Siamo un paese talmente piccolo che c’è solo un semaforo” dice Sonia Bettucci negli incontri pubblici, quando con simpatia presenta Longiano di cui è Assessore alla Cultura. Ma la dimensione non impedisce di accogliere grandi eventi e ripeterne l’esperienza, se quest’anno è stata ancora Milanesiana. Elisabetta Sgarbi, per la 27° edizione della sua prestigiosa rassegna, ha proprio chiesto di inserire nuovamente piazza Malatestiana, all’ombra del Castello, tra le tre tappe romagnole.
Ospiti sul palco, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, a parlare del loro cinema mediati da Oliviero Toscani. L’editor della casa editrice “la nave di Teseo”, ha piacevolmente stuzzicato i due attori-autori dopo la proiezione di estratti da alcuni film realizzati tra il 1994 e il 2018. Quindi non solo teatro, nel quarantennale curriculum del sodalizio che, oltre alle pellicole, ha scritto diversi libri. Sempre con l’intento di raccontare l’incredibile che sta nella quotidianità, che l’abitudine ci fa percepire innocua eppur piena di contraddizioni e spunti per riflettere in profondità.
“Tema della rassegna – ha presentato Sgarbi all’affollata platea – è ciò che accade nel coesistere tra ‘il desiderio e la legge’. A un primo sguardo, sembrano contrapporsi, ma il rapporto è più complesso: il divieto evoca il desiderio. In questo conflitto si snoda la vita, sia nel privato che nelle nostre comunità. Siamo a Longiano anche per il cinquantesimo della scomparsa di Tito Balestra, ricordandolo insieme a due Leoni d’Oro alla carriera, artisti totali che collaborano per costruire libertà, perché la si ‘costruisce’ giorno per giorno. Si vedranno opere dove c’è forma e bellezza…sarete sconcertati, ma alla fine soddisfatti”.
Quando si sono riaccese le luci, dopo un’ora e mezza di stralci di geniale surrealismo, il pubblico era curioso di saperne di più. “Da dove è partito – Toscani – questo percorso filmico?” “A noi piace giocare con la realtà – Flavia Mastrella – quando non accade sul palcoscenico, lo facciamo per la sala proiezione”. “All’inizio deglii anni ‘90 comprammo una telecamera – Antonio Rezza – e coi primi film partecipammo proprio qui vicino, al festival di Bellaria”. Che poi vinsero, un bell’incoraggiamento a proseguire; va detto, per inciso, che la coppia non ha mai chiesto contributi pubblici per cui il sostegno al loro creare è sempre arrivato dal pubblico e dai tanti apprezzamenti.
Già il primo impatto è stupefacente “si nota una grande cura dell’inquadratura. Com’è – ha chiesto il conduttore – lavorare su una messa in scena visiva?” “Noi – rivelano gli ospiti – ci concentriamo sui punti di fuga, per ottenere uno sguardo sempre in bilico, scomodo, che obblighi lo spettatore a pensare. Poi, lavorando tantissimo sui personaggi prima di girare, tutto viene naturale”. Effettivamente, guardando il risultato, viene da chiedersi come si vive sul set di film tanto complessi, espressivamente parlando.
“C’è molta corporeità sullo schermo – ha osservato Toscani, riguardo all’uso della mimica – forse per venir fuori da situazioni non accettate? Come ci si prepara?” “Certo discutiamo molto nella sceneggiatura – Mastrella e Rezza – perché se a teatro puoi cambiare il copione, nei film quel che si fa poi resta. Infatti c’è tanto da fare in fase di montaggio, dove molto del girato viene tagliato”.
“Comunque – sottolineava l’editor – anche a distanza di tempo le vostre cose sono sempre contemporanee”. “La storia si ripete – la risposta del sodalizio – basta cambiare le facce. Il potere non evolve, è fedele alla sua ottusità. Facciamo cinema per far capire quanto siamo tutti un po’ colpevoli riguardo quel che succede. E per comunicare efficacemente serve libertà, che oggi è sempre meno e dobbiamo… infliggercela”.
I due artisti riescono ad essere innovativi pure nell’intervistare le persone comuni, e qui va citato il progetto con Rai3 “Troppolitani”. Lecito chiedersi come si fa a coinvolgere chi non è di mestiere: “Non c’è troppo da inventare – risponde Rezza – la gente è pronta a stupirsi” “E’ bastato mettere il microfono su un dito – completa Mastrella – e, pure se ci prendevano per matti, tutti si sentivano più tranquilli e disinvolti.” Si crea un gioco, insomma “Riuscite a cogliere quell’energia – osservava Toscani – e siete stati capaci di prevedere l’ottimismo democratico del 1998 già quattro anni prima col film ‘il Piantone’ che fu pure premiato”. “Se si è arrivati a quell’impostazione politica – hanno detto – è perché da tanto era nell’aria”.
Oltre che stupirsi, nel lavoro del duo Mastrella-Rezza ci si diverte “A proposito della comicità che fate – andando verso la conclusione, il conduttore – avete osservato che ‘è un riso che ti si posa sul petto e te lo sfonda’. Forse perché citate tanti esempi di incomprensione?” “E’ così difficile capirsi – la loro opinione – rendersene conto è il primo passo. Si pretende di capire e non succede, ma è un equivoco. Per esempio, quello che l’arte fa è qualcosa che deve essere non-capito. Bisogna ‘sentire’ le persone, non capirsi forse è meglio: così hai la curiosità di capire perché non capisci”.
Splendido e perfettamente coerente con gli ospiti della serata, il calembour sul finale! A planare e tornare elegantemente (tutti più colti, più consapevoli) coi piedi per terra, ci ha poi pensato Elisabetta Sgarbi. Prima ricordando gli splendidi versi di Balestra “Se hai una montagna di neve tienila all’ombra” quindi salutando con l’invito “Leggete tanto, perché leggere fa vivere più vite”. Grazie, ne abbiamo bisogno davvero.
Un po’ meno egoismo, un po’ più empatia e responsabilità civile.
Tutte le info su www.lamilanesiana.eu


