La carica del Circo Zen all’Estragon Club

Riconoscersi. Immedesimarsi in qualcuno o qualcosa, queste sono le prime parole che mi vengono in mente quando ascolto gli Zen Circus e a tutte le volte alle quali ho partecipato ad un loro concerto, anzi ai loro raduni che sono partiti proprio da Villa Inferno, frazione di Cervia, dove la band suonava dal furgoncino e dove tutto poteva succedere, gli anni passano e da lì si è passati al Vidia Rock Club, locale storico della Romagna, per arrivare ai grandi club d’Italia registrando sold out ovunque.

Gli Zen sono uno di quei gruppi che suonano da 30 anni, e cristo come suonano, uno di quei gruppi che se sono sui migliori palchi che ci siano è perché se lo meritano, perché se lo sono guadagnato e sudato e noi che facciamo parte della schiera dei perdenti li seguiamo a ruota perché come ho detto all’inizio ci sentiamo parte di qualcosa e quel qualcosa è la loro musica, sgangherata perfezione, le parole delle loro canzoni sono precise descrizioni delle stesse emozioni che sentiamo ogni cavolo di volta. E se non lo sapevate su Telegram esiste anche la “Loggia Zen”, gruppo creato dai seguaci della band, del fan club ufficiale, dove si possono trovare passaggi in auto per i concerti, scambio di biglietti o semplicemente fare conoscenza con altre persone appassionate della band.

Detto questo, sabato 14 dicembre siamo stati alla seconda data del live degli Zen Circus all’Estragon di Bologna. Arriviamo verso le 20,30 e come ogni volta mi fiondo al banchetto del merchandising dove acuqisto una t-shirt e delle spillette da regalare agli amici che mancavano alla serata.
Alle 21 salgono sul palco Ico e i casi umani e già con la scelta del nome della band, hanno già vinto. Ci avviciniamo al palco e rimango piacevolmente stupita dalla grinta punk della band, mischiata a quella satira irriverente che mi ricorda i mitici Skiantos, caricando il pubblico a dovere per l’arrivo degli Zen.

Sono le 21 e 45 circa e salgono sul palco Appino, Ufo e Karim, accompagnati dal Maestro Pellegrini e dal Geometra Pagni. Si parte con Il Male, title track dell’ultimo disco, scelta azzeccatissima e potente, proseguendo poi con pezzi che ripercorrono un po’ tutta la carriera della band, come Non voglio ballare, Il fuoco in una stanza, Andate tutti a fanculo, Ilenia, alternati a quelli dell’ultimo lavoro ovviamente e devo dire che questa scaletta è stata un bellissimo viaggio fra ricordi,risate, dolori e piantini.

Gli Zen sono questo, sono capaci di trasmettere tutte le loro emozioni senza filtri, mettendosi a nudo, mostrandoci chi sono davvero, a parte essere degli ottimi musicisti, quello che amiamo è la loro autenticità, rara di questi tempi e altra cosa per me importante è aver imparato ad accettarmi per quella che sono, imperfetta e sempre pronta a sbagliare.

“Non voglio ballare voglio farmi male”

Siamo masochisti, depressi, falliti, sognatori, ci sono giovani, un po’ meno giovani, come me, ci sono anche dei ragazzini proprio vicino a me, che avranno avuto si è no 10 anni, con i tappi nelle orecchie e in mezzo a loro una ragazzina con la maglietta degli Zen con la scritta Miao,ha cantato, ballato e urlato tutta la sera. Io non ho figlie/e ma se dovessi immaginarmelo/a sarebbe proprio così. Sotto il palco anche il figlio del batterista Karim, che fiero del babbo, ad un certo punto l’ho visto pogare in mezzo alla folla. Idolo.

Non è mancata la gara dei canotti gonfiabili con Appino e Maestro trasportati dalla folla, con un Appino vincitore.

Quasi due ore di live, dove il mio tatuaggio “Vivi si muore” lo cancello temporaneamente dalla mia mente e penso che vivere di questi momenti, condividere sorrisi con gli sconosciuti che abbiamo a fianco ma che in quel momento diventano parte di un’unica grande famiglia, perché in fondo siamo tutti un po’ dei pagliacci e non di un circo qualunque, ma rigorosamente quello Zen.

 

Estragon Club, Bologna, 14 dicembre 2025

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