Andy Warhol nasce a Pittsburgh nel 1928 e muore a New York nel 1987. Studia arte al Carnegie Institute of Technology e nel 1949 si trasferisce nella Grande Mela. Warhol inizia prima come grafico pubblicitario, poi diviene pittore, infine cineasta underground. Massimo esponente della Pop Art statunitense, nel 1963 fonda The Factory.
The Factory diviene un pot-pourri di ricerca stilistica e creativa in cui convergono artisti, attori e musicisti (celebre la collaborazione con i Velvet Underground). Warhol è un artista onnivoro e si occupa di fotografia, arte, performance, editoria (rivista Interview), letteratura, programmi televisivi e videoclip.
La mostra “Ladies and Gentleman” a Palazzo dei Diamanti a Ferrara ci accoglie ricordando l’evento del 25 ottobre 1975 quando accadde che Warhol inaugurò la sua mostra Ladies and Gentlemen nello storico palazzo di Ferrara e lasciò un abbozzo di due lattine di zuppa Campbell. Quasi tutto il percorso espositivo si articola su testi biografici e autobiografici traslati in ritratti e autoritratti dal creativo di origine slovacca.
I riferimenti visivi di base di Warhol sono rotocalchi e Polaroid da cui ottenere immagini impattanti e riproducibili. Immagini vivaci e spesso ripetute che evidenziano alcuni aspetti della società di massa: votata al divismo, all’artificio e all’esasperazione dell’apparenza. Warhol traduce qualsiasi soggetto in una vera e propria icona: “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti”.
Osserva e non giudica le persone. Narra il repertorio del mito moderno: travestiti, drag queen afro e latino-americane, artisti, dittatori e Vip. La mostra espone un’eccezionale selezione di oltre 150 ritratti tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid.
Il volto glam della performer drag queen Wilhelmina Ross troneggia magniloquente. Ci sono ben sei ritratti della Ross, di cui uno gigantesco che ha il potere della propaganda. Arte seriale in cui i soggetti differiscono per minimi dettagli, arte che diventa prodotto. La testa e il busto della Ross sono sintetizzati in semplici elementi geometrici (cupola, semicerchi, cerchi) e l’immagine diviene icona. La drag sorride solare irradiando gioia.
I segni importanti, le ampie pennellate e i colori acidi e sfavillanti distinguono la poetica di Warhol. Nei ritratti di Alphonso Panell e di Marsha P. Johnson — biografie di genere e di marginalità sociale in cui l’artista omaggia indirettamente, per mezzo degli sguardi rappresentati, Vermeer (La ragazza con l’orecchino di perla) e Raffaello Sanzio (i due putti della Madonna Sistina con sguardo trasognato) — vediamo la malinconia negli occhi di Alphonso e il gradimento in quelli di Marsha. Il trucco delicato, la parrucca biondo platino e i visi che diventano maschere (l’artista si ispira a quelle dei nativi americani).
Le Polaroid che ritraggono 14 drag queen di locali queer di Manhattan sull’Ottava Strada sono identità vive e vegete, teatro e circo di emozioni: espressioni facciali sorridenti, snob, arrabbiate, vanitose, stupite, dileggianti, smorfiose, sognanti, stanche, pensanti, tristi, imploranti, dormienti, sogghignanti, sorprese, ieratiche, allegre; insomma, un vero e proprio mosaico e collage di sessi. Soggetti dalla presenza scenica eccezionale, carismatici, teatrali, spettacolari; figure che dominano la tela e sostengono lo sguardo dello spettatore.
Primo leitmotiv dei soggetti rappresentati da Warhol è il loro aspetto androgino, che mostra tratti fisici e comportamentali tipici di entrambi i sessi. Andy fa di questi soggetti delle superstars, celebrando la loro vita quotidiana.
Poi ci sono i VIP, i cui volti diventano dei veri e propri marchi di massa. Secondo leitmotiv dell’artista è infatti la serialità dei soggetti proposti: il volto-propaganda di un superbo Mao Tse-tung, lo sguardo intenso di Mick Jagger, la tristezza di Liza Minnelli, la fierezza di Robert Mapplethorpe, l’eterna seduzione ambigua di Marilyn Monroe, lo sguardo di ghiaccio di Grace Jones, la dignità composta di Liz Taylor.
La cultura di massa è quindi elaborata prima e trasformata poi da Warhol in un’opera d’arte straniata, tecnologica e visivamente sintetica. E poi c’è anche lui in mostra: Warhol con i suoi autoritratti. Il suo volto diventa teatro di sperimentazione visiva. Infatti Warhol non era sicuro del suo aspetto fisico, tanto che che si sottopose perfino a un intervento di rinoplastica.
Perché visitare le mostra?
- Ve lo dice l’artista stesso: “Se volete sapere tutto di Andy Warhol vi basta guardare la superficie: dei miei quadri, dei miei film e della mia persona ed è lì che sono io. Dietro non c’è niente.”
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Per capire come la serigrafia permetta di trasferire una foto su tela sintetizzandola.
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Per non perdervi tutti i particolari mediatici sondati: video, disegni di raffinata essenzialità, acetati, serigrafie a colori su carta, camouflage, assenze di contesto, dettagli del corpo, dettagli di volti e copertine di dischi.
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Per capire come Warhol celebra l’estetica camp e gli idiomi del glam rock.
Mostra a cura di Chiara Vorrasi.
Fino al 2 giugno, Ferrara, Palazzo Diamanti, aperto tutti i giorni, 9.30 – 19.30, www.palazzodiamanti.it


