Il blues di Vallicelli vibra in armonia con l’universo

Antonio Gramentieri e Vince Vallicelli, foto Sauro Conficoni

In ogni concerto dal vivo, soprattutto se all’aperto, chi si occupa dei suoni ha il compito più delicato. Poi, in certi casi non basta essere bravi: se sul palco c’è Vince Vallicelli, per esempio, c’è da aspettarsi di tutto.

Domenica scorsa nell’anfiteatro di Sadurano, infatti, il percussionista forlivese si è inventato  l’ennesimo effetto sonoro, e dopo aver ‘coinvolto’ ogni oggetto a portata di bacchette, al volo si è fatto stendere asta e microfono a terra. Aveva deciso di tamburellare sul pavimento, e l’ha fatto davvero diventare…musica. Quindi il fonico Fabio Verdelli si è dovuto occupare di un nuovo strumento, oltre al basso di Massimo Sbaragli e la chitarra elettrica di Antonio Gramentieri.

Sul borghetto nelle colline di Castrocaro recuperato da don Dario Ciani (parroco dal 1982, poi lì fino alla morte nel 2015), quel trio affiatato e di cifra indubbia ha fatto risuonare del gran blues. Però l’oltreoceano c’entra giusto nella struttura ritmica e nei giri di accordi, perché come lo intende Vallicelli non lo suona nessuno.

Intanto si canta in puro dialetto romagnolo, così è annullato l’effetto ‘straniero’ che a non tutti piace. “E’ una vera e propria lingua arcaica– spiega Vince – tutelata dall’UNESCO, eppure si va perdendo. Credo molto nel suo valore educativo e sociale, al punto che lo uso nei laboratori musicali che faccio con i bambini. Ed è sempre emozionante vederli recuperare le proprie radici, per di più divertendosi come matti”.

Questo concerto, non a caso, s’intitolava “Al mi radis” (le mie radici, appunto), ed ha raccolto un pubblico appassionato, tanto partecipe quanto, in parte, diversamente giovane. “Beh, a 75 anni – riprende – ho anche amici della mia età. C’era Claudio Molinari, il ‘piadinaro poeta agreste’ che ha scritto i testi dialettali dei brani, e tanti altri”. Vallicelli, comunque, ha fatto ballare tutti tra sorrisi aperti e qualche esilarante goliardia.

L’aria che si respira lassù, effettivamente, favorisce il rilassamento degli animi, tra un cielo più libero sul mare verdissimo delle migliori colline indigene. “Pensare che il fondatore trovò ruderi ed abbandono, eppure riuscì a creare una comunità di accoglienza e recupero il cui modello è stato ripreso in altre realtà. Dopo don Dario – spiega Stefano Mangelli per la coop. locale ‘Generazioni’ – l’attività qui è andata avanti, pur in modo diverso. Non c’è più il centro benessere – il parroco era ottimo pranoterapeuta N.d.R. – tuttavia funziona un progetto di coabitazione solidale, anche con l’apertura del punto-ristoro”.

“Da due anni si organizzano eventi e spettacoli accuratamente scelti – interviene il direttore artistico, Massimo Conficoni – in sintonia e rispetto d’un ambiente unico. Ci sono pure film su temi mai banali, incontri culturali e olistici. Sabato 20 giugno ospite Oriano Spazzoli che racconterà gli astri estivi, poi il 21 alle 10 meditazione attiva e dalle 18 Dj-set curata dall’Associazione ‘Morata’ di Dovadola. Il resto del ricco programma, sui social”.

Insomma, anche il panorama ci ha messo del suo per far star bene palco e platea. Ma soprattutto c’era un altro ingrediente segreto, tanto impercettibile quanto potente: i tre bluesmen hanno suonato  accordando gli strumenti su 432 Hertz. Su precisa richiesta di Vallicelli: “Significa abbassare di un quarto di tono la frequenza abituale, che è di 440 Hz, producendo vibrazioni positive. Le persone si  rilassano spontaneamente in quanto si stimola, è comprovato, la produzione di serotonina e melatonina.

“Faccio musicoterapia e da dieci anni lavoro con pazienti psichiatrici, i miglioramenti si vedono. E’ la vibrazione in cui siamo immersi tutti perché frequenza armonica dell’universo…non si percepisce a livello razionale, ma le nostre cellule sentono la differenza, eccome”! Pink Floyd, gli Stones e Michael Jackson l’hanno usata; e ancora Mozart, tra i tanti esempi. “Perfino Verdi ne intuì gli effetti, chiedendo al Parlamento una legge che unificasse lo standard di riferimento. In Francia il diapason, all’epoca, si stabilì a 435 Hz, osservando che quelle frequenze danno alle composizioni qualcosa di più nobile. Perché, rifletteva il compositore, un LA a Parigi dovrebbe diventare un SI bemolle in Italia o altrove? C’è una dimensione più consona al nostro corpo ed alla psiche. Quando suono così, sto bene, il tempo diventa non-tempo, è la magia di quell’impostazione”. Ogni tanto dovremmo concedercelo, ascoltando blues o quant’altro, perché così ‘mente’ ‘cuore’ e ‘istinto’ ci sono dentro tutti, coinvolti con la stessa intensità. Perfettamente riequilibrati.

 

Il Grottino – Circolo ACLI don Dario Ciani –  Via di Sadurano, Castrocaro terme FC

Per informazioni: 349.3141820 e su Facebook: @ilgrottinodidondario – Instagram: grottino.sadurano

1 COMMENT

  1. Complimenti per l’ ottima recensione e grazie per la sensibilità e forte empatia con il luogo e le sue ricchezze.

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