A Cesena inizio d’anno con l’arte di Caldari e Pasini

Caldari e l'opera LA FOLLA, 1965

 

Nel secondo dopoguerra, a Cesena fu ricostruzione non solo edilizia, bensì profondamente culturale. L’ispirazione e lo slancio creativo di tre pittori autentici romagnoli, infatti, portò nuova linfa agli ambienti artistici più innovativi che, dalla fine degli anni ‘40, riconobbero ad Alberto Sughi, Giovanni Cappelli e Luciano Caldari un’indiscutibile influenza anche oltre i confini nazionali.

A quest’ultimo, la sua città dedica una mostra inaugurata proprio nel centenario della nascita, lo scorso 13 dicembre e che sarà visitabile fino a domenica 25 gennaio.  

Luciano Caldari 1925–2025, che raccoglie le opere più significative di tutta la ricerca espressiva, è stata organizzata dal Comune di Cesena insieme alla figlia Francesca Caldari, esperta del settore ed apprezzata promotrice di eventi artistici internazionali.

Allestita nel prestigioso Palazzo del Capitano (nel cuore del centro storico sull’antica via Emilia, di fronte all’ingresso della Biblioteca Malatestiana – UNESCO), presenta circa 60 opere, sia di grafica che dipinti anche di grandi dimensioni. Non dev’essere stato facile selezionare e collazionare i pezzi esposti perché di provenienza assai disomogenea: principalmente dalla raccolta di famiglia, da numerosi collezionisti privati, e da un importante prestito della Provincia di Forlì-Cesena.

ph Danele Minotti

“Il percorso espositivo – si legge nelle note descrittive – accompagna i visitatori attraverso l’intera parabola creativa dell’artista, dalle prime opere degli anni Cinquanta, come i disegni di braccianti calabresi e le scene di lavoro (…), fino alle produzioni più mature e all’ultima fase, caratterizzata da nature morte e paesaggi. Un itinerario che restituisce la profondità del suo vissuto e la sensibilità con cui Caldari ha saputo osservare e interpretare la realtà che lo circondava”.

“Questa dei cent’anni– ha sottolineato l’Assessore alla Cultura Camillo Acerbi – si candida ad essere la mostra definitiva di Luciano Caldari come lo fu nel 2007 quella per Sughi. “ Per l’occasione – proseguendo – il Palazzo del Capitano è stato occupato interamente, sia nel piano terra della Galleria Comunale del Ridotto sia al piano nobile dov’è la Sala Sozzi, normalmente  affittata per conferenze ed incontri”. Quest’ultima, tra l’altro, ha posto problemi d’allestimento per il non consueto uso espositivo, felicemente risolti dal partner Romagna Fiere, con grandi pannelli ed illuminazione su misura. Negli orari d’apertura, tra l’altro, i visitatori possono veder proiettato a ciclo continuo un generoso spezzone del film in cui il pittore ha recitato la parte d’un artista che fa da ‘cicerone’ nella Cesenatico anni ‘60/70: un originale ricordo d’epoca.

L’iniziativa è resa possibile grazie al sostegno di Manna/metanodotti, Romagna Iniziative, BCC Romagnolo, Sogliano Ambiente e dell’Officina dell’Arte. La mostra inoltre gode del patrocinio della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Forlì-Cesena e del Comune di Cesena.

,

ph Marco Boschetti

,

Grazie alla cifra espressiva fortemente caratterizzata, la critica d’arte autorevole ha più volte ipotizzato, per Caldari, Sughi e Cappelli, l’invenzione di una sorta di ‘scuola cesenate’ pittorica che si ponesse in alternativa alla ricerca non figurativa di quegli anni. Scriveva Sgarbi, citando Sughi, nel presentare la mostra da lui curata per quest’ultimo appunto 19 anni fa: “Il distacco dell’arte dalla realtà: ecco che cosa ci aveva sempre infastidito. Nello studio che avevamo in comune Cappelli, Caldari e io – per inciso, la torretta del Palazzo Municipale oggi Museo di Storia Naturale – cominciammo a dipingere nature morte (…) oggetti della realtà quotidiana caricati di una passione che li sopravanzava. Intanto si cominciava a parlare di Neorealismo e di contenuti sociali”. Perfetta come fotografia di quel periodo intellettuale.

Comunque sia, colpisce la gran quantità di artisti non solo nostrani che hanno raccolto e rielaborato nel tempo gli spunti della prolifica triade. Uno dei ‘giovani’ che se n’è nutrito con tutt’altri esiti espressivi, è Ugo Pasini – cesenate, classe 1942 – anch’egli in città con una bella mostra personale. Ancora ben attivo, espone all’Officina dell’Arte di Angelo Fusconi una selezione di opere realizzate dagli anni ‘80 ad oggi, introdotto dai commenti critici di Franco Bertoni ed Orlando Piraccini.

Ad aprire letteralmente in bellezza questo 2026, due artisti profondamente radicati nella terra di Romagna eppure capaci di parlare un linguaggio universale.

.

LUCIANO CALDARI – palazzo del Capitano, Corso Mazzini Cesena (info 0547 610892)

UGO PASINI – Officina dell’Arte, via Madonnina 50 Cesena (info 338 850 1051)

.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.