il direttore artistico di Transmissions VI, Daniel O’Sullivan
il direttore artistico di Transmissions VI, Daniel O’Sullivan
il direttore artistico
di Transmissions VI, Daniel O’Sullivan

Come la primavera, a marzo ritorna il festival Transmissions a risvegliarci dal torpore invernale e a scuotere le menti con le onde sonore che provengono dal mondo. Questo l’intento della tre giorni organizzata da Bronson Produzioni, che per la sesta volta dalla sua nascita, quest’anno si «avventura nella musica contemporanea» con l’aiuto di Daniel O’Sullivan alla direzione artistica, interpretando il ruolo di traghettatore in una realtà dove il suolo ed il cielo sono fatti di suoni, dove le note si uniscono al significato delle parole e ai colori delle immagini.

Come ci spiega Chris Angiolini, ciò che differenzia il festival dagli eventi precedentemente prodotti dall’associazione culturale Bronson è il forte carattere internazionale di questo viaggio, che dalla scorsa edizione curata da Stephen O’Malley di Sunn O))), presente anche quest’anno in veste di performer, ha spinto coraggiosamente questa produzione in prima fila davanti al panorama contemporaneo mondiale.

Con Daniel O’Sullivan (Ulver, Mothlite, Miracle, Æthenor, Miasma & the Carousel of Headless Horses, Grumbling Fur), Transmissions si presenta più maturo e consapevole delle possibilità che ha di innovare, perciò quest’anno propone nuove attività propedeutiche all’ascolto ma soprattutto al completamento di un percorso artistico a tutto tondo che conferiscono ufficialmente al festival il carattere di multidisciplinarità, il compenetrarsi delle discipline dell’arte; ne è un esempio il workshop sull’uso della voce Feral choir, ideato da Phil Minton, un coro che si fa ferino, bestiale, per riportare la comunicazione vocale dell’uomo ad uno stadio selvaggio e una mostra d’arte accompagnata da installazioni musicali di nomi come Ian Johnston (Coil), Mark Titchner, Simon Fowler, Kathy Ward, Serena Korda e molti altri.

Un altro elemento d’innovazione consiste nel voler avvicinare l’arte al pubblico attraverso degli incontri con gli artisti, curati per l’occasione dalla rivista Wire, famosa per la sua ricerca attraverso gli orizzonti avant della musica e presente fisicamente al festival con il suo stand. Anche la letteratura, nel senso meno popolare del termine, troverà spazio per rappresentare le forme del linguaggio del presente con due letture dello scrittore ed editore Mark Pilkington, della casa editrice londinese Strange Attractor, che celebra la cultura post-contemporanea dell’esoterico attraverso pubblicazioni inaspettatamente affascinanti: per l’occasione alle parole si uniranno le immagini dei dipinti di Raymond Salvatore Harmon, artista contemporaneo che realizzerà un murale in tempo reale.

Come spiega Chris, ogni singola idea posta nel festival non è casuale ma è legata a doppio filo alle altre dal concept della trascendenza, che è contenuto in ogni parte del progetto come un elemento chimico invisibile agli occhi ma percepibile attraverso i sensi. L’obiettivo finale dell’architettura del festival è quello di superare i confini dell’esperienza sensoriale per fondersi in un tutt’uno con la materia di cui è fatto l’oggi, che attraversa ogni cosa come un neutrino, e infine per far sì che ognuno possa uscire «fuori dal proprio corpo attraverso la musica», come riporta lo stesso O’Sullivan. Di questa polimateria è fatta la contemporaneità, ed è così che Trasmissions VI ce la presenta.

CATERINA CARDINALI

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