A Faenza ci sono i concerti “casual” (esclusivi e informali).

I titoli non sono il mio forte. Non vorrei strafare poi ho come l'occhio dell'amico di mr.google (è amico ?) che mi sorveglia dall'alto...

Il cosmic ambient country di Daniel Lanois & Rocco DeLuca

Goodbye To Language unisce ufficialmente in un disco i due artisti che collaborano oramai da anni. Quasi quaranta minuti di musica strumentale in esplorazione verso l’ignoto. La recensione.

Lowlands, il nome che gli diedero era Townes Van Zandt

Edward Abbiati e la sua band con Play Townes Van Zandt's Last Set mettono insieme un sentito tributo al grande cantautore texano. Ad accompagnarli in questa avventura molti amici “vicini e lontani”: Winston Watson (Giant Sand, Bob Dylan), Stiv Cantarelli, Tim Rogers (You Am I), Sid Griffin (Long Ryders, Coal Porters), Michele Gazich, i Cheap Wine, Antonio Gramentieri, Maurizio Gnola Glielmo, Will T. Massey, Rod Picott, Chris Cacavas (Green On Red) e Richard Lindgren. La recensione.

Alejandro Escovedo, là sotto brucia sempre qualcosa di meraviglioso

Dopo la trilogia con Tony Visconti, l’artista texano si fa produrre da Peter Buck (R.E.M.) e Scott McCaughey (Young Fresh Fellows): ne esce questo ottimo Burn Something Beautiful, nuovo capitolo di una discografia immacolata. La recensione.

I sentieri di pace del guerriero Neil Young

Inaspettato esce Peace Trail, nuovo album di studio dell’artista canadese, che per la l’occasione è accompagnato da Jim Keltner e da Paul Bushnell. Non tutto è perfetto, anzi – ma il risultato a tratti è musica con fuoco e anima. La recensione.

James Johnston, stanze senza stelle

Debutto solista per il leader dei Gallon Drunk: The Starless Room arriva dopo un lungo percorso che oltre al suo gruppo lo ha visto accanto a Nick Cave, Lydia Lunch e PJ Harvey. Il risultato è un album composito e con molte riuscite sofisticazioni. La recensione.

Hope Sandoval, divina creatura

Until The Hunter riporta alle cronache la splendida cantante e autrice dei Mazzy Star: ossia terzo lavoro con il progetto parallelo Warm Inventions. Il risultato è un album intenso e fra i più belli del 2016. Ospite in un brano Kurt Vile, mentre dietro alla consolle e uomo ombra tuttofare è sempre il consolidato Colm Ó Cíosóig (My Bloody Valentine). La recensione.

David Bromberg: Bob Dylan non suona con degli sfigati!

The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blues è il nuovo disco del grande artista americano, che per la seconda volta si fa produrre da Larry Campbell. Il menù offre un paio di originali e tutta una serie di cover fatte con cristallina maestria. La recensione.

Rolling Stones, blues a scacchi

Il gruppo di Mick Jagger & Keith Richards punta dritto a Chicago e alla Chess per il nuovo album Lonesome And Blue, dodici brani tratti dal repertorio di classici come Little Walter, Howlin’ Wolf e Willie Dixon. Produce Don Was, ospiti d’eccezione Eric Clapton e Jim Keltner. La recensione.

Il crepuscolo di Robbie Robertson

Testimony accompagna il libro autobiografico con lo stesso titolo che l’ex chitarrista/autore della Band ha appena pubblicato: l’antologia pesca qui e là in una carriera che ha visto grandissimi momenti con il suo gruppo, con Bob Dylan, con Ronnie Hawkins e anche in proprio. La recensione.

Metallica, boom chicka boom

Hardwired... To Self-Destruct non è solo un disco, è una dichiarazione d’intenti: doppio nella versione normale, triplo in quella deluxe – oltre due ore e mezza di durata. Dopo l’esperienza con Lou Reed, il gruppo di James Hetfield torna più intransigente che mai e regala uno dei migliori lavori dell’intera carriera. La recensione.

Howe Gelb e gli standard del futuro

Esce proprio domani il nuovo album della grande testa pensante dei Giant Sand: Future Standards, nonostante il titolo forviante, è una raccolta di splendidi nuovi pezzi con l’eccezione del suo classico Shiver (In Tucson). Ospite in diversi pezzi a duettare con l’artista è la giovane cantautrice Lonna Kelley. La recensione.

Iggy Pop, assalto alla Royal Albert Hall

Post Pop Depression-Live At The Royal Albert Hall è la registrazione nonché ripresa video fedele del concerto fuoco e fiamme tenuto nel famoso teatro londinese la scorsa primavera: la band che accompagna l’ex Stooges guidata da Josh Homme (Queens Of The Stone Age) è davvero di prim’ordine. La recensione.

Le preghiere natalizie di Neil Diamond

Sorprendente disco dedicato ai temi delle feste del grande cantautore newyorchese: Acoustic Christmas, prodotto da Don Was e Jacknife Lee, sancisce la sua rinascita artistica degli anni Duemila. La recensione.

David Crosby finalmente si ricorda il suo nome!

Grazie alla perfetta produzione di Michael League (Snarky Puppy), il Tricheco con The Lighthouse sfoderà un disco davvero inatteso e di cristallina bellezza. Nove brani ridotti all’osso che sanno della migliore West Coast, di bossanova e di blues onirico. La recensione.

Bon Iver, il suono della Band 2.0/2.1

Il gruppo di Justin Vernon pubblica il terzo disco in quasi dieci anni: 22, A Million è la conferma di una della migliori realtà della musica americana contemporanea. Musica indefinibile, qualche volta spiazzante ma proprio per questo fra le più affascinanti in circolazione. La recensione.

Thomas Guiducci, marinaio intrappolato nel profondo mare blu

Disco numero due per il musicista riminese ma residente a Torino: The True Story Of A Seasick Sailor In The Deep Blue Sea è un album concept di sorprendente spessore. Co-produce Luca Andriolo dei Dead Cat In A Bag. La recensione.

Dwight Yoakam, ritorno al bluegrass!

Il grande artista americano per i trent’anni esatti di carriera torna alla musica di casa sua, il Kentucky: riprende una dozzina di classici a sua firma e li ri-arrangia con lo stile nobile inventato da Bill Monroe. Spicca una cover di Prince, Purple Rain. La recensione.

John Renbourn, invito all’ultimo valzer

Joint Control è il commiato postumo del defunto Pentangle, registrato negli ultimi mesi di vita un po’ dal vivo e un po’ in studio con l’antico amico Wizz Jones. Diversi omaggi a Bet Jansch e brillanti cover di grandi calibri come Mose Allison, Bob Dylan e Joseph Spence. La recensione.

Bob Weir, storie di ordinario cowboy

Il grande ex cantante-autore-chitarrista dei Grateful Dead torna con un disco di originali dopo oltre quindici anni: Blue Mountain, dov’è affiancato da diversi ospiti e collaboratori come Aaron Dessner (National), Josh Ritter e il vecchio eroe folk Ramblin’ Jack Elliott. Non tutto convince, però. La recensione.