Il nuovo anno si apre con una pubblicazione importante per il jazz moderno: Gamak, il lavoro più recente di Rudresh Mahanthappa, sassofonista americano dalle chiare origini indiane. Gamak è il secondo disco pubblicato da Mahanthappa per l’etichetta tedesca ACT e vede la luce un anno e mezzo dopo Samdhi. Solamente i titoli meriterebbero un discorso a parte: ma le nostre 1.200 battute, mi costringono a rimandarvi alla ricerca in rete dei video di presentazione dei lavori, prodotti dal sassofonista, e a costringervi ad entrare nel suo mondo musicale.

Se questo lavoro diventerà un caposaldo nelle future storie del jazz, lo potrà dire solo il tempo, va da sé. Di sicuro Mahanthappa è un musicista da seguire per la sua capacità di sintetizzare in maniera moderna linguaggi estremamente diversi tra loro: la musica classica indiana e l’improvvisazione radicale, la tradizione del jazz e la frenesia metropolitana di una città come New York.

La presenza della chitarra senza tasti suonata da David Fiuczynski offre una sponda quanto mai essenziale al sassofono di Mahanthappa: l’interazione tra queste due linee, fluide e sinuose, dà vita agli abbellimenti – gamak, appunto, in sanscrito – tanto vicini alla radice indiana quanto alle derive più attuali. La ritmica formata da François Moutin al basso e Dan Weiss alla batteria risponde con un’applicazione costante e serrata alle evoluzioni dei solisti e ne amplia il discorso. L’intenzione di non ripetere quanto già prodotto per proseguire una ricerca del tutto personale da vita ad un disco intrigante, sicuramente non facile ma tanto ricco e denso da attrarre sin dalle prime note l’ascoltatore.

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