modo, una scoperta. Il fatto stesso di accoglierli nei nostri spazi, conoscerli e di vedere il loro lavoro – spesso per la prima volta – direttamente assieme al pubblico, crea un legame che rende complicato fare distinzioni. Posso dire però che la scoperta più grande è come Ferrara Off, attraverso la Chiamata OFFline e il Festival BONSAI, possa non solo svolgere un ruolo utile per l’avvio di nuove produzioni, ma anche fare da snodo fra compagnie/artisti emergenti o di recente formazione e circuiti teatrali affermati. Penso a Lorenzo Maragoni e Niccolò Fettarappa che hanno iniziato proprio nei nostri spazi l’apprezzatissimo “Solo quando lavoro sono felice”, o a Ciro Gallorano (Cantiere Artaud) che, poco dopo la residenza presso Ferrara Off, è approdato alla Biennale di Venezia. Di sicuro ci piacerebbe contribuire a una maggiore circuitazione di alcuni artisti che pensiamo debbano essere ‘scoperti’ da tutti, come ad esempio Iacopo Loliva e Manuel Paolini, talentuosissimi coreografi/danzatori italiani residenti all’estero, che abbiamo sostenuto in residenza per quattro anni. In generale, grazie a questa Chiamata e al Festival BONSAI, abbiamo costruito rapporti di stima e affetto con tante realtà, che continuano a intrecciarsi con il nostro percorso. Siamo grati a tutte le compagnie, le artiste e gli artisti, che hanno accettato e accettano di rischiare con noi, di confrontarsi con spazi non convenzionali e con un pubblico in continua evoluzione”.
Per informazioni: https://www.ferraraoff.it/evento/offline/


