Una luce fragile: Roman Vishniac e la memoria di un mondo in bilico

 

Negli ultimi mesi ho approfondito con grande interesse la letteratura ebraica russa e yiddish dei primi del Novecento: una letteratura che è stata capace di dare voce a chi è rimasto nell’ombra dei grandi eventi dell’ultimo secolo.

Da Šolem Alejchem a Isaac Babel, quello che mi ha colpito di più non è tanto il racconto dell’eccezionale, quanto la capacità di raccontare la vita quotidiana e la fragilità di un mondo in bilico tra identità e modernità. Da qui è nato un passaggio quasi naturale: chiedermi se esistesse, accanto a questa tradizione letteraria che stavo approfondendo, una fotografia sulla cultura ebraica capace di portarmi a pensare al presente. È così che ho incontrato Roman Vishniac, una soglia aperta su un passato che, come certi libri letti tardi, sembra arrivare esattamente nel momento giusto.

Vishniac nasce a Mosca nel 1897. Da bambino riceve in regalo dal padre un microscopio, così da subito inizia a interessarsi di biologia, iscrivendosi più tardi all’Università di Mosca e conseguendo il dottorato di ricerca in medicina. La sua formazione scientifica ha profondamente influenzato il suo lavoro, inclusa la microfotografia: inizia a scattare foto di insetti e dei minuscoli organismi che trovava esplorando al microscopio la natura. Crescendo inizia a viaggiare in tutto il mondo, sviluppando il suo talento e la sua passione per la fotografia.

 

 

Le sue fotografie non parlano solo di rivoluzione, ma di corpi e occhi che resistono alla cancellazione. Vishniac è tra i cronisti più ispirati ed enigmatici della vita ebraica, negli anni in cui l’antisemitismo europeo cambia tragicamente nell’orrore dell’Olocausto. Tra la metà e la fine degli anni ’30, Vishniac viaggia in tutta l’Europa orientale, determinato a documentare città, shtetl, sinagoghe e fattorie della regione, proprio mentre l’esistenza di chi le abita si fa sempre più oppressa. Le sue immagini restano oggi la testimonianza di vite che nel migliore dei casi furono stravolte per sempre e, nel peggiore, trovarono la fine nei campi di sterminio nazisti.

Il pieno riconoscimento artistico di Vishniac arriva solo decenni più tardi. È una mostra al Jewish Museum di New York, nel 1971, a rompere finalmente il silenzio, accendendo i riflettori su quegli scatti degli anni ’30. Oggi una selezione fondamentale delle sue opere è custodita presso l’archivio fotografico dell’United States Holocaust Memorial Museum. Quei corpi e quegli sguardi, che per anni sono rimasti confinati nell’ombra, sono ora una testimonianza universale.

 

 

Nel 1983 viene pubblicato il suo libro A Vanished WorldUn mondo scomparso. https://www.neh.gov/article/artist-vanishing-world che lo consacra definitivamente come uno dei più importanti fotografi documentaristi del XX secolo. L’immagine in apertura del libro è una fotografia in bianco e nero di una lampada a cherosene fissata a una parete che proietta solo una debole luce, che sembra lottare con il buio. Quella fiamma, spiega lo stesso Vishniac, simboleggia “una torcia che arde in memoria dei sei milioni di martiri”.

A Vanished world è un libro di malinconie passate, di ricordi: trabocca di interesse per la comunità ebraica, con i suoi colori, le sue peculiarità. Vishniac ritrae facchini che portano ‘il peso della vita’ lungo strade battute quotidianamente, rabbini intenti a passeggiare  tra i vicoli e ragazzi a  giocare fuori dalla sinagoga di Mukachevo, nel cuore dell’Ucraina occidentale.

Forse è questo che mi ha colpito: la consapevolezza che raccontare ciò che è scomparso non è un atto di nostalgia, ma un obbligo di responsabilità. Vishniac non fotografa solo per ricordare le vittime dei silenzi, ma per restituire dignità ai vivi. E in questo gesto c’è qualcosa che parla anche al nostro tempo: l’urgenza di fermarsi, guardare, custodire.

 

 

Perché ogni mondo che scompare lo fa prima in silenzio. E qualcuno, con una penna o con una macchina fotografica, deve accorgersene. Ogni immagine del passato che non si riconosce nel presente come una delle proprie preoccupazioni rischia di scomparire irrimediabilmente.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.