Calore 1«La realtà è devastata da gelide atmosfere, pensiamo di voler annusare una nuova aria, un nuovo vento in cui l’energia, nel suo ritornare al nulla senza illusione, abbia come qualità un senso di profonda serenità, di caldo, di calma relativa»: così il coreografo Enzo Cosimi, nel 1982, presentava la sua prima creazione, Calore, lavoro di punta di quella “nuova danza” italiana che proprio negli anni Ottanta stava nascendo. Pieno di energia vigorosa e diretta, immerso in una luminosa e sospesa atmosfera adolescenziale che pare non finire mai, pur riconoscendosi in pieno in una scrittura di danza serrata, Calore nasceva per interpreti non-danzatori. Oggi, a trent’anni di distanza, Calore rinasce felicemente, con un nuovo gruppo di interpreti, nell’ambito di un progetto ideato e diretto da Marinella Guatterini: RIC.CI – Reconstruction Italian Contemporary Choreography, che si propone di riprendere e fare circuitare alcune esemplari creazioni nate in Italia tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento. Ed è proprio Calore ad aprire, il 7 e 8 maggio, la sezione dedicata alla danza della programmazione della Soffitta, a Bologna.

L’intenso programma prosegue con La danza ritrovata, tavola rotonda cui interverranno storici della danza, critici e artisti, tra cui Eugenia Casini Ropa, Enzo Cosimi, Marinella Guatterini, Stefano Tomassini e la curatrice dell’intero progetto, Elena Cervellati. L’incontro di discussione è così presentato: «La storia della danza è, anche, una storia di danze perdute o restituite solo per frammenti. A partire dagli anni Ottanta del Novecento si assiste, in particolare negli Stati Uniti, a un crescente desiderio di recuperare una memoria coreica nazionale attraverso riallestimenti di spettacoli nati nella prima metà del secolo e oggi notiamo come la volontà di mantenere una lucida memoria del passato sia, oltre che sempre più consapevole e strutturato, anche sempre più estesa temporalmente e geograficamente. Perché si ricostruiscono i balletti del passato? Quali sono le parole, più o meno inventive, che cercano di dire la necessità di memoria coreica?».

Sul solco dell’attenzione al legame tra un passato nutriente e vivo e un presente pulsante e in fieri si muovono pure le scelte della americana UCSB Dance Company, il cui spettacolo ARC: Featuring American Danceworks chiude la rassegna bolognese, venerdì 10 maggio: un programma composito unisce alcune nuovissime creazioni, nate per gli attuali danzatori della compagnia, a due ricostruzioni di titoli appartenenti al repertorio della modern-dance: Psalm (1967), di José Limón, e Shaker Life (1972), di Donald McKayle. Allo spettacolo segue un incontro con la compagnia, coordinato da Elena Cervellati.

Siate curiosi, e fatevi avanti.

MICHELE PASCARELLA

7-10 maggio, Bologna, sedi varie, info: http://www.dar.unibo.it/it/ricerca/centri/soffitta/2013/danza/index.html

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