L’anima russa tra Oriente e Occidente: Andrej Končalovskij

 

Sei pronto a scoprire l’artista che ha unito Čechov e Hollywood?

Da appassionato  di cinema, credo che i film abbiano molto da raccontare: sono lo specchio delle nostre vite, delle nostre storie e delle nostre culture. Dal cinema ho imparato molto sulla cultura russa. In particolare, il cinema mi ha permesso di approfondire la cultura russa e il modo di vivere durante l’Unione Sovietica, un periodo storico affascinante in cui la censura proibiva spesso persino la lettura di un buon libro. La censura sovietica, infatti, ha imperversato per tutto il periodo dell’URSS fino alla perestrojka.

Mi lascio facilmente consigliare dai miei amici russi e, fortunatamente, oggi si trova molto materiale in rete, perché al contrario del periodo sovietico, oggi, la protezione del diritto d’autore in Russia è meno rigida che in Italia.

Nel panorama del cinema russo contemporaneo, pochi nomi incarnano la complessità e la profondità del Novecento quanto quello di Andrej Sergeevič Končalovskij. Regista, sceneggiatore e intellettuale ha attraversato più di sessant’anni di storia, offrendo un cinema che unisce la tradizione russa e il linguaggio visivo occidentale.

Nato a Mosca nel 1937 in una famiglia d’arte, Končalovskij è fratello del celebre regista Nikita Michalkov. Suo padre, Sergej Michalkov, è stato l’autore dell’inno sovietico (la  musica è utilizzata ancora oggi per l’inno russo attuale), ma anche un brillante poeta. La madre Natal’ja Končalovskaja fu invece una scrittrice e traduttrice. È dalla madre che prese il cognome, che divenne poi il suo nome d’arte.

Končalovskij crebbe  immerso nell’arte e nella cultura. Prima di approdare al cinema, studiò pianoforte al Conservatorio di Mosca. Tuttavia presto fu attratto dal VGIK, la prestigiosa scuola di cinematografia con sede a Mosca, dove conobbe Andrej Tarkovskij. I due iniziarono la loro carriera insieme, con Končalovskij che firmò la sceneggiatura de L’infanzia di Ivan (1962), uno dei capolavori del cinema sovietico.

Il debutto alla regia arrivò nel 1965 con Il primo maestro, tratto dalla vita di Čingyz Ajtmatov, (autore di romanzi e diplomatico durante l’era Gorbaciov), Il film esprime la poetica del regista, sospesa tra idealismo e disincanto. Seguirono La felicità di Asja Kljacina (1967), un’opera audace che fu censurata per decenni e Zio Vanja (1970), ispirato alla pièce teatrale di Čechov. In quest’ultimo, realismo russo si intreccia a una profonda indagine psicologica dei protagonisti. La sua arte poetica e rigorosa allo stesso tempo entrava spesso in conflitto con le maglie strette della censura sovietica.

 

 

Negli anni Settanta Končalovskij proprio a causa della costante censura che bloccava le sue opere in patria, scelse di lavorare in Occidente. Dopo un periodo in Italia, dove collaborò con diversi autori europei, si trasferì a Hollywood. Negli Stati Uniti girò Maria’s Lovers (1984), Runaway Train (1985), che ottenne due nomination all’Oscar e Homer and Eddie (1989). quest’ultimo un thriller ad alta tensione che gli valse due nomination all’Oscar (una curiosità: la sceneggiatura originale è stata scritta dal maestro giapponese Akira Kurosawa!). Seguì anche Homer and Eddie (1989). La sua esperienza americana fu controversa: pur apprezzando la tecnica cinematografica utilizzata ad Hollywood in quel periodo, criticò l’industria per la mancanza di profondità spirituale, ritenendo che il cinema si concentrasse più sul come raccontare che sul perché.

Con la fine dell’Unione Sovietica, il regista tornò in Russia e rinnovò la propria arte esplorando nuovi temi: Casa dei matti (2002) e Le notti bianche del postino (2014) riflettono la sua maturità artistica. In particolare  Paradise – Рай (2016), opera premiata con il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, narra di tre vite che si intrecciano durante la Seconda Guerra Mondiale, esplorando i temi della Shoah e della brutalità della guerra.

A questo link trovate il film completo in lingua russa.

Nel 2019 Končalovskij ha diretto Il Peccato – Il furore di Michelangelo, un’imponente coproduzione italo-russa girata tra Toscana, Umbria e Roma. Interpretato da Alberto Testone, con la partecipazione di attori italiani come Umberto Orsini e Massimo De Francovich, il film racconta la vita tormentata di Michelangelo Buonarroti, diviso tra genio creativo e senso del peccato. L’opera riflette il suo sguardo universale: un profondo dialogo tra la spiritualità russa e la tradizione artistica italiana,  nel solco del Rinascimento.

In questo link è disponibile il film completo in lingua italiana.

Oggi Končalovskij è riconosciuto come uno dei grandi maestri del cinema mondiale. Le sue opere, attraversate da tensioni morali, raccontano l’uomo di fronte al mistero del destino.

Guardando la sua filmografia emerge un artista capace di fondere Oriente e Occidente, realismo e spiritualità. Un regista insomma che incarna e vive  realmente l’anima russa.

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