Visto da noi: IF (sulle possibilità di un incontro)

ph. Luca A. d'Agostino

La panchina è l’unità di misura dell’incontro.

Uno spazio, prima che un luogo, adibito alla sosta e alla contemplazione, che, nell’immaginario comune, è sinonimo delle possibilità di relazione.
Basti pensare alla panchina di Forrest Gump, su cui si dipana la storia di una vita.

Da questo simbolo universale della panchina, da questo luogo comune, parte lo spettacolo IF (sulle possibilità di un incontro) di e con Gaia Amico e Nicola Lorusso, che racconta, senza usare parole, l’interazione tra due persone anziane, uomo e donna.

ph. Luca A. d’Agostino

La tecnica è quella delle marionette, a dimensione umana, manipolate dai due attori, in parte dentro e in parte dietro ai rispettivi pupazzi, che, in un certo senso, si possono dire abitati.

In cinquanta minuti si racconta una storia semplicissima: incontro, infatuazione, contatto e separazione di due corpi anziani. Ma questi corpi, come abbiamo già detto, sono abitati e appaiono come il frutto di un pensiero architettonico, ancora prima che performativo.
L’intero spettacolo ci appare costruito come un edificio, nel quale l’elemento costitutivo più importante è il vuoto. Dai movimenti dei personaggi, dalle espressioni, dal dialogo con la musica di Stefan Röslmair, emerge un ritmo costruito sulle pause, sui silenzi imbarazzati, sulla stasi viva, ed è proprio in questi silenzi, in questi vuoti, che si sente il pubblico reagire, ridere, emozionarsi, confermandone la pienezza comunicativa.

ph. Luca A. d’Agostino

Ma la vera sorpresa, che interroga sia il pubblico che i personaggi stessi, si ha quando gli attori, quasi per sbaglio, sbucano da dietro le loro marionette, spinti dalla curiosità di vedere anche loro quel che sta accadendo. Non c’è rottura della quarta parete, ma svelamento di un meccanismo. Proseguendo il paragone architettonico, si può definire questo gesto un affacciarsi.

Immediatamente si aprono mille letture. Il discorso diventa quello sul muovere e l’essere mossi, sull’animare e, dunque, sull’anima, che ci muove e com-muove.

Le possibilità di un incontro (del titolo) vengono messe in relazione allo svelarsi della nostra anima. Viene in mente il romanzo di Paulo Coelho, Undici minuti, in cui si dice che “gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano”.

Allora, come interpretare l’inizio dello spettacolo?
Tutto parte con un bambino, marionetta manipolata dai due attori insieme, che la seguono come genitori premurosi. Il bambino è armato di sacca, con scritto “IF”, da cui tira fuori i suoi giochi-simbolo. Il treno, la coincidenza, il viaggio; il fiore, la bellezza effimera, la rinascita. Proprio il fiore, lasciato in scena, mette in moto le vicende successive e, infine, torna in mano al bambino stesso. Forse è Dio, il Grande Architetto, forse un Cupido, forse nessuno in particolare, se non un’anima che muove essendo mossa.

IF (sulle possibilità di un incontro), è uno spettacolo semplice e sincero, che, senza una parola, parla a tutti, e che, senza muoversi da una panchina, parla del grande viaggio della vita.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.