Edgar Allan Pop, volto emergente del Rock è Tratto

Edgar Allan Pop ph Lamberto Bignami

Torna venerdì 12 giugno (ore 21,45) il Rock è tratto a Savignano sul Rubicone, il contest dal 1996 dedicato alla musica emergente che ha visto sul palco tra gli altri gli Afterhours, Elio e le storie tese, I tre allegri ragazzi morti, Calcutta, Le luci della centrale elettrica, i Diaframma, Cristina Donà, Bombino.

Sarà Giorgio Poi il big della serata, che però sarà aperta, come da tradizione, da un volto emergente, l’artista romagnolo Edgar Allan Pop (ore 20,50) e da Valentina Polinori (ore 20,15), musicista romana tra cantautorato ed elettronica, vincitrice della scorsa edizione.

Edgar Allan Pop, nome d’arte di Enrico Garattoni, ha pubblicato lo scorso aprile il suo album d’esordio “Sotto il segno dei pesti”. 

Dopo anni di concerti e di esecuzione dal vivo delle tue canzoni, hai deciso di raccogliere questa esperienza musicale nel tuo primo disco. Un lavoro che, appunto, arriva dopo tanto tempo rispetto al tuo esordio come musicista solista. Cosa ti ha portato a questa decisione, e come è andata la lavorazione dell’album?

“Ho deciso di prendermi i tempi giusti per fare questo album perché sentivo di voler fare qualcosa di fermo nel tempo, che rimanesse almeno per me incastonato negli anni come un manifesto, almeno per me, di emozioni e drammi che ci cambiano e ci evolvono”.

Una parte della tua formazione come persona e artista si è tenuta a Roma una decina di anni fa, quando la scena romana era particolarmente vivace. Ne sei debitore? E in che relazione ti poni con la scena romagnola, che è sempre vivissima?

“Esatto, la scena romana del periodo 2016-2018 è quella degli artisti che si ascoltano oggi in radio e hanno ridefinito la musica mainstream. Penso a Calcutta, I cani, Gazzelle, Giorgio Poi, artisti che all’epoca sono esplosi prima nella loro culla romana. Averli vissuti lì in prima persona mi ha fatto sentire al posto giusto, ricordo che tornavo in Romagna dalla mia band di allora e raccontavo queste novità, cercando di trasmettere loro quello che stava succedendo alla musica in tempo reale. La scena romagnola è viva e lotta sempre, il mio sguardo verso la musica locale è sempre pieno di curiosità e voglia di collaborare con altri artisti. Lo faccio in vari modi e in vari momenti della mia vita e penso che continuerò così forever”.

Nel nuovo set dal vivo che proponi in questo periodo suoni diversi strumenti, questo marca una differenza rispetto al passato quando avevi una dinamica espressiva più libera, dedicandoti principalmente al canto. Quella di oggi è una nuova versione di te? Ti piace?

“Mi piace molto il nuovo assetto, suono più cose io, ma sono cambiate anche tante dinamiche tra gli altri musicisti. In primis abbiamo aggiunto Luca alla batteria, strumento che prima non c’era, che ha dato nuova linfa ai pezzi che rischiavano di continuare a dire le stesse cose, mentre a me serviva un linguaggio nuovo. Allo stesso tempo io avevo bisogno di non essere “solo” quello che ero stato fino adesso ma mettermi anche alla prova su più fronti”.

“Sotto il segno dei pesti”, il titolo del tuo disco, ha chiaramente un richiamo a uno specifico periodo del cantautorato italiano. Ne subisci l’influenza? Il titolo inoltre suggerisce che ci siano cose che abbiano lasciato il segno fisicamente su di te. È così? In che modo lo esprimi?

Sotto il segno dei pesti è un concetto che avevo in chiaro da anni, il gioco di parole con Venditti è immediato e vuole richiamare l’ambientazione di Roma, ma chiaramente sotto nasconde un altro significato che è la mia misura di comunicazione ironica che uso normalmente. Ho sempre pensato che l’album potesse chiamarsi solo così. Proprio perché gioca sul fatto che i pesti sono le canzoni al suo interno, che si fanno carico di tanti episodi che mi hanno lasciato il segno e mi hanno fatto crescere, umanamente e musicalmente”.

 

Ingresso libero.

 

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