Quando il tempo si fa immagine.
C’è un momento, nei Tableaux Vivants di Teatri 35, in cui il teatro sembra rinunciare a tutto ciò che normalmente lo definisce: la parola, il movimento narrativo, il personaggio psicologicamente costruito. Rimane il corpo. Rimane la luce. Rimane un’immagine che nasce davanti agli occhi. E proprio quando sembra compiuta, già si prepara a dissolversi.
È in questa soglia, fra pittura e teatro, che la compagnia di Francesco De Santis, Antonella Parrella e Gaetano Coccia ha costruito una delle esperienze più riconoscibili del teatro contemporaneo. A San Vito dei Normanni (BR), nel Chiostro dei Domenicani, la ricerca di Teatri 35 ha incontrato la musica napoletana del Sei e Settecento nell’ambito del Barocco Festival Leonardo Leo, diretto da Cosimo Prontera, in un dialogo riuscito fra corpo, luce e suono.
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VENTI QUADRI CARAVAGGESCHI
Quadri per una suggestione è un percorso di venti quadri tutti caravaggeschi, costruiti attraverso cambi d’abito a vista, senza occultare il trucco della trasformazione. Ed è proprio qui una delle chiavi della performance: lo spettatore non vede soltanto il quadro, ma assiste alla sua nascita.
Drappi, veli, tendaggi, fagotti di stoffa disseminati sul pavimento diventano materia scenica, costume, quinta, superficie pittorica. Gli interpreti sembrano emergere dalla materia stessa dello spettacolo.
Basta guardare alcune delle immagini per comprendere la natura dell’operazione. Nella Maddalena in estasi, il corpo abbandonato, la testa reclinata, gli occhi socchiusi concentrano tutta la tensione in una sospensione quasi fisica. Nel tableau, la figura diventa corpo, postura, respiro: la pittura si fa carne.
Nella Crocifissione di San Pietro domina invece lo sforzo: il peso della croce, il corpo del santo, i muscoli dei personaggi che la sollevano. Non è più soltanto una composizione da contemplare, ma una forza che passa attraverso i corpi.
Nell’Incredulità di San Tommaso, il dito dell’apostolo che penetra nella ferita di Cristo trasforma il gesto in conoscenza, lo stupore in materia scenica. Gli sguardi compongono una geometria di dubbio e partecipazione.
E nella Giuditta che decapita Oloferne tutto si contrae in un istante: il gesto, la violenza trattenuta, lo sguardo di Giuditta. Il tableau non copia la tela: la riattiva.
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GLI SGUARDI DEL MERISI
Teatri 35 lavora dal 2005 sul tableau vivant. Il corpo dell’attore non è chiamato a imitare un dipinto, ma a diventare strumento della sua costruzione. A San Vito questa poetica emerge con nettezza: i tre performer riproducono Caravaggio, attraversandone la grammatica visiva.
Il vero protagonista, oltre al corpo, è lo sguardo. Pupille immobili, penetranti, spesso rivolte verso un punto che sembra oltre il pubblico. Corpi fermi eppure attraversati da una vibrazione interna.
È il paradosso del tableau vivant: la fissità diventa movimento mentale, la posa diventa racconto.
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E POI C’È LA LUCE
Il buio del chiostro viene inciso da lame luminose. Un volto, un braccio, una stoffa emergono dal nero; subito dopo la figura sembra sul punto di dissolversi.
La luce non illumina semplicemente i quadri: li dipinge.
Qui Caravaggio diventa teatro. Il chiaroscuro non è decorazione, ma drammaturgia: stabilisce ciò che deve apparire e ciò che deve restare nell’ombra. Ogni accensione è una rivelazione, ogni oscurità una sottrazione.
Anche i drappi partecipano a questa metamorfosi. Una stoffa diventa veste, un velo ombra, un fagotto corpo. E il cambio d’abito a vista, anziché spezzare l’illusione, la rende più potente: il meccanismo viene mostrato e proprio per questo la magia cresce. L’artificio diventa parte dell’incanto.
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LA MUSICA COME SECONDA DRAMMATURGIA
Su questa apparizione continua si innesta La Compagnia degli Affetti, con Lorenza Maio al flauto, Antonietta De Chiara e Agostino Rubén Attianese ai violini, Tyler James Stewart al violoncello, Guido Mandaglio al fagotto e Marco Palumbo al clavicembalo.
Le musiche di Alessandro Scarlatti, Nicola Fiorenza, Domenico Sarri e Francesco Mancini sono la seconda metà della drammaturgia. Il suono dà respiro alle immagini; le immagini restituiscono un corpo al suono.
L’ensemble evita la monumentalità e il manierismo: prevalgono il movimento, la danza, la leggerezza, quella qualità mobile e teatrale propria della scuola napoletana.
Da qui emerge una napoletanità senza cartolina: mare e terra riarsa, devozione e teatro, sacro e popolare, eleganza e materia. La musica la suggerisce; i corpi di Teatri 35 la rendono visibile.
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IL CHIOSTRO, IL BAROCCO, IL PRESENTE
Anche il Chiostro dei Domenicani partecipa alla rappresentazione. Le arcate, il buio, la memoria religiosa dello spazio diventano una quinta naturale per le apparizioni caravaggesche.
È qui che “Quadri per una suggestione” incontra felicemente il Barocco Festival Leonardo Leo, giunto alla XXIX edizione. Il Barocco non viene esposto come un reperto, ma rimesso in circolo, sottratto alla teca e restituito al presente.
Pittura e musica non procedono su binari paralleli: costruiscono insieme una drammaturgia fatta di apparizioni, corpi, suoni e luce.
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QUANDO IL QUADRO TORNA A RESPIRARE
I venti quadri non sono fotografie di un passato immobile, ma immagini che passano attraverso tre corpi contemporanei, la luce, le stoffe, la musica e il chiostro. E proprio quando sembrano più fedeli alla pittura, diventano qualcosa d’altro: teatro puro.
Teatri 35 fa dialogare Caravaggio con Scarlatti, la pittura con il suono, Napoli con il Salento. Gli sguardi chiedono di essere contemplati solo per restituire lo sguardo.
Poi la luce si ritira. Il quadro scompare.
Per qualche istante, però, quelle figure sembrano ancora lì, appena oltre il buio.
È forse questa la forza del tableau vivant: non dare semplicemente vita ai quadri, ma dimostrare che un’immagine immobile può ancora respirare.
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VINCENZO SARDELLI
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