Hope Sandoval, divina creatura

Until The Hunter riporta alle cronache la splendida cantante e autrice dei Mazzy Star: ossia terzo lavoro con il progetto parallelo Warm Inventions. Il risultato è un album intenso e fra i più belli del 2016. Ospite in un brano Kurt Vile, mentre dietro alla consolle e uomo ombra tuttofare è sempre il consolidato Colm Ó Cíosóig (My Bloody Valentine). La recensione.

Sonny Yea: tra disco house, power pop e liriche al confine della guerriglia

Il video del brano La città lanciato a settembre su YouTube sfiora le 130 mila visualizzazioni: è la prima puntata di una sorta di...

Eric Andersen, ombre e luci nel nome di Albert Camus

Il leggendario autore di Thirsty Boots dedica un’intero EP di quasi mezz’ora allo scrittore franco-algerino – il risultato è ostico ma assolutamente affascinante.

“Four”: il viaggio sognante dei Sunday Morning dalla via Emilia al West

Un viaggio emozionante nelle praterie sconfinate del Southwest, fra atmosfere elettriche e sognanti, con in sottofondo il rumore delle acque del fiume Mississippi che...

Van Morrison, niente di nuovo ma niente di male

Il nuovo album del Cowboy di Belfast mostra un artista in vena ritrovata: Keep Me Singing ha almeno due brani davvero eccellenti mentre il resto è su un buon standard di qualità, con il pregio che tutto sembra più curato che nel recente passato. La recensione.

L’electro-shock di Beth Orton

Kidsticks è un’inaspettato ritorno alle origini electro della grande cantautrice di Norfolk: probabilmente lascerà sorpresi i molti fan che hanno amato Trailer Park e Sugaring Season ma sotto l’apparente volubilità del disco palpita sempre un’artista di razza. La recensione.

Paul Westerberg, sempre in cerca del vento che sfugge

L’ex leader dei Replacements si inventa gli I Don’t Cares, estemporaneo duo con Juliana Hatfield: ne risulta Wild Stub, disco dove genio e sregolatezza dell’ex ragazzo di Minneapolis sono di nuovo scintillanti. La recensione.

Billy Bob Thornton, l’uomo che non c’era

Il grande attore americano negli ultimi quindici anni si è dedicato molto seriamente alla musica – e Somewhere Down The Road è il nuovo album con i Boxmasters, ottavo tassello di una discografia tutta da gustare. La recensione.

Bruce Springsteen, i legami che riportano al fiume

Il famoso doppio The River riproposto sotto vari punti di vista: l’originale rimasterizzato, una valanga di outtake, un concerto in DVD, un documentario – ma soprattutto la versione singola che doveva essere pubblicata nel 1979, la quale regala l’effetto di un disco molto più quadrato e incisivo rispetto a quello che uscì nel 1980. La recensione.

Il crepuscolo di Robbie Robertson

Testimony accompagna il libro autobiografico con lo stesso titolo che l’ex chitarrista/autore della Band ha appena pubblicato: l’antologia pesca qui e là in una carriera che ha visto grandissimi momenti con il suo gruppo, con Bob Dylan, con Ronnie Hawkins e anche in proprio. La recensione.

Dov’è finito il vero Rod Stewart?

Primo disco di brani originali in quasi tre decenni per l’ex Faces – che è l’ennesima delusione. Produzione dozzinale e repertorio sotto standard accettabili non rendono onore alla splendida voce dell’artista scozzese. La recensione.

Peter Wolf, quella vecchia volpe del Lupo!

Il travolgente frontman della J. Geils Band torna con un nuovo disco solista: A Cure For Loneliness è l’opera di un serio adepto della scuola Dylan/Stones. Uno dei pezzi è scritto con uno dei grandi della soul music, il recentemente scomparso Don Covay. La recensione.

John Trudell, il fumo che segue il fuoco

L’artista Santee Sioux appena scomparso con Wazi’s Dream consegna l’ultimo lavoro di una carriera ultra-trentennale a dir poco epica. La malattia che lo ha divorato non gli ha impedito di agire fino all’ultimo, o quasi. Accanto a lui i fidi Bad Dog guidati da Mark Shark. La recensione.

Tom Petty, di Spezzacuori e di Mudcrutch

Gli Heartbreakers si mascherano di nuovo e danno le stampe Mudcrutch 2: il disco segue il solco del predecessore pubblicato nel 2008, dove le influenze Grateful Dead sono palesemente sfacciate. La recensione.

Slat, un rapper senza filtri nel Paese dei Balocchi

“Eccomi qua senza né patria, né padrone. È come se vivessi in mezzo tra la luna e il sole. Ripenso alle persone, ci investo...

Neil Young, gli anni Ottanta che bisogna riscrivere

Il Loner compie settant’anni e senza molti preamboli si regala un doppio dal vivo registrato nel 1988 che sputa fiamme e fiati ovunque – ecco Bluenote Café, cavalcata di oltre venti brani fra i meno scontati dell’artista. La recensione.

Paul Simon, ninne-nanne per insonni

L’artista newyorchese torna alla ribalta con Stranger To Stranger, disco molto interessante che lo riunisce allo storico produttore Roy Halee e che in tre brani vede la partecipazione del produttore e DJ italiano Clap! Clap! aka Digi G'Alessio. E nella versione deluxe compare Dion. La recensione.

Mimmo Locasciulli e il futuro che sembra lì ma non arriva mai

Il cantautore abruzzese si autocelebra con Piccoli cambiamenti: venti brani del suo ultra decennale repertorio incisi ex novo e con qui e là ospiti di nome come Luciano Ligabue, Francesco De Gregori, Alessandro Haber, Gigliola Cinquetti, Enrico Ruggeri e diversi altri. La recensione.

Ronnie Spector, il cuore inglese di New York

Impeccabile ritorno della ex voce delle Ronettes, che in English Heart infila una selezione di (non scontati) pezzi all-british di classici anni Sessanta: Stones, Animals, Kinks, Beatles, Fortunes, Bee Gees, Gerry & The Pacemakers e altri. La recensione.

Rolling Stones, blues a scacchi

Il gruppo di Mick Jagger & Keith Richards punta dritto a Chicago e alla Chess per il nuovo album Lonesome And Blue, dodici brani tratti dal repertorio di classici come Little Walter, Howlin’ Wolf e Willie Dixon. Produce Don Was, ospiti d’eccezione Eric Clapton e Jim Keltner. La recensione.