Le streghe son tornate. A Padova, e non per molto

 

Una domenica livida spazzata da un vento crudo e pungente, un imponente edificio sormontato da crani bovini, una platea di uccellacci minacciosamente schierati sul tetto: questo il più che coerente contesto in cui, in questi ultimi giorni, può capitare di accedere alla mostra STREGHERIE. Iconografia, riti e simboli delle eretiche del sapere negli spazi della Cattedrale Ex Macello di Padova dallo scorso ottobre fino al 1° febbraio.

Già apprezzata nelle precedenti tappe di Monza e Bologna, la “mostra-evento che trasforma la strega in un simbolo contemporaneo di sapere, resistenza e rinascita” si snoda nelle stanze del novecentesco macello splendidamente restaurato e qui riempito non solo di opere d’arte, ma soprattutto d’atmosfera.

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Percorrendo le nove sezioni narrative, non c’è dettaglio che non sia reinterpretato in chiave gotica, a partire dalle finestre ad arco coperte da inquietanti silhouette fino alla colonna sonora, che ovunque accompagna i visitatori tra monologhi maliziosi, litanie blasfeme, cacofonie di sibili e stridor di denti.

Apice dell’esperienza, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Modena, è l’invito a immergersi in un vero processo per stregoneria datato 1539: dall’angosciante botta e risposta latineggiante tra inquisitore e accusata, nel buio di un tribunale minimalista animato da sapienti effetti di luce, si esce invariabilmente solidali con quest’ultima e con i molti altri sventurati che la sala del processo ricorda nel congedare il pubblico.

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Le suggestioni sono tante e variegate, in buona parte di provenienza blasonata quale il Museo della Stregoneria di Torino o la Collezione Invernizzi di Como. Tra le altre: le radici profonde del mito, con excursus nei culti antichi e nei simbolismi primordiali che hanno dato vita all’archetipo della strega; il corpo come territorio di desiderio e ribellione, secondo paradigmi cari anche a tanto femminismo moderno; la comunicazione, o meglio la propaganda, che di secolo in secolo ha portato la strega a incarnare la reietta per poi elevarla a regina dei salotti urbani.

La ricchezza di stimoli e l’abilità nel coinvolgimento del pubblico in contesti interattivi e personalizzabili – dal suddetto processo fino al suggestivo Libro delle Ombre, che inneggia all’esaltazione di un’ipotetica “strega interiore” universale – è tale da non avvertire troppa nostalgia di proposte più classiche (esempio: l’impatto di dipinti preraffaelliti affidato non alla tela originale ma alla resa su lightbox) o di ulteriori nomi mainstream, comunque ben rappresentati da firme quali Dürer, Goya o Dalì giusto per citare un “tris d’assi”.

Decisamente apprezzabili anche aspetti collaterali alla mera proposta espositiva, fedeli al “manifesto” della produzione firmata Vertigo Syndrome che fin dall’ingresso dichiara guerra alla patina di noioso snobismo del mondo museale, concretizzati in un ricco calendario di eventi e laboratori pensati anche per i più piccoli, straordinariamente invitati – anziché scoraggiati – a partecipare attivamente alla fruizione artistica.

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Le streghe son tornate… e saranno a Padova ancora per pochi giorni: l’appuntamento è alla Cattedrale Ex Macello, per un’esperienza che unisce fascinazione, un pizzico di terrore e un bel po’ di sana irriverenza.

SILVIA ZANOLLI

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