Allen Ginsberg e il blues primitivo

Eccezionale triplo boxset che raccoglie due dischi con diversi inediti del grande poeta di Jukeboxe all’idrogeno. In The Last Word On First Blues fanno parata anche amici e adepti come Bob Dylan, David Mansfield, Arthur Russell, John Hammond Sr, Harry Smith, Hal Willner, Peter Orlovsky e diversi altri. La recensione di un vero gioiello irrinunciabile.

Disco tributo a Jacques Dutronc, una vera Cacapoum!

Tanti nomi più o meno noti della scena francese rendono omaggio al grande artista parigino – risultato poco incoraggiante, anche se l’album comunque ci dà la possibilità di parlare di un vero genio della musica contemporanea.

Thomas Cohen, la vita dopo la morte

Esordio solista per l’ex S.C.U.M: Bloom Forever è un disco assolutamente sorprendente, dove le soluzioni musicali avvincenti si districano fra liriche dove aleggia la tragedia che ha colto la moglie Peaches Geldof (figlia di Bob Geldof), morta un paio di anni fa per overdose. La recensione.

Nikki Sudden, l’ultimo bandito!

A quasi dieci anni dalla scomparsa dell’artista come un fulmine a ciel sereno esce Fred Beethoven, disco postumo di assoluto valore che ribadisce ancora una volta la grandezza di colui che fu leader degli degli Swell Maps e dei Jacobites.

Sly And The Family Stone, ballare la musica!

Eccezionale documento storico in quattro CD che certifica la grandezza di un gruppo unico e irripetibile – Sylvester Stewart e la sua macchina da guerra musicale nel 1968 come non li avevamo mai sentiti prima…

Eric Andersen, ombre e luci nel nome di Albert Camus

Il leggendario autore di Thirsty Boots dedica un’intero EP di quasi mezz’ora allo scrittore franco-algerino – il risultato è ostico ma assolutamente affascinante.

Lasciate cantare Trey Anastasio

Grande ritorno del leader dei Phish, che quest’anno ha vissuto anche un altro momento di gloria come protagonista dei concerti di addio dei Grateful Dead. Paper Wheels è il suo miglior album solista, una raccolta di canzoni per larghi tratti sorprendente. La recensione.

Red Hot Chili Peppers, ritorno al piccante

Sembravo persi nei videoclip e nei festival corporate-trendy – invece il gruppo di Los Angeles con The Gateway ha un bello scatto di reni dove trapelano tutte le loro migliori influenze, da George Clinton a Mike Watt. Ospiti Elton John e Mauro Refosco, produce Danger Mouse. La recensione.

Dov’è finito il vero Rod Stewart?

Primo disco di brani originali in quasi tre decenni per l’ex Faces – che è l’ennesima delusione. Produzione dozzinale e repertorio sotto standard accettabili non rendono onore alla splendida voce dell’artista scozzese. La recensione.

Peter Wolf, quella vecchia volpe del Lupo!

Il travolgente frontman della J. Geils Band torna con un nuovo disco solista: A Cure For Loneliness è l’opera di un serio adepto della scuola Dylan/Stones. Uno dei pezzi è scritto con uno dei grandi della soul music, il recentemente scomparso Don Covay. La recensione.

Enzo Gragnaniello, ’na bella vita

Com Misteriosamente l’artista partenopeo sia conferma uno dei grandi della musica d’autore italiana contemporanea.

Paul Westerberg, sempre in cerca del vento che sfugge

L’ex leader dei Replacements si inventa gli I Don’t Cares, estemporaneo duo con Juliana Hatfield: ne risulta Wild Stub, disco dove genio e sregolatezza dell’ex ragazzo di Minneapolis sono di nuovo scintillanti. La recensione.

Lo spanglish di Carrie Rodriguez

Eccellente concept album dell’artista texana, che alterna sue composizioni a brani rivisitati della tradizione mexican. Il tutto con la produzione di Lee Townsend e un gruppo d’accompagnamento di primo livello formato da Bill Frisell, David Pulkingham e Viktor Krauss. La recensione.

A Faenza ci sono i concerti “casual” (esclusivi e informali).

I titoli non sono il mio forte. Non vorrei strafare poi ho come l'occhio dell'amico di mr.google (è amico ?) che mi sorveglia dall'alto...

Cenere e polvere di Warren Haynes

Il vulcanico leader dei Gov’t Mule ed ex Allman Brothers con Ashes & Dust giunge alla terza prova di studio a proprio nome – inciso con i Railroad Earth e con ospiti come Phil Lesh e Grace Potter, il lavoro conferma le qualità del chitarrista.

John Renbourn, invito all’ultimo valzer

Joint Control è il commiato postumo del defunto Pentangle, registrato negli ultimi mesi di vita un po’ dal vivo e un po’ in studio con l’antico amico Wizz Jones. Diversi omaggi a Bet Jansch e brillanti cover di grandi calibri come Mose Allison, Bob Dylan e Joseph Spence. La recensione.

Il cuore strabico di Keith Richards

Terzo disco di studio per il chitarrista dei Rolling Stones – buon esercizio enciclopedico della musica dell’artista, circondato dai fidi X-Pensive Winos e da special guest come Spooner Oldham, Larry Campbell e Norah Jones. La recensione.

Francesco De Gregori serve l’acido seminterrato di Bob Dylan

Ascoltato Amore e furto/De Gregori canta Dylan ci è parso che l’artista romano abbia fatto le cose a metà, un po’ con la mano sinistra. Il disco è comunque interessante, ben suonato e con traduzioni fatte da chi rispetta, conosce e soprattutto ama Bob Dylan. La recensione.

Blind Willie Johnson, notte scura e terra fredda

Cast di prim’ordine per il tributo al grande bluesman texano: in God Don't Never Change sono protagonisti nientemeno che Tom Waits con due pezzi, Rickie Lee Jones, i Cowboy Junkies, Lucinda Williams, Sinéad O'Connor e diversi altri. La recensione.

David Crosby finalmente si ricorda il suo nome!

Grazie alla perfetta produzione di Michael League (Snarky Puppy), il Tricheco con The Lighthouse sfoderà un disco davvero inatteso e di cristallina bellezza. Nove brani ridotti all’osso che sanno della migliore West Coast, di bossanova e di blues onirico. La recensione.