Tempo fino al 7 agosto per presentare la domanda alla 6ª edizione di Chiamata OFFline curata da Ferrara Off APS, l’associazione che dal 2013 gestisce l’omonimo spazio dedicato al teatro e alle arti performative, sulle Mura della città di Ferrara e che propone ogni anno il Festival BONSAI – appena concluso con gramde successo – che per il secondo anno consecutivo ha posto al centro della propria programmazione il format della microrassegna, introdotto nel 2025 e ormai divenuto uno degli elementi distintivi del festival.
Chiamata OFFline a partire dal 2022, ha raccolto quasi 2.000 proposte, contribuendo alla crescita e allo sviluppo di nuove produzioni nazionali e internazionali ed ora è pronto ad altre scoperte.
Ai candidati è richiesto di proporre una microrassegna composta da tre appuntamenti – uno dedicato a una propria produzione e due a spettacoli di altre compagnie o artiste/i con cui condividono poetiche, percorsi di ricerca e affinità artistiche – in grado di restituire al pubblico non solo il proprio lavoro, ma anche il contesto creativo in cui esso nasce e si sviluppa, ma sopratutto originalità e capacità di dialogare con spazi teatrali non convenzionali.
In un periodo storico culturale focalizzato solo sui grandi eventi e sui grandi numeri, Chiamata OFF sin concentra in antitesi con la tendenza generale sul format della microrassegna. Abbiamo chiesto le motivazioni a Giulio Costa, direttore artistico di Ferrara OFF Giulio Costa.

“Il nostro festival si concentra sulle microrassegne per diversi motivi. Innanzitutto la parola micro ci riporta alle le origini del Festival; BONSAI è nato come festival di microteatro, ovvero rassegna di spettacoli brevi, della durata di circa quindici minuti. – c- Con questo genere volevamo da una parte esortare le compagnie emergenti ad avviare – con il piccolo formato – nuovi percorsi produttivi; dall’altra, avvicinare nuovi spettatori (specialmente i giovani), consapevoli che la breve durata avrebbe avuto maggiore appeal. Non solo. Volevamo anche (e soprattutto) portare il teatro dove il teatro non c’è. La primissima edizione, infatti, è stata realizzata nel Quartiere Giardino di Ferrara, dove non ci sono spazi teatrali. Abbiamo portato gli spettacoli nei ristoranti, negli appartamenti privati, nei centri anziani… In dieci edizioni il festival è cresciuto ed è cambiato, ma sono rimasti inalterati la volontà di portare il teatro dove normalmente non si fa, incentivare nuovi processi produttivi e l’obiettivo di offrire occasioni di condivisione, specialmente alle nuove generazioni. In questo senso, il format delle microrassegne rappresenta un ulteriore tassello. Tre spettacoli vengono inseriti nella nostra programmazione seguendo un’unica visione curatoriale proposta da una compagnia, un’artista o un artista che selezioniamo attraverso la Chiamata OFFline. Quello che vogliamo far emergere è uno sguardo sul teatro contemporaneo che si affianca e dialoga con il nostro. Anche questo è un modo per avviare nuovi percorsi. Così come all’inizio il microteatro, con spettacoli brevi in luoghi non teatrali, voleva incentivare la partecipazione, oggi le microrassegne ci permettono di fare vivere al pubblico un tempo e uno spazio sospesi, duranti i quali – attraverso tre differenti approcci di teatro contemporaneo – si condividono tematiche e contenuti del presente. Non vogliamo essere in opposizione ai grandi eventi. Piuttosto, vorremmo esserne un complemento, o addirittura un traino. Per noi il festival dovrebbe diventare qualcosa che facilita l’avvicinamento al teatro e, più in generale, alla cultura. Vogliamo evitare di chiuderci nei nostri spazi e pensare che il teatro sia soltanto quello che facciamo noi. Al contrario, desideriamo che il Festival BONSAI promuova la voglia di stare insieme e di assistere a spettacoli dal vivo.
Quali sono le difficoltà di sostentamento?
“Tutte le attività culturali e, soprattutto, quelle teatrali che prevedono la rappresentazione dal vivo necessitano di contributi pubblici. Sono fortemente convinto che la cultura debba essere sostenuta dalle istituzioni. Il Festival BONSAI gode del sostegno di Comune di Ferrara, Regione Emilia-Romagna e Ministero della Cultura; possiamo inoltre contare su alcuni sponsor privati. Rafforzare questa rete è uno degli obiettivi del festival. Ferrara è una città che ha sempre investito molto nella cultura. La sfida più importante, da parte nostra, non è soltanto trovare nuove risorse, ma riuscire a far crescere il festival dal punto di vista dei contenuti, dei linguaggi, delle possibilità e dell’apertura al pubblico. Quest’anno, fortunatamente, il festival è andato molto bene e quasi tutti gli appuntamenti sono stati sold out. Tuttavia, gli incassi della biglietteria non sono sufficienti a sostenere l’intera iniziativa e a garantire la sostenibilità economica. Dietro al festival c’è una struttura organizzativa, e ogni compagnia ospitata, a sua volta, deve sostenere costi sempre maggiori. Le produzioni più affermate hanno naturalmente costi elevati, ma anche le compagnie indipendenti, riuscendo a programmare poche repliche, devono rientrare delle spese sostenute. Noi cerchiamo di andare incontro a tutte le richieste, ma con il solo contributo degli spettatori non potremmo andare incontro a tutte le esigenze economiche. Il pubblico, cioè gli spettatori e le spettatrici, è un alleato fondamentale. Ma non può essere l’unico alleato. Come dicevo all’inizio, è indispensabile il sostegno degli enti pubblici e anche dei soggetti privati, che devono comprendere come la cultura sia un investimento capace di migliorare la qualità della vita di una comunità”.

Bonsai Festival è un contest curatoriale? Cosa è emerso negli anni dalla vostra ricerca sul giovane teatro contemporaneo. Ci sono dei temi o delle forme ricorrenti, una direzione in cui sta andando il teatro contemporaneo?
“La Chiamata OFFline, che fino a oggi ha visto cinque edizioni concluse e una sesta attualmente aperta, ci ha permesso di conoscere quasi duemila compagnie, artiste e artisti. Ci sono sicuramente delle linee comuni. Uno degli approcci che è emerso con maggiore evidenza, soprattutto nell’ultimo anno, è l’autobiografismo. Nella maggior parte dei casi l’esperienza personale rappresenta il motore con cui si comincia a raccontare qualcosa, come se non si potesse prescindere da questo. Forse perché rende la storia più credibile, più sincera, più vera. L’altro elemento ricorrente è il dialogo diretto con il pubblico, quindi una sostanziale assenza della quarta parete. Non solo “ti racconto di me”, ma “ti parlo direttamente, a te spettatore che mi stai ascoltando”. Anche questo è un filo rosso che attraversa molte delle proposte. Spesso questo dialogo è accompagnato da un elemento tecnologico: un video, delle cuffie, un microfono o altri dispositivi che modificano il rapporto con ciò che viene raccontato. Come se ci fosse sempre un mezzo, o meglio, un filtro che crea uno scarto tra la verità e la finzione. Ci sono poi alcuni temi ricorrenti che negli anni si sono alternati: l’identità di genere, il rapporto con la natura, mentre nell’ultimo periodo sono emersi con molta forza la guerra e il lutto. Quello che noi cerchiamo è soprattutto un senso di urgenza. Vogliamo capire se una compagnia parla di un determinato argomento perché sente davvero la necessità di farlo. Nella selezione siamo affiancati da uno staff composto da drammaturghi, registi, artisti e da un gruppo di studentesse e studenti delle scuole superiori. Insieme ci interroghiamo proprio su questa autentica necessità di esprimersi, ma anche sulla capacità di mettere in discussione convenzioni, linguaggi e contenuti. L’idea stessa delle microrassegne nasce da questa esigenza. Volevamo evitare che le compagnie si limitassero a proporre un proprio spettacolo, invitandole invece a collocarlo all’interno di un contesto più ampio: culturale, sociale e, in alcuni casi, anche politico. Chiedere di costruire una microrassegna di tre appuntamenti significa domandarsi: quali altri artisti vorrei accanto al mio lavoro? Chi è affine alla mia ricerca? Oppure chi è agli antipodi e potrebbe generare un dialogo interessante? Per noi questi tre spettacoli devono diventare dei piccoli percorsi teatrali, capaci di raccontare una visione curatoriale coerente e di far emergere una precisa idea di teatro contemporaneo”.
La vostra associazione dedica una parte importante del suo lavoro alla formazione e all’attività didattica, nel bando la compagnia vincitrice infatti dovrà impegnarsi anche in alcuni incontri formativi con studenti, quanto è importante questa azione per tenere vivo il teatro?
“Il rapporto con le nuove generazioni per noi è fondamentale. Per questo i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori ci affiancano già da diversi anni nella selezione delle proposte. Inoltre, le compagnie che ospitiamo in residenza, che hanno anche la possibilità di sviluppare uno degli spettacoli che compone la microrassegna, raccontano il loro lavoro alle studentesse e agli studenti dell’Università. Per noi è molto importante che le ragazze e i ragazzi comprendano la differenza tra un progetto immaginato sulla carta, raccontato attraverso un video o altri materiali, e quello che accade dal vivo: che cosa significa assistere a uno spettacolo, cosa si prova come spettatori, cosa vuol dire vivere quell’esperienza insieme agli altri, in mezzo a un pubblico. Portare i ragazzi dentro i processi creativi ci sembra il modo migliore per far conoscere loro il teatro, per aiutarli a comprendere le intenzioni delle compagnie, delle artiste e degli artisti. Può succedere che uno spettacolo non corrisponda alle aspettative e che qualcuno dica: “Io me lo immaginavo diverso.” Anche questa è un’esperienza preziosa, perché fa parte dell’educazione allo sguardo, dell’andare a teatro, dello stare insieme e del confrontarsi con un’opera. Il teatro offre occasioni di riflessione su temi che riguardano l’attualità, la convivenza e la conoscenza di sé, e crediamo che coinvolgere le nuove generazioni nei processi creativi sia il modo migliore per costruire il pubblico di domani”.
La candidatura è gratuita e si può sottoscrivere on line fino sul sito di Ferrara Off: www.ferraraoff.it.
Per informazioni offline@ferraraoff.it, 333 6282360.


