Mille anni di cultura alla Basilica del Monte di Cesena

A Cesena, il profilo dell’orizzonte di terra è praticamente immutato da almeno mille anni. Si distingue bene arrivando già dal largo del mare: da un lato la Rocca Malatestiana e dall’altro la Basilica della Madonna del Monte. Tra le due alture, ‘porta’ ideale della Val Savio, s’adagia la città storica, dalle cui mura comincia ad inerpicarsi l’Appennino romagnolo.

Se la posizione attuale del fortilizio civile, di fatto, è più recente di circa un paio di secoli, il luogo del Santuario rimane quello da sempre. Per celebrare l’eccezionale anniversario, la Comunità Benedettina che anima e custodisce i preziosi spazi sacri propone una serie di appuntamenti, tra devozione e alta cultura, aperti a tutti.

Per questo mese di giugno è ancora visitabile una mostra di incisioni dal XV al XVII secolo, con 24 opere di collezionisti privati firmate anche da Carracci, Cranach, Du”rer, Rembrandt, Rubens,Van Dyck oltre ad artisti meno noti ancorché di stupefacente perizia. Sulla linea di Cristo – così il titolo –  è allestita nella sala Pio VII (accessibile dal primo chiostro del monastero), aperta il venerdì/sabato e domenica h 9/12 e 15,30/18 con ingresso gratuito.

Si viene accolti dal busto del papa Chiaramonti, copia fedele dell’originale di Canova, per essere introdotti in uno spazio curato, luminoso, dal respiro spirituale. “L’intenzione, in tempi futuri – illustra Luigi Benelli, co-curatore dell’esposizione insieme all’abate Mauro Maccarinelli – è quella di creare qui un luogo dedicato alla grafica, forma d’arte non sempre considerata come merita”. Eppure la riproduzione di immagini a stampa, nata sull’onda dell’invenzione dei ‘caratteri mobili’, riveste una grande importanza comunicativa, perché le opere diventano trasportabili, divulgabili e così accessibili non solo ai pochi committenti o loro ospiti. Un po’ come accadde, pochi secoli dopo in Giappone, con le stampe ukyo-e ed Hokusai: forse sta lì – detto con ogni rispetto – la vera origine dell’arte popolare (POP).

Il pezzo più antico è una xilografia di Albrecht Du”rer del 1498, mentre sconvolgente “il Velo della Veronica”, 1649 da Claude Mellan. Quest’ultima, scelta a rappresentare la mostra, è un’incisione a bulino che disvela il volto di Gesù in sofferenza tra lo svolgersi d’una sola linea. Partendo dalla punta del naso, si sviluppa per tutta la superficie una spirale, a creare opportunamente le parti più o meno scure, per un totale di 14 chilometri! C’è un potente simbolismo teologico dietro tanta abilità: “L’unico Dio è formato da una sola linea” la scritta in latino sull’immagine.

La prossima esposizione, dal 15 agosto festa dell’Assunta e della Basilica, sarà dedicata ad immagini su tema Mariano, e includerà opere di Tiepolo. “Questo è un bene ancora da scoprire – riflette Umberto Gaggi, che conduce le tante visite guidate nel complesso monastico – al di là dell’arte che conserva e restaura, della raccolta degli ex-voto, della sua storia; su questo colle sorgeva un tempio dedicato a Giove. Il motto scelto 1026/2026 – Mille anni, come un turno di  veglia nella notte – viene dal Salmo 89,4 per significare che, nel disegno divino, si tratta d’un tempo brevissimo”.

Per approfondimenti, anche sugli eventi legati al millenario: 0547 302061 –  info@abbaziadelmonte.it e https://abbaziadelmonte.it/

 

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