Tanto si potrebbe scrivere di Sorpresa!, creazione ideata e diretta da Marco Cantori (insieme a Diego Gavioli) e da lui interpretata con Rita Felicetti: una miniatura teatrale stracolma di semplice poesia, che dal mio punto di vista sta dalle parti del capolavoro.
Lo spettacolo, co-prodotto da Accademia Perduta / Romagna Teatri e Teatro Perdavvero, presenta Un incontro senza parole (da cui il sottotitolo) ed è dedicato alle bambine e ai bambini a partire dai 3 anni.
Certo si potrebbe citare la pittura metafisica, di Giorgio de Chirico et ultra, per raccontare lo spazio scenico ingombro di monocromi volumi geometrici che subito si fa –metafisicamente, appunto- luogo altro, al contempo astratto e massimamente accogliente di immagini e immaginari.
Sarebbe forse possibile nominare Buster Keaton per suggerire la maestria scenica di Rita Felicetti, minuto corpo-teatro dalla grande sapienza clownesca: con millimetrica leggerezza lascia affiorare senza ostentazioni le molte, minute contrapposizioni che la abitano e di ogni minima azione (appoggiare a terra un solido, mettersi il cappello, scoppiare una bolla di sapone e con questa profumarsi) fa un’avventura iperbolica dello scoprire e dell’incanto, guadagnandosi istantaneamente la simpatia della giovanissima platea.
Di simpatia -dunque, etimologicamente, della capacità di sentire insieme- è un esempio, questo spettacolo per l’infanzia che davvero sarebbe un dono che tutte e tutti vedessero, a ogni età.
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A proposito di tutte e tutti, la scelta di elidere il linguaggio verbale pare massimamente inclusiva, pensando a scuole sempre più -per fortuna- abitate da persone dalle molteplici provenienze: una ricchezza che spesso presenta il contraltare di bambine e bambini che vengono inseriti senza ancora parlare né comprendere la lingua italiana.
In tal senso la via transculturale (uso questo aggettivo nel senso specifico di focalizzarsi su ciò che precede le differenze culturali) si fa consapevole ed efficace veicolo per abitare insieme, per 45 indimenticabili minuti, il terreno della scoperta, del gioco, dell’incanto, senza che si frappongano barriere linguistiche.
Molto altro si potrebbe aggiungere sul sapiente montaggio nella connessione fra due Figure opposte e contrapposte (in termini di genere, stazza, tonicità, relazione con la platea, colori), sul gusto lieve e lieto del nonsense (credo proprio che Georges Perec, Giuliano Scabia e Gianni Rodari avrebbero gioito non poco, di fronte a quest’operina auto-significante), della trascinante body percussion che punteggia e dinamizza ulteriormente -e in maniera drammaturgicamente affatto coesa- questa creazione commovente, aggettivo consumato che qui uso nel senso letterale della capacità di far muovere insieme chi fa e chi guarda.
Un vero dono, una vera sorpresa.
Dire grazie, almeno.
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