Mattia Moreni, Autoritratto n.2, 1986, olio su tela, Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni, Santa Sofia (FC)
Mattia Moreni, Autoritratto n.2, 1986, olio su tela, Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni, Santa Sofia (FC)
Mattia Moreni, Autoritratto n.2, 1986, olio su tela,
Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni, Santa Sofia (FC)

Che cosa accomuna Géricault con Basquiat, Goya con Bruegel, Bacon con Klee? A suo modo, ognuno di questi artisti è stato portavoce di una particolare sensibilità creativa difficile da cogliere nella sua interezza, che si colloca al limite tra genialità e squilibrio.

Il Mar Museo d’arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su temi di grande interesse storico-critico ancora da approfondire e presenta: Borderline – artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalí, dall’Art brut a Basquiat. La mostra, allestita fino al 16 giugno 2013 e realizzata grazie al prezioso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, è meta perfetta per il weekend lungo del 25 aprile. In due  ore di percorso la mostra si propone di allargare gli orizzonti interpretativi che hanno rinchiuso l’arte degli irregolari in confini temporali e critici ben precisi, etichettandoli con il termine di Art brut o Outsider Art.

Ben prima del XX secolo l’essere irregolare, l’essere contrario alla regola prestabilita, ha contraddistinto la personalità di artisti come Bosch, Bruegel, Goya, Klinger e Géricault, cui è dedicata l’ampia sezione introduttiva della mostra. Nelle loro opere questa ribellione si traduce in forme espressive visionarie, oscure, contrarie a ogni forma di accademismo. In seguito, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, questa tensione verso un’attività creativa totalmente libera, immune da ogni tipologia di condizionamento, diviene un’esigenza diffusa.

Se ormai la cultura asfissiante – come la definisce Dubuffet – ha permeato inesorabilmente l’artista, non resta che spostare l’attenzione nei confronti di tutto quanto non può essere soggetto al suo rigido controllo, al mondo dell’infanzia, all’arte dei primitivi, agli alienati dalla società, ai malati mentali. Hans Prinzhorn, medico e storico dell’arte, tra il 1919 e il 1921, raduna un primo nucleo di opere realizzate da malati mentali presso l’ospedale di Heidelberg, svincolandole da un’interpretazione puramente clinico-diagnostica ma riconoscendole come opere dotate di un valore estetico autonomo. Nasce il primo museo di arte patologica.

La mostra Borderline – artisti tra normalità e follia, curata da Claudio Spadoni, direttore del Mar, Giorgio Bedoni, psichiatra e psicoterapeuta, e da Gabriele Mazzotta, con il sostegno della Fondazione Mazzotta di Milano, è pensata come un percorso nel disagio psichico del soggetto borderline, analizzato per mezzo di uno stretto dialogo tra le opere di grandi artisti ufficialmente riconosciuti e quelle dei meno noti esponenti dell’Art brut, tra artisti ufficiali e artisti alienati. Il disagio della realtà apre il percorso espositivo seguito dal disagio del corpo, sezioni in cui si incontrano, tra le altre, opere di Dubuffet, Wols, Parmeggiani, Adolf Wölfli, e dei protagonisti dell’Azionismo viennese. In seguito, si trova la sezione dedicata ai ritratti dell’anima con opere di Francis Bacon, Jean-Michel Basquiat, Antonio Ligabue. La sezione terza dimensione del mondo, esplora la scultura brut raffrontandola con l’arte primitiva. Conclude la mostra la sezione il sogno rivela la natura delle cose, dove sono raggruppati lavori dei surrealisti Dalí, Masson, Ernst e quelli di Paul Klee, che già nel 1912 aveva individuato nell’arte infantile, in quella dei primitivi e dei malati mentali la sua principale fonte di attività creativa.

LEONARDO REGANO

Fino al 16 giugno, Ravenna, Mar, via di Roma 13, info: www.museocitta.ra.it

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