Prorogata la mostra che riscopre Bartolomeo Cesi, il pittore del silenzio

Bartolomeo Cesi

È prorogata fino al 6 aprile la mostra Bartolomeo Cesi (1556-1629). Pittura del silenzio nell’età dei Carracci in corso al Museo Civico Medievale di Bologna a cura di Vera Fortunati.

Si tratta della prima mostra monografica dedicata a Bartolomeo Cesi (Bologna, 1556 – ivi, 1629), uno dei più significativi interpreti della cultura figurativa bolognese tra Cinquecento e Seicento, l’”artista della controriforma”, dalla sensibilità religiosa austera e schietta, che più di tutti, nel composito e vivace clima culturale della città felsinea, seppe e volle realizzare gli indirizzi della nuova arte cristiana tracciata nel Discorso sulle immagini sacre e profane (1585) del cardinale Gabriele Paleotti (Bologna, 1522 – Roma, 1597).

Bartolomeo Cesi fu autore principalmente di opere di soggetto religioso, destinate a restare all’interno delle mura di chiese e conventi, tanto da meritarsi l’appellativo di “pittore conventuale”.

Egli operò in diretta concorrenza con i coevi Agostino, Ludovico e Annibale Carracci, dai quali seppe distinguersi per la costruzione di un vocabolario espressivo originale fatto di figure immobili e solenni, ritmate da colori squillanti e collocate in paesaggi solitari in cui prevalgono effetti di sublimato naturalismo: una pittura alternativa a quella radicalmente innovativa dei Carracci, tesa allo studio diretto del naturale e del “vivo”.
La pittura di Cesi spinge lo spettatore verso una dimensione sovrasensibile di assorta e silenziosa contemplazione, quasi ad anticipare la ricerca del bello ideale che sarà poi la cifra stilistica di Guido Reni. Non a caso, Giulio Cesare Malvasia nel 1678 annotava come le opere di Cesi diedero a Guido “la prima mossa per inventar quella sua soave e gentil maniera”.

L’esposizione si concentra sul periodo più felice della lunga carriera di questo artista colto e raffinato, negli anni in cui si impegnò in un dialogo solitario e coraggioso con le novità della produzione carraccesca, tra il 1585 e il 1597 circa.
Attraverso un percorso di visita articolato in oltre 30 opere – tra dipinti, disegni e monumentali pale d’altare – vengono affrontati i temi salienti della sua poetica e i generi pittorici con cui si affermò come protagonista di grande rilevanza nella vivace geografia artistica e culturale di Bologna nel suo tempo.
L’evoluzione stilistica della sua identità artistica, sempre in equilibrio con un rigore compositivo e tonale aderente ai dettami dell’ideologia cattolica post-tridentina, viene approfondita in cinque sezioni tematiche: la formazione; i ritratti; i disegni; le pale d’altare; i cicli decorativi presso le Certose.
In occasione della proroga, verrà riallestita la sezione dedicata ai disegni per garantirne la corretta conservazione, sostituendoli progressivamente con riproduzioni in facsimile.

Grazie al significativo investimento sostenuto dal Comune di Bologna per la tutela e la conservazione delle opere di Bartolomeo Cesi, la mostra è stata l’occasione per finanziare interventi di restauro e manutenzione di quattro dipinti di proprietà di enti pubblici, restituiti così ad uno sguardo rinnovato: La Trinità e la Vergine adorate dai santi Bernardino da Siena e Sebastiano (IRCCS Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna – Policlinico Sant’Orsola); Madonna con il Bambino in gloria con i santi Benedetto, Giovanni Battista e Francesco (chiesa di San Giacomo Maggiore, proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno); San Benedetto seduto (Città Metropolitana di Bologna) e San Francesco in preghiera (Provincia di Bologna dei Frati Minori Cappuccini).

Il catalogo della mostra, pubblicato da Silvana Editoriale, è destinato a rimanere un imprescindibile punto di riferimento bibliografico per lo studio dell’opera di Bartolomeo Cesi: curato da Vera Fortunati, contiene un ricco repertorio di contributi scientifici e saggi relativi agli interventi di restauro eseguiti (Stefano Ottani, Daniele Benati, Vera Fortunati, Alessandro Zacchi, Angela Ghirardi, Angelo Mazza, Michele Danieli, Flavia Cristalli, Ilaria Bianchi, Mark Gregory D’Apuzzo, Mirella Cavalli, Valeria Rubbi, Antonella Mampieri, Emanuela Fiori, Caterina Pascale Guidotti Magnani, Stefania Biancani, Giovanni Giannelli e Federica Restiani, Patrizia Moro).

Info: Museo Civico Medievale, via Alessandro Manzoni 4, Bologna, 051 2193916, museiarteantica@comune.bologna.it, www.museibologna.it/medievale

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