Station To Station, dal treno all’Internet

Abbiamo visto l’interessante pellicola documentario di Doug Aitken, frutto di quasi un mese di happening durante un viaggio in treno fra New York e San Francisco. Fra i tanti participanti si contano Beck, Cat Power, Patti Smith, i Calexico, Jackson Browne, Thurston Moore, Giorgio Moroder, Mavis Staples e i Suicide, oltre ad altri nomi noti di altre discipline artistiche. La recensione.

Gary Lucas, boop-boop-be-doop!

Eccellente tributo del chitarrista americano alle musiche dei film del cartoonist Max Fleischer, l’autore di Braccio di ferro, Betty Boop e Superman. Naturalmente Fleischerei è una rivisitazione sui generis in bilico fra retrò e avanguardia. La recensione.

Don Henley, preghiera per la pioggia

La voce d’oro degli Eagles torna con un album in proprio dopo quindici anni – Cass County è foriero del solito, maniacale perfezionismo dell’artista e di tanti ospiti come Mick Jagger, Merle Haggard, Dolly Parton, Alison Krauss e Lucinda Williams. Il risultato è eccellente. La recensione.

Dov’è finito il vero Rod Stewart?

Primo disco di brani originali in quasi tre decenni per l’ex Faces – che è l’ennesima delusione. Produzione dozzinale e repertorio sotto standard accettabili non rendono onore alla splendida voce dell’artista scozzese. La recensione.

Lowlands, il nome che gli diedero era Townes Van Zandt

Edward Abbiati e la sua band con Play Townes Van Zandt's Last Set mettono insieme un sentito tributo al grande cantautore texano. Ad accompagnarli in questa avventura molti amici “vicini e lontani”: Winston Watson (Giant Sand, Bob Dylan), Stiv Cantarelli, Tim Rogers (You Am I), Sid Griffin (Long Ryders, Coal Porters), Michele Gazich, i Cheap Wine, Antonio Gramentieri, Maurizio Gnola Glielmo, Will T. Massey, Rod Picott, Chris Cacavas (Green On Red) e Richard Lindgren. La recensione.

David Bromberg: Bob Dylan non suona con degli sfigati!

The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blues è il nuovo disco del grande artista americano, che per la seconda volta si fa produrre da Larry Campbell. Il menù offre un paio di originali e tutta una serie di cover fatte con cristallina maestria. La recensione.

Per Dio, Donnie Fritts!

Quarto disco in quattro decenni per una vera leggenda vivente – e con Oh My Goodness l’antico sodale di Dan Penn e di Kris Kristofferson sfodera un lavoro sopraffine. Ospiti John Prine, Spooner Oldham e Dylan LeBlanc. La recensione.

Ronnie Spector, il cuore inglese di New York

Impeccabile ritorno della ex voce delle Ronettes, che in English Heart infila una selezione di (non scontati) pezzi all-british di classici anni Sessanta: Stones, Animals, Kinks, Beatles, Fortunes, Bee Gees, Gerry & The Pacemakers e altri. La recensione.

Ray LaMontagne, fra dubbi e certezze

Dopo l’insoddisfacente album prodotto da Dan Auerbach (Black Keys), l’artista adesso si affida alla produzione di Jim James, che a sua volta convoglia in session i suoi My Morning Jacket. In Ouroboros non tutto suona perfetto ma ci sono decisi miglioramenti rispetto al recente passato. La recensione.

John Renbourn, invito all’ultimo valzer

Joint Control è il commiato postumo del defunto Pentangle, registrato negli ultimi mesi di vita un po’ dal vivo e un po’ in studio con l’antico amico Wizz Jones. Diversi omaggi a Bet Jansch e brillanti cover di grandi calibri come Mose Allison, Bob Dylan e Joseph Spence. La recensione.

I sentieri di pace del guerriero Neil Young

Inaspettato esce Peace Trail, nuovo album di studio dell’artista canadese, che per la l’occasione è accompagnato da Jim Keltner e da Paul Bushnell. Non tutto è perfetto, anzi – ma il risultato a tratti è musica con fuoco e anima. La recensione.

Red Hot Chili Peppers, ritorno al piccante

Sembravo persi nei videoclip e nei festival corporate-trendy – invece il gruppo di Los Angeles con The Gateway ha un bello scatto di reni dove trapelano tutte le loro migliori influenze, da George Clinton a Mike Watt. Ospiti Elton John e Mauro Refosco, produce Danger Mouse. La recensione.

Francesco De Gregori serve l’acido seminterrato di Bob Dylan

Ascoltato Amore e furto/De Gregori canta Dylan ci è parso che l’artista romano abbia fatto le cose a metà, un po’ con la mano sinistra. Il disco è comunque interessante, ben suonato e con traduzioni fatte da chi rispetta, conosce e soprattutto ama Bob Dylan. La recensione.

Pura come… Jackie DeShannon!

All The Love è un disco di inediti fatto e finito che la grande artista americana incise nel 1973 sotto la produzione di Tom Dowd, uno dei luminari della produzione di casa Atlantic. In aggiunta, ben quattro inediti scritti e prodotti da Van Morrison. Risultato spettacolare. La recensione.

La grazia di Jeff Buckley

You And I sgombra qualsiasi dubbio o pregiudizio avuto prima di sentirlo: si tratta di un disco che tutti gli amanti dell’autore di Grace (1994) devono udire per capire ancora di più le sue emozionanti doti di interprete. Pezzi di calibri pesanti come Sly & The Family Stone, Smiths, Bukka White, Bob Dylan, Led Zeppelin – e soprattutto una voce assolutamente unica. La recensione.

Peter Wolf, quella vecchia volpe del Lupo!

Il travolgente frontman della J. Geils Band torna con un nuovo disco solista: A Cure For Loneliness è l’opera di un serio adepto della scuola Dylan/Stones. Uno dei pezzi è scritto con uno dei grandi della soul music, il recentemente scomparso Don Covay. La recensione.

L’electro-shock di Beth Orton

Kidsticks è un’inaspettato ritorno alle origini electro della grande cantautrice di Norfolk: probabilmente lascerà sorpresi i molti fan che hanno amato Trailer Park e Sugaring Season ma sotto l’apparente volubilità del disco palpita sempre un’artista di razza. La recensione.

Hugo Race, fatalismo atto III (e mezzo)

Terzo disco dell’artista australiano con i Fatalists aka Sacri Cuori: 24 Hours To Nowhere è la conferma di una collaborazione solida e che regala sempre risultati di grande valore. Ospiti Angie Hart dei Frente! e due nomi noti del panorama alternativo italiano quali Davide Mahoney e Giovanni Ferrario. La recensione.

Il delirio di Les Claypool & Sean Lennon

L’improbabile coppia formata dal leader dei Primus e dalla progenie Lennon-Ono regala al mondo Monolith Of Phobos – e il mondo dovrebbe esserne contento! Non tutto perfettamente a fuoco, ma l’inedito duo ci dà dentro che è un piacere. La recensione.

La depressione post Iggy Pop

La collaborazione fra L’Iguana e il leader dei Queens Of The Stone Age Josh Homme non mantiene quello che promette: i brani sono per lo più sotto standard accettabili e la produzione pare una fusione a freddo fra due mondi distanti fra loro. La recensione.