Alan Lomax dagli USA in Italia a scoprire i canti contadini

Massimiliano Morabito foto di Antonella Angelini

Doveva essere uno spettacolo vederlo all’opera: nei paesi e contrade contadine del secondo dopoguerra, quell’americano gentile armato di un grosso, pesante registratore e di tanta curiosità che cercava tradizioni. Alan Lomax importante etnomusicologo negli anni ’50 riprende la passione paterna per i canti popolari, intuendo che i grandi cambiamenti post-bellici sarebbero stati radicali. “E ascoltando per caso cantare dei detenuti in prigione, iniziò a riflettere su come preservare il passato prima che scomparisse del tutto: pensò che sarebbe cambiata perfino la musica.”

Così esordisce Massimiliano Morabito, appena passato anche da Forlimpopoli per presentare il suo libro “Alan Lomax – un americano nella valle dei trulli”, fresco di stampa e ricco di spunti un po’ per tutte le sonorità popolari. Ospite del Gruppo Danza ASP in accordo con la Scuola di Musica Popolare, il bravissimo musicista pugliese stavolta non è in tour solo imbracciando l’organetto, bensì raccontando il percorso di lettura e ricostruzione dei materiali raccolti nella zona della Val d’Itria.

“Arriva in Italia nel ‘53 – racconta Morabito – e va in diverse regioni (tra cui l’Emilia Romagna) spesso insieme a Diego Carpitella. Con lui realizza la ricerca più approfondita finora sui canti rurali: 1.200 documenti sonori e oltre 1.300 foto che ho usato solo per la mia zona, cioè una piccolissima parte.”

Lomax era un ‘cacciatore’ di canzoni che parte dal Missisipi e negli anni ‘50, ‘60,‘ 70 raccoglie casa per casa oltre 17.000 brani. Il canto era importante perché dava voce a chi non l’aveva, assolvendo all’urgenza di raccontare quello che non si poteva dire nel linguaggio comune. Testi che spesso erano polisemici, cioè con più significati. Elaborò inoltre un metodo originale per raffrontare e catalogare canti, musiche, danze della tradizione rurale.

Fu sua l’idea di pubblicare sui neonati 33 giri, una collana dedicata “World Library of Folk and Primitive Music”, di cui fino al 1964 riuscì a realizzare 18 dischi. “Questo suo avvicinare gente del popolo, anche di colore – riprende Morabito – in periodo di ‘caccia alle streghe’ lo rese sospetto d’essere comunista. Così la trasferta europea, in più zone, però sempre in modo precario. Eppure il suo lavoro ispirò tanti artisti: le registrazioni spagnole portarono, per esempio, al LP Sketches of Spain del 1960, cui i più grandi jazzisti dichiaratamente e felicemente attinsero.”

Arrivando nel nostro Paese, conosce Giorgio Nataletti, studioso che nel ‘48 aveva fondato il “Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare”, più importante istituzione di ricerca nel settore. In seguito e a tutt’oggi attivo, è diventato “Archivio Nazionale di S.Cecilia”. Era personaggio in anticipo sui tempi, se pensiamo che le prime cattedre di musica popolare furono istituite nel 1973. Fu appoggio e suggerimento per Lomax, di cui disse: “Un italiano ha scoperto l’America. Perché un americano non può contribuire alla scoperta dell’Italia?”

“Riesce – rivela il musicista pugliese – ad avere un’attrezzatura meno ingombrante e trova risorse grazie alla BBC che gli commissiona 8 documentari sulla musica italiana tradizionale. Intanto arriva nel ‘57 il primo di 2 dischi sul nostro Paese. Doveva essere uno solo, ma tale e tanta la varietà musicale che trovò da poter realizzare un’altra raccolta, caso rilevante visti gli alti costi.”

Forte di 27 anni di ricerca sulle radici musicali della sua tradizione, Massimiliano Morabito ha ripreso in mano gli appunti sonori, fotografici e sociali raccolti dall’ospite statunitense ed è andato a cercare ciò che oggi ancora esiste, nei luoghi e nei documenti. Soprattutto ha ritrovato le persone che, allora giovanissime, avevano cantato e suonato per l’indagine, scatenando entusiasmi e commozione perché tutti ricordavano quei momenti. Già nel 2018, a Locorotondo c’era stata una mostra fotografica ed il riascolto dei canti dalle bobine dell’epoca; il libro corredato da un prezioso CD arriva quest’anno per le edizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo fondato dall’organettista-ricercatore.

Che appoggia un bel suggerimento: “Si potrebbe fare lo stesso lavoro per tutte le aree esplorate al tempo, quindi anche l’Emilia Romagna. Il materiale c’è ancora, però accade che nell’Archivio di S. Cecilia, pur essendo istituzione pubblica si chiedono 2 € al minuto solo per consultazione più tessera, permessi etc… pur se a fine di studio ed essendo passati ben oltre 70 anni. Ed i ricercatori, di solito, non possono permettersi questo lusso. Io sono riuscito ad avere appunti, documenti e registrazioni tramite gli Stati Uniti, dove vive Anna la figlia di Alan Lomax, ben lieta di diffondere le scoperte del padre. E’ perfino venuta a sue spese per inaugurazioni ed incontri informali. Adesso le cose scovate in Italia sono state donate dalla famiglia al Centro Studi a suo nome di Palermo, dove appassionati cultori le classificano e custodiscono in consultazione libera.”

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