Dopo aver spostato lo sguardo oltre l’orizzonte (Futura, ed.2023), cambiato il passo e inseguito un ritmo più lento (Controtempo, ed. 2024) per tracciare un sentiero inedito (In Transito, ed. 2025), Ammutinamenti – il festival di danza urbana e d’autore di Cantieri Danza che da 28 edizioni anima la città di Ravenna – nel 2026 attraversa la soglia della trasformazione e si presenta in una veste rinnovata. A rivelarlo è già il nome, Variazioni per Ammutinamenti, «un cambio di segno che apre un nuovo tempo», affermano le direttrici artistiche Francesca Serena Casadio e Giulia Melandri.
Una trasformazione che intende incarnare «la variazione come pratica» per evitare la cristallizzazione e lasciare sempre una possibilità inattesa. «Da alcuni anni – racconta Melandri – ci interroghiamo sul cambiamento: il festival è nato in un periodo storico diverso dal nostro, con delle motivazioni precise. Quest’anno abbiamo capito che dovevamo lasciare che la trasformazione avvenisse del tutto, per poter concretizzare e consolidare alcune proposte». Fra tutte, il lavoro con le scuole, il coinvolgimento delle nuove generazioni e i percorsi creativi volti all’accessibilità e all’inclusione.
Da qui, il calendario di quest’anno si estende, sviluppandosi fra settembre e novembre (4-12 settembre, 28 settembre-11 ottobre, 7 novembre) in diversi luoghi di Ravenna e comprendendo spettacoli di artisti/e e compagnie nazionali e internazionali, laboratori per creatori/trici e cittadinanza, incontri e, come di consueto, la Vetrina della giovane danza d’autore del Network Anticorpi XL (10-12 settembre).
Una programmazione per i più giovani
Se già negli anni Ammutinamenti aveva intessuto relazioni con gli istituti scolastici di Ravenna, attivando laboratori creativi e percorsi artistici durante l’anno, con l’edizione 2026 il coinvolgimento delle nuove generazioni diventa parte integrante della programmazione del festival. «Il calendario si allunga fino a novembre soprattutto per permettere il concreto coinvolgimento degli istituti scolastici» racconta Francesca Serena Casadio. Fra le proposte attivate, è in programma «il laboratorio di pratiche corporee del performer Daniele Ninarello e della sociologa Mariella Popolla alla Scuola Media Montanari di Ravenna, sui temi del bullismo, delle relazioni e dell’inclusione. Le studentesse e gli studenti saranno inoltre invitati a partecipare al suo spettacolo, NOBODY, NOBODY, NOBODY. It’s Ok Not To Be Ok (2 ottobre), sulle memorie e sulle tracce lasciate sul corpo dalla cultura del controllo».

«Un altro modo di guardare e di coinvolgere le generazioni più giovani – aggiunge Giulia Melandri – sarà la nuova versione di <age> di CollettivO CineticO, in cui un gruppo di adolescenti si racconta guidato da Francesca Pennini (3 ottobre); e il progetto per l’infanzia di Kinkaleri, Io danzo, io parlo, una performance partecipativa per adulti e bambini/e che trasforma il corpo in uno strumento di comunicazione (4 ottobre)».
L’attenzione ai più giovani si manifesta anche nel percorso di alta formazione che Cantieri Danza realizza da ormai quattro anni insieme a L’arboreto – Teatro Dimora e Cronopios. In Variazioni per Ammutinamenti sarà dedicata al percorso un’intera giornata, il 7 novembre, con due incontri dedicati all’Alta Formazione tra cui la restituzione di I corpi e le voci della danza – condivisione delle pratiche performative e dei materiali di ricerca deə partecipanti.
A completare questo sguardo sulle nuove generazioni è la Vetrina della giovane danza d’autore del Network Anticorpi XL, la piattaforma nazionale di emersione di artisti e artiste della danza contemporanea e di ricerca italiana, che torna dal 10 al 12 settembre accogliendo 11 creazioni di 14 autori e autrici, selezionate a partire da 106 candidature. «Quest’anno – racconta Melandri – abbiamo notato una moltitudine di approcci legati al corpo e al modo di pensare la scena, una grande diversità di linguaggi e di tecniche, con pratiche legate al performativo e al desiderio di uscire dallo spazio teatrale. Il Network Anticorpi XL ha cercato di restituire proprio questa pluralità di visioni e di pratiche». La selezione raccoglie così percorsi differenti, da artisti e artiste con una formazione accademica a chi proviene da un’area più propriamente performativa, anche internazionale, attraversando anche generazioni diverse: «dal momento che la Vetrina non adotta un criterio anagrafico, il progetto accoglie sia chi è agli inizi del proprio percorso, sia chi sta consolidando la propria poetica», conclude Melandri.
Per una danza accessibile e inclusiva
Tra i lavori selezionati dal Network Anticorpi XL c’è anche una creazione che riflette sulle modalità per rendere lo spettacolo accessibile a un pubblico ipovedente o cieco (Paso Doble di Camilla Guarino e Giulia Campolmi). «L’inclusione e l’accessibilità – commenta Casadio – sono altre due questioni centrali di Variazioni per Ammutinamenti. Infatti, grazie alla collaborazione con il festival L’Arte che include di Nerval Teatro, accogliamo quest’anno il lavoro Cristina Kristal Rizzo e Diana Anselmo, Monumentum DA, un’esplorazione danzata della Lingua dei Segni italiana (LIS), seguito da un laboratorio di pratiche corporee e di movimento rivolto alla cittadinanza (10-11 ottobre).

La riflessione sull’accessibilità non riguarda soltanto le modalità di fruizione degli spettacoli, ma anche la possibilità di allargare l’interesse per la danza e la partecipazione alle pratiche coreografiche, coinvolgendo persone e pubblici che normalmente non ne fruiscono. È in questa prospettiva che si inseriscono i laboratori rivolti alla cittadinanza, che il festival propone ogni anno. «Noi lavoriamo con la danza, ma il focus delle pratiche è creare l’opportunità di stare insieme, attraverso attività creative e manuali come ad esempio uncinetto e ricamo, ma anche masterclass per le scuole di danza del territorio o attività per l’infanzia», spiegano le due curatrici. Si tratta di iniziative nate in risposta all’isolamento della pandemia e diventate nel tempo «un pilastro del festival, che costruisce occasioni di comunità e di confronto al di là della visione. È un primo esperimento per ampliare le pratiche di partecipazione, a partire anche da chi magari non si è avvicinato alla danza».
Il festival come spazio di riflessione e di incontro
Variazioni per Ammutinamenti vuole essere anche uno spazio di confronto per chi vive quotidianamente il mondo della danza e dello spettacolo dal vivo: un’occasione per mettere in dialogo esperienze, pratiche e interrogativi che attraversano oggi il settore. In questa direzione si inserisce l’incontro del 7 novembre dedicato all’Alta Formazione, pensato per riflettere sulle condizioni e sugli strumenti necessari ad accompagnare gli artisti nel passaggio dalla formazione al lavoro. «Volevamo che fosse un’occasione per mettere sul piatto visioni e pratiche – racconta Melandri –. Abbiamo scelto di concentrarci sul territorio, con il desiderio di coinvolgere realtà della nostra regione e di altre città dell’Emilia-Romagna che si occupano di formazione nello spettacolo dal vivo». Un dialogo che intende rendersi utile anche a chi ha partecipato al percorso di formazione, offrendo «sguardi accoglienti» e la possibilità di entrare in relazione con realtà e professionisti della danza.
La volontà di aprire spazi di confronto e di restituzione riguarda anche il lavoro del Network Anticorpi XL, di cui Cantieri Danza/ Ammutinamenti è uno dei partner. «Nei giorni della Vetrina – spiega Casadio – sperimentiamo per la prima volta anche la possibilità di raccontare altre nostre iniziative legate al Network». Tra queste, un incontro sarà dedicato al progetto editoriale che raccoglie i risultati di Generazione XL, percorso realizzato in collaborazione con le Università di Bologna e di Torino, che ha accompagnato in questi ultimi quattro anni gli studenti nell’attraversamento dei processi creativi, nella visione di spettacoli e nella scrittura critica.
Sguardi e dialoghi internazionali
Un’altra delle principali variazioni di questa edizione, è una più decisa apertura alla dimensione internazionale, sia attraverso occasioni di scambio e confronto tra operatori/trici, sia di mobilità per artisti/e e compagnie. «Prosegue e si rafforza innanzitutto il nostro rapporto con Red Acieloabierto, con cui avevamo iniziato un dialogo prima del Covid, proseguito successivamente in una collaborazione più strutturata», racconta Melandri. La rete spagnola riunisce festival che si occupano di danza nello spazio pubblico e la relazione con Ammutinamenti si sviluppa soprattutto sul terreno della mobilità: «I nostri artisti italiani sono ospitati in Spagna, mentre artisti della loro rete sono in programma nel nostro festival e a Danza Urbana di Bologna». Nel cartellone di settembre saranno infatti presenti due artisti della rete spagnola: Arnau Pérez, che inaugurerà il festival in Piazza del Popolo il 4 settembre con VIBRA!, una creazione che prende le mosse dal ballo di coppia per aprirsi progressivamente a una danza collettiva; e Alejandro Moja, con un intervento alla Darsena.

Un nuovo asse internazionale guarda invece ai Paesi Bassi: «Abbiamo iniziato quest’anno a lavorare con alcuni enti del territorio olandese e sarà con noi The Artistic Circle, che si occupa di sostegno e accompagnamento di giovani artisti in emersione, una funzione che in Italia svolge anche il Network Anticorpi XL». L’idea è mettere a confronto «due modi diversi di accompagnare gli artisti, tra Spagna e Olanda» e, allo stesso tempo, «aprire la possibilità di immaginare la promozione della mobilità tra i nostri artisti e artiste della Vetrina e rafforzare il dialogo internazionale degli artisti presenti al festival».
«Grazie alla collaborazione con ATER Fondazione e Tavolo Regionale della Danza realizzato nell’ambito del progetto Scena Catalana, l’apertura internazionale passa anche dalla presenza di Roger Bernat, uno dei nomi di riferimento del teatro partecipato, che sarà in scena il 5 settembre con La consagración de la primavera, in un nuovo spazio per il festival, Spazio Z.A.R.A.» La serata proseguirà con con Sergio Beercock, artista anglo-siciliano che presenterà Gotico Mediterraneo, una performance che intreccia elettronica, voce e dimensione partecipativa. «Lo spettacolo nasce dalla collaborazione con Studio Doiz e DENARA, che ha contribuito a riattivare il capannone di via Zara, e con Spazio A», aggiunge Casadio.
La direzione artistica: una pratica collettiva di cura
Le Variazioni del Festival Ammutinamenti sono anche frutto di un diverso modo di intendere la direzione artistica, sperimentata già negli ultimi anni come una pratica collettiva fondata sul confronto e sul dialogo fra sensibilità differenti. «Di anno in anno – spiega Giulia Melandri – la direzione è cambiata: abbiamo sperimentato la curatela come gruppo ampio, poi diversi assetti fino ad arrivare a quello attuale». Si tratta di una modalità di gestione e di ideazione di un festival che scardina alcune logiche del sistema culturale odierno, ma che ha senso e valore solo se questo “fare insieme” «è sentito e necessario», specificano Melandri e Casadio. «Quando si forzano le collaborazioni, si resta incatenati a dinamiche di potere sbilanciate. Tra noi c’è equilibrio perché ci siamo scelte: la direzione collettiva di Ammutinamenti esiste perché le nostre visioni, anche quando sono diverse, riescono a incontrarsi». È proprio dalle differenze, infatti, che può nascere qualcosa di inedito, perché «i punti di diversità generano una terza via che non sarebbe nata altrimenti».
La direzione artistica di Ammutinamenti (e delle sue variazioni) si configura allora non come l’imposizione di una visione, ma come un’ipotesi da offrire e condividere con la cittadinanza. «Il termine “direzione” rimanda subito a qualcosa che determina un pensiero o una direzione e quindi presuppone un potere gerarchico. Nel nostro caso, invece, immaginiamo la direzione come una possibilità da proporre alla cittadinanza. In questo senso la direzione artistica è una pratica di cura, che va in sottrazione rispetto a una dinamica di determinazione e costruisce invece relazioni, andando oltre il semplice cartellone di spettacoli».

A quale nuova soglia prepara dunque Variazioni per Ammutinamenti? Per ora, la risposta è ancora da cercare nel confronto con l’oggi e con il territorio. «Guardiamo a settembre: abbiamo intercettato delle necessità a cui stiamo provando a rispondere, legate proprio alla città di Ravenna, al corpo e alla proposta di danza. Ciò che proporremo è quindi un tentativo, ci siamo prese un rischio. Vogliamo innanzitutto capire come andrà, mantenendo vivo il dialogo con il Comune e la Regione, che hanno accolto la nostra volontà di estendere il festival oltre settembre. L’idea di proseguire in questa direzione dunque c’è, ma resta una prospettiva che va indagata».
Variazioni per Ammutinamenti si mantiene dunque coerente con i suoi principi: non chiude una forma, ma la mette alla prova perché possa essere fluida e in costante dialogo con il presente. «L’orizzonte è adesso. Le idee sono tante e piano piano le svilupperemo». E forse è proprio questa la variazione più significativa: provare a stare nel qui ed ora a fronte di un mondo che sfreccia troppo veloce e sempre “oltre il limite”, facendo tesoro di quel che è stato e valutando di volta in volta il cammino da percorrere verso ciò che potrà essere.
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