Dal 1992 racconta il mondo attraverso le immagini, anticipando temi, linguaggi e trasformazioni della fotografia contemporanea. Oggi il SI Fest di Savignano sul Rubicone raggiunge un traguardo importante: la 35ª edizione, confermandosi il festival di fotografia più longevo d’Italia.
L’appuntamento è in programma dall’11 al 13 settembre 2026, con un ricco calendario di mostre, incontri e appuntamenti che proseguiranno anche nei due fine settimana successivi, permettendo al pubblico di visitare le esposizioni fino al 27 settembre.
Il festival rinnova la propria vocazione: utilizzare la fotografia come strumento per comprendere il presente e osservare la realtà oltre le apparenze.
Il filo conduttore del SI Fest 2026 è “Still Standing”, un titolo che racchiude il senso dell’intera manifestazione. Più di uno slogan, è un invito a riflettere sulla capacità di resistere in un mondo attraversato da conflitti, crisi climatiche, disuguaglianze e profonde trasformazioni sociali.
La fotografia diventa così il linguaggio capace di dare voce a chi spesso resta ai margini: donne e uomini che affrontano ogni giorno le difficoltà della contemporaneità con dignità, coraggio e determinazione. “Restare in piedi” significa continuare a essere presenti, mantenere uno sguardo lucido sul mondo e affermare la propria esistenza anche nei contesti più complessi.
Robin de Puy, Andi Gáldi Vinkó, Olga Sokal, Alba Zari, Mario Cresci, Robbie Lawrence e il compianto Lars Tunbjörk sono tra i protagonisti di un percorso espositivo che attraversa comunità, territori e vicende personali segnate dalla resistenza, dalla fragilità e dalla capacità di restare presenti. Un viaggio nella fotografia contemporanea che intreccia l’urgenza dell’attualità con uno sguardo aperto alla speranza.
Sotto la direzione artistica di Manila Camarini, il SI Fest 2026 sceglie di ripartire dal punto in cui si era interrotto il percorso della passata edizione, dedicata alle Geografie visive. Se l’anno scorso il festival aveva proposto una ricognizione globale, sorvolando le distese dell’Artico, le periferie dell’America del Sud e i territori feriti del Medio Oriente, quest’anno si sceglie di proseguire quella stessa perlustrazione geografica e umana. Il mondo contemporaneo continua a essere osservato come un territorio segnato da tensioni geopolitiche, climatiche, sociali e identitarie. Questa volta, tuttavia, lo sguardo scende molto più in profondità, focalizzandosi sulle vite di chi fa i conti in prima persona con queste criticità. Si tratta di individui semplici ma straordinari, che in ogni ambito della contemporaneità resistono con dignità e tenacia.


